Narcisismo patologico genitoriale: “Dea” ci racconta la sua esperienza traumatica

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Buon giovedì amici lettori!
Oggi, giovedì 24 maggio continueremo a parlare del narcisismo, questa volta però di quello genitoriale, delle caratteristiche, dei segnali e delle conseguenze che innesca nella relazione con i figli e nello sviluppo della personalità di questi ultimi. Lo faremo con la dottoressa e giornalista Gioela Saga.

“La personalità dei nostri figli non dipende solo dal loro patrimonio genetico o da una serie di fattori concomitanti di crescita ma, come è ben risaputo, spesso siamo proprio noi genitori ha dare l’impronta più importante alla loro esperienza di vita, al loro atteggiamento nei confronti di se stessi e degli altri, con il nostro esempio e il nostro modo di fare.
I genitori narcisisti, ad esempio, rischiano di forgiare irrimediabilmente figli che manifesteranno segnali importanti che derivano dall’aver convissuto con il forte super Io di chi li ha generati.”
Sono queste le parole con cui la nostra esperta introduce l’argomento, continuando con una descrizione del tipico genitore narcisista: abbiamo una madre sempre perfetta in ogni situazione, sempre vincente e brava a gestire il mondo, ma questo non garantisce spesso un armonico sviluppo nel bambino. I genitori narcisisti chi sono? Sono quelli che tendono ad accentrare su di loro il mondo, sono esigenti con loro stessi ma anche con chi li circonda, non risparmiando critiche, freddezza e spesso il carico frustrante di ogni delusione vissuta come una macchia quasi vergognosa.
I narcisisti tendono ad avere una percezione distorta, eccessiva della loro importanza e finiscono con il rimanerne delusi o fagocitati. Spesso sono persone che fanno fatica ad avere un rapporto empatico con gli altri e mostrano incapacità nel relazionarsi intimamente con chi li circonda, quasi per non voler mostrare le loro debolezze, o meglio, quelle che loro ritengono tali. Sono perfezionisti e sono sempre alla ricerca della propria affermazione attraverso la stima degli altri.
Come indica la dottoressa Saga, purtroppo negli anni queste relazioni genitori narcisisti-figli, madre o padre, diventano pesanti e squilibrate. Il figlio, infatti, vuole mantenere gli standard e i livelli richiesti dal genitore, restandone sempre frustrato, poiché sempre più irraggiungibili. D’altro canto, la frustrazione del genitore a non riuscire a portare il figlio sulla strada designata da lui, porta a lungo andare al rifiuto del figlio stesso che viene pesantemente giudicato.

Solo il 25-16% di genitori narcisisti accetta di seguire una terapia mirata, poiché difficilmente comprendono ed accettano il fatto di essere disturbati psicologicamente.

I figli quando prendono consapevolezza di questa relazione disfunzionale, sono già inglobati totalmente nel problema e il loro carattere già ne ha subito tutti i traumi e conseguenze inevitabilmente.

Scopriamo quali sono i 6 segnali che indicano di aver avuto come genitore un narcisista:
Secondo Wendy Behary, fondatrice del Cognitive Therapy Center del New Jersey, in collaborazione con lo psicologo Craig Malkin, il figlio educato da genitori narcisisti presenta queste caratteristiche che deve riuscire a gestire e modulare verso un cambiamento:

1. Il figlio di uno o entrambi i narcisisti tende a sentirsi uno zerbino per gli altri, perché hanno imparato ad annullare ogni propria esigenza e bisogni, non sapendoli ovviamente neppure più esprimerli.
2. Il figlio ha paura di diventare come loro, ma spesso si diventa narcisisti a loro volta. Queste persone hanno bisogno di sentirsi a loro agio nel provare e nell’esprimere, con chi amano e sono amati, anche sentimenti di vulnerabilità come la tristezza, la solitudine, la paura e il sentirsi sopraffatti, per capire che questi sentimenti si possono gestire e superare.

3 Il figlio di narcisisti sviluppa forte competizione coi fratelli, soprattutto verbalmente. Il genitore narcisista tenderà a coprire un figlio con lodi eccessive, idolatrandolo e diventerà la cieca realizzazione di se stessi come un prolungamento della propria vita; al contrario, un altro figlio diventerà il bersaglio per sfogare la propria frustrazione, diventando un soggetto contro cui accanirsi.

4 il figlio spesso si sente tutore del genitore narcisista, essendo quest’ultimo pronto a recitare la parte della vittima.

5 – I figli di genitori narcisisti pensano che la loro autostima derivi solo dai propri risultati lavorativi legati alla produttività, sviluppando dipendenze quasi ossessive dal lavoro, cioè l’unico modo che conoscono per affermare se stessi.

6 – I genitori narcisisti tenderanno a manipolare i loro figli anche in età adulta, considerandoli gusci da riempire con le proprie soddisfazioni e frustrazioni, per questo spesso i figli che ne subiscono l’influenza finiscono per fare un lavoro che non amano, che non sanno spesso neppure perché hanno scelto, sono il riflesso del genitore e non sanno cosa fare autonomamente della propria vita.

Come si può guarire? Ecco i consigli della psicoterapeuta Francesca Saccà.
Imparare ad amarsi: il primo passo che deve compiere un figlio di genitori narcisisti è quello di iniziare un processo di ‘lutto’ dove elaborare di non aver avuto un genitore che lo ha amato perché incapace di farlo, in funzione della sua patologia. Il figlio adulto di un genitore narcisista dovrà dunque imparare ad amare quel piccolo bambino che ha dentro come non ha mai fatto il genitore narcisista.
Smettere di sperare che il genitore narcisista cambi: lui/lei non cambierà. Insistere per ottenere un cambiamento da parte del genitore è un comportamento che non conduce da nessuna parte se non a perdere energie aumentando rabbia, frustrazione e malessere.
Smettere di aver paura del proprio genitore: i figli dei genitori narcisisti devono prendere consapevolezza che la paura che provano è un’emozione che è stata loro attribuita dai genitori. Devono lavorare per cancellare questa paura, liberarsi di questo sentimento che li condiziona e iniziare a riprendere in mano la loro vita.
Trovare uno psicologo specializzato nel trattamento dei figli adulti di genitori narcisisti: è molto importante chiedere aiuto a figure specializzate nel trattamento di figli di genitori narcisisti che sappiano illustrare i meccanismi tipici di rabbia, paura, colpa, ansia che sono alla base della relazione con un genitore narcisista e li aiutino a gestirli nel modo più funzionale al loro benessere.
Lavorare sul senso di colpa: il senso di colpa è il peggior nemico di un figlio adulto di genitori narcisisti. Questo può essere il più difficile da combattere di tutti i sentimenti, ma va fatto. I figli adulti di genitori narcisisti dovranno sempre ricordare che i loro bisogni sono importanti, dovranno imparare a farsi rispettare e a chiedere ciò di cui hanno bisogno. Dovranno smettere di sentirsi colpevoli di non voler rimanere in contatto con il proprio genitore (nei casi di gravi abusi è l’unica scelta sana per il proprio benessere mentale) o quando mettono confini chiari nei casi in cui il genitore narcisista è particolarmente invasivo.
Decidere come gestire i contatti col genitore narcisista: Separarsi da una sorta di codipendenza che è comunemente indotta dai genitori narcisisti può sembrare difficile. I figli adulti di un genitore narcisista devono imparare a scegliere il tipo di contatto da che sia meno invalidante per il loro benessere.
Sostanzialmente hanno due possibilità:
1) totale allontanamento – nessun contatto con il genitore narcisista (in casi di gravi abusi e malessere)
2) contatti misurati – contatto, ma interazione limitata con il genitore narcisista
Se si sceglie di avere contatti limitati con il genitore narcisista, è fondamentale accertarsi di seguire alcuni criteri chiari:
Creare dei confini molto definiti: i figli di genitori narcisisti non devono sentirsi in obbligo di risarcire il genitore per averlo allontanato dalla propria vita. In questi casi bisogna essere chiari e decisi (ad es. con un genitore narcisista intrusivo che arriva senza avvisare, si può dir loro che si è troppo impegnati per incontrarli). E’ inoltre molto importante non permettere loro di fare affidamento solo sui figli come se fossero i soli a potersene prendere cura.
Stare attenti a non lasciarsi condizionare dai propri genitori: questo vuol dire rendersi autonomi nelle proprie scelte di vita e imparare a portare avanti le proprie decisioni indipendentemente dall’approvazione del genitore senza sentirsi sbagliati e/o in colpa.
Dare informazioni solo su ciò che “è necessario sapere”: solo perché il proprio genitore narcisista racconta ogni cosa non significa che questo debba essere reciproco.


Adesso, come di consueto, diamo spazio ad una testimonianza, ad un’esperienza vera, che riguarda il narcisismo genitoriale. La protagonista ha scelto un nome di fantasia e il suo percorso personale di rinascita e guarigione non è ancora finito: passi importanti però sono riconoscere il problema, parlarne con altre persone che lo hanno vissuto e chiedere l’intervento di un esperto.

“Ciao a tutti, mi firmerò come Dea, perché è così che avrei voluto mi guardasse mia madre,come una creatura divina per la quale provare amore incondizionato. Credo che tutti possediamo quella scintilla divina interiore. La mia storia è lunghissima, i miei traumi sono iniziati molto presto. Ho vissuto un’ infanzia con una madre autoritaria, che mi offendeva ed umiliava continuamente se non facevo ciò che lei desiderava, ho passato perciò una vita intera a cercare la sua approvazione, ciò che facevo infatti non era mai abbastanza per lei. Pulivo ad esempio sempre casa in maniera maniacale per farla contenta (ci teneva così tanto), e mi impegnavo ad essere la più brava dei figli a scuola, lo facevo con piacere, perché amavo studiare. Da parte sua mai un elogio, anzi, usava la mia bravura e competenza solo per vantarsi con amici e conoscenti, mentre in privato mi ripeteva sempre le stesse cose, ossia che tutto ciò che sapevo erano scemenze, che le mie opinioni erano scemenze e che io stessa ero poco intelligente. Non sto qui a raccontare tutta la mia infanzia e adolescenza piena di terrore ed inquietudine perché dovrei scriverci un libro. Ricordo che di me apprezzava solo una cosa: l’aspetto fisico e quindi puntai tutto su quello, sviluppando però qualche piccolo disturbo…
Negli anni interiorizzai così tanto le sue critiche e la sua opinione del mio scarso valore, che in ogni ambito cercai sempre di dare il massimo, nonostante già mi apprezzassero tanto. In alcuni contesti lavorativi purtroppo subii il mobbing, soprattutto nell’ultima esperienza, che mi distrusse e umiliò così tanto da cadere in uno stato depressivo, portandomi a chiedere l’aiuto di una psicoterapeuta. Sono sempre stata affascinata dalla psicologia, dalla filosofia, dalla mente, dall’introspezione e fui felice davvero di intraprendere questo percorso. Non fu facile, anzi fu parecchio doloroso, perché fu lì che scoprii che tutti i miei traumi fossero dovuti al comportamento di mia madre, che sembrava invece così buona…

Era una narcisista sotto copertura, una narcisista “covert”. Aveva un modo di fare che si ripeteva seguendo sempre lo stesso schema: mi offendeva, umiliava, faceva la vittima, mi ritrovavo perciò a chiederle scusa senza sapere e capire di cosa, mi comportava una dissonanza cognitiva! Mi sentivo in colpa per averla offesa, non sopportavo di vedere qualcuno soffrire a causa mia e lei di colpa me ne faceva sentire tanta: non avrei mai immaginato esistessero soggetti che distorcessero la realtà, avessero una memoria selettiva, fossero bugiardi patologici e vittimisti. Subii molti altre piccoli giornalieri abusi …che solo con un anno di psicoterapia sono riuscita a superare e a comprendere. Questa meravigliosa dottoressa infatti mi diede la sua benedizione e l’ incoraggiamento giusto per proseguire il mio cammino da sola, poiché mi disse, ero dotata di una mente analitica e da un grande cuore : è vero, sono una persona altamente sensibile e per me è davvero dura “sentire tutto e restare comunque in piedi”, subire ancora tantissimi abusi nascosti. Ho sviluppato una certa dipendenza dal carnefice (trauma bonding), e visto che ero attratta da partner “emotivamente non disponibili” mi ha aiutato molto a capire questo problema il libro “Donne che amano troppo”, di Robin Norwood. Esso riportava anche dei fantastici esercizi illustrati e passo passo rinacqui nel vero senso della parola. Lessi anche “Come mi vuoi? Imparare a difendersi dalla manipolazione emotiva “, di Robin Stern, anch’esso molto utile e di grande aiuto: usai le tecniche che vi erano descritte. Purtroppo sono capitate delle situazioni molto fastidiose e che avrei volentieri evitato, come quando per un problema familiare io e mia madre fummo costrette a stare assieme 24 ore su 24 . vi lascio immaginare cosa accadde: scaricó tutte le sue frustrazioni su di me che non solo ero costretta a risolvere i suoi problemi, ad essere insultata pesantemente e umiliata, ma quando mi difendevo o le chiedevo di smetterla, perché mi sentivo davvero male, (sentivo e sento un dolore atroce all’anima), persisteva fino a farmi piangere. Da qui poi il suo solito gioco in cui si fingeva la vittima per farmi passare agli occhi di tutti come la carnefice della situazione, usando affermazioni tipo: “Sei tu che vedi queste cose o che credi questo”. Immaginate che sofferenza provavo e provo tuttora. Terribile! Per 3 anni e mezzo cercai disperatamente di far capire a mia madre quanto fossero disfunzionali le sue dinamiche e quanto le sue parole mi ferissero, mi chiedevo :”perché mente?”,”perché mi odia così tanto?”,”perché deve passare per vittima se è lei che mi attacca?”.
Capii altre tante cose quando allontanandomi da lei incontrai un partner narcisista psicopatico che era mille volte peggio: dopo la fase del love bombing iniziarono le sue continue svalutazioni, i suoi tradimenti, le continue triangolazioni. Se mi rifiutavo di subire ciò anche lui recitava la parte della vittima, incolpandomi di vedere cose che non esistevano neppure, eppure le mie sensazioni erano forti e non mentivano. Quando ci lasciammo infatti, scoprii di quanto questi miei “presentimenti” fossero fondati, avessero un nome e cognome .Non aveva empatia emotiva, non aveva rimorsi, mentiva in maniera patologica, svalutava, portava avanti triangolazioni continue con ex ,”amiche” e nuove prede,. Faceva la vittima , proiettava i suoi sentimenti negativi sugli altri , era in pratica un mostro che mi ha fatto comprendere però il mostro interiore di mia madre.”
Noi ringraziamo Dea per essersi aperta con noi e aver tirato fuori dei contenuti emotivi e profondi che fanno ancora male, per permettere ad altre persone vittime di genitori narcisisti di prenderne consapevolezza, per poi eventualmente intraprendere un percorso psicoterapeutico.
Le auguriamo tutto il bene possibile!
Lo staff del Salotto Rosa .