Nella stanza

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Nella stanza

Avevo una stanza, nella quale il mondo girava, senza mai fermarsi.
Passavano i giorni, le notti, con quel sapore di selvatico che somigliava ai boschi, trafitti da arbusti incolti e sentieri d’acqua in pendenza.

La luce del mattino, entrata di prepotenza, destava lo sguardo e quei sogni sgangherati, rimasti intrappolati nella mente. L’aroma del caffè inebriava il cuore e scendeva nella gola con un brivido caldo di piacere. Il fumo della prima sigaretta, si espandeva in giravolte, in capriole colorate che uscivano subito dal balcone. L’aria, s’introduceva da padrona, senza chiedere permesso e avviluppava le tende, i libri gettati a casaccio sul letto, i fogli riempiti di scritti mai compiuti.

L’odore di sugo, che la vicina faceva sobbollire per ore, penetrava dalla finestra come un gatto viziato. Mi faceva pensare a Napoli, ai suoi quartieri. Le urla del mercato locale del pesce, si confondevano con quelle dei venditori di agrumi. E tutto, diventava: poesia. Canzone, suonata con il mandolino. Saga di paese, dove i petardi si mischiavano al pianto dei neonati e alla banda del Santo in Processione.

In quella che era la mia stanza, nulla deperiva o perdeva di valore. Nessuno moriva di noia o fiaccato dall’ansia di un eterno presente. Io c’ero, statica benché fragile, sempre a dialogare  con l’anima, come si fa di solito quando si è soli o nessuno, vuole ascoltarti. Spesso, parlavamo d’amore, del bisogno di trovare l’umanità perduta, dei ricordi spezzati da un tratto di penna sbiadito. Si stava in compagnia per parecchio tempo, tra il soliloquio e il dormiveglia.

La calma del silenzio, raggiungeva la crescita interiore, l’illuminazione, la catarsi, quando mi trovavo a correre davanti al mare e un tramonto a quadrifoglio, posava sulle mie ciglia estasiate!

Maria Rosa Oneto