Nardò ed il terribile terremoto del 1743

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1933

In molte cronache salentine si ricorda il terremoto del 20 febbraio 1743. Lo ricorda un quadro in S. Croce a Lecce che ringrazia S. Oronzo per aver miracolosamente salvato la città di Lecce dal gran terremoto, che grazie all’intercessione del santo, non si ebbero morti o danni materiali nel capoluogo. Lo ricorda un iscrizione graffita all’ingresso della porta laterale della matrice di Sternatia ed i tanti documenti di tanti altri paesi del Salento, ma cosa successe veramente quel 20 febbraio 1743? Ecco la cronaca locale della città di Nardò dove si ebbero morti e devastazioni.

“…Nel giorno venti di febbraro mille,settecento,quaranta,trè, giorno di mercoledì a ore ventitré e mezzo correndo la sesta indizione, e la domenica di sesta cresima, successe un ferissimo tremuoto, che durò secondo la comune, sette minuti, e rovinò dalle fondamenta la Città di Nardò senza che fusse rimasta abitazione alcuna che no fosse ruinata… padre V. Gregorio Armeno, la di cui statoa di lecciso esisteva sopra il pubblico sedile nella piazza nell’atto, che la terra vi scoteva, invocato dal popolo scivolò visibilmente verso il ponente, dà dove vi sorse il detto tremuoto, e con la mano, e la mano che prima steva in atto di benedire, ora si vede tutta aperta ed in atto, che impedisce il travello. E continuò a star voltata verso di detto vento di ponente. Avendo perduto la mitra, che era tirata à tutto un pezzo con la statoa, ma no già lo pastorale. Cascarono poi le statoe di S Michele e S Antonio, che tenevano in mezzo detta statoa di esso San Gregorio”.

Da allora S. Gregorio Armeno divenne protettore della città di Nardò e viene festeggiato come succede oggi, ogni anno il 20 febbraio.

Raimondo Rodia