Nelle campagne di Galatina un piccolo gioiello di arte sconosciuto

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Ogni nuova scoperta alimenta il fuoco della sapienza del territorio. Difficile oggi, trovare piccoli capolavori d’arte caduti nell’oblio e per questo dimenticati. Senza un racconto, un documento, uno straccio di foto, oltre alla fruibilità dei luoghi.

Così succede con questa piccola chiesa di campagna in contrada Meli. Il nostro territorio riesce così ancora a sorprendere e regalare forti emozioni. Così mesi fa in una delle tante scorribande in campagna insieme a Vittorio De Lorenzis, dopo aver trovato un frantoio semi ipogeo in aperta campagna, senza niente attorno se non una campagna ubertosa, non molto distante abbiamo trovato una piccola stanza ( 6 mq. ) che aveva un aria antica e superba.

Dietro una porta di ferro, sbirciando all’interno, grande è stata la sorpresa, un piccolo gioiello di arte sconosciuto, una stanzetta rettangolare che si concludeva con un abbozzo di altare non più esistente ed una volta a semicerchio. Tutto il piccolo ambiente, le pareti ed il soffitto sono interamente dipinte, una meraviglia assoluta. Sulla parete sinistra un piccolo riquadro dipinto ci regala forse la storia di questo piccolo gioiello rurale, si legge a mala pena Angelo di San Pietro in Galatina, cognome e data non sono leggibili anche per l’asportazione di un pezzo d’intonaco. Ma ci viene in soccorso un vecchio articolo di Don Salvatore Bello di quasi 47 anni fa ( Il Titano di venerdi, 28 giugno 1974 ), segnalatomi dalla cara amica Clelia Antonica, dove si legge : ” Occopus fieri fecit Angelus ( pezzo mancante ) di San Pietro in Galatina “.

Ma facciamo un passo indietro, non si riusciva a trovare documenti, articoli e foto sulla piccola chiesa, neanche l’ufficio tecnico di Galatina ne conosceva l’esistenza e non aveva censito queste bene storico, l’unica cosa che conoscevo era il nome del proprietario, il radiologo Salvatore Gabrieli. Ma la mia faccia tosta arrivata fino a suonare il campanello di casa non aveva sortito effetto. Fino a che, esattamente due settimane fa mi chiama Clelia, per dirmi che stava leggendo un vecchio articolo che descriveva una chiesa in contrada Meli ma non riusciva a capire quale fosse e dove fosse, chiedendomi lumi. Nonostante il luogo, l’interno di un supermercato e la mascherina d’ordinanza con gioia ho risposto: si, la conosco, conosco il nome del proprietario ma una robusta porta di ferro impedisce l’accesso.

A quel punto Clelia che conosceva molto bene il proprietario è riuscita due giorni fa ad aprire questo piccolo scrigno di arte. Con molta emozione ho superato il piccolo cancello dipinto di verde e nonostante la presenza di tanti e grossi gechi sono entrato senza esitare a riprendere i dipinti del XVI secolo.

Sul lato destro quattro figure di santi ad altezza uomo, San Leonardo col nome appena leggibile, un secondo santo molto rovinato e senza la scritta esegetica che meglio potrebbe spiegare la storia del dipinto, poi i santi patroni del luogo, un San Pietro ed un San Paolo come sempre affiancati. Nella parete sinistra altrettante figure di santi, un San Francesco, forse un Sant’Antonio ed una Santa Chiara?

Quest’ultima di fronte a San Leonardo, proprio sulla parete troviamo un individuo vestito con il saio piccolo ed in ginocchio, con le mani giunte che stringono un rosario, sicuramente il committente ( Angelus di San Pietro in Galatina ) che viene ripreso forse come ex voto. Sulla volta semi sferica vi sono dipinti quattro medaglioni con altrettanti santi irriconoscibili, nella parete a nicchia piatta sopra i resti di quello che era l’altare s’intravede un ” Cristo ” con due figurine in preghiera che raddoppiano se allarghiamo la vista, essendoci altre due figure oranti ai due lati.

 

Il pavimento in cemento, il tetto e la porta furono messe dal padre dell’attuale proprietario per difendere dagli agenti atmosferici e dai tanti vandali quello che di prezioso c’è al suo interno, vale a dire i dipinti. Nel corso dei secoli molti pellegrini, viandanti e gente comune hanno scavato, rotto e graffito le pareti affrescate. Ancora oggi sul lato occidentale vi è un grosso buco perchè pare lì si nascondeva un grosso tesoro ( la mitica acchiatura salentina ).

Ma non tutti i mali vengono per nuocere alla ricerca storica, cosi tra i graffiti della parete sinistra troviamo una data ” a dì 19 de aprile 1568 ” ed un nome non più leggibile, questo fa suppore che la piccola chiesa ed i suoi dipinti possono essere della prima metà del XVI secolo, tra le altre scritte in latino, ve ne sono anche in greco ma ormai difficili da interpretare. I colori tendono al rosso e le figure dei santi dipinte al modo ieratico bizantino, un piccolo tesoro questo da salvaguardare, proteggere e far conoscere.

Raimondo Rodia