Musica Soul

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Nascita del soul

La musica soul o musica dell’anima, ha origine negli anni ’50 dalla commistione di alcuni elementi della musica jazz,del rhythm&blues con la musica gospel, da cui derivano moltissimi interpreti della musica soul, passati in pochi anni dalle cappelle delle chiese protestanti alle sale da concerto e alle case discografiche raggiungendo il picco di popolarità negli anni ’60.

In sostanza dal r&b si sviluppa una versione urbanizzata e maggiormente portata alla commercializzazione ma con una caratteristica di intensità e profondità uniche e con radici chiaramente afroamericane, come peraltro altri generi.

La musica nera, grazie al soul, diventa un fenomeno conosciuto in tutto il pianeta,soprattutto coi successivi sviluppi “disco”, “funky” e “rap” a partire dagli anni ’70. Fermandoci ai primi due decenni della musica soul, gli anni cinquanta e sessanta sono anni in cui la minoranza nera rivendica in modo sempre più convinto i diritti e in cui si affermano i caratteri distintivi della musica soul, basata su ritmo trascinante, virtuosismi vocali, cori e fiati.

Aspetto religioso

Sarebbe sbagliato separare del tutto la religiosità dalla musica afroamericana. Anche quando non si tratta di inni sacri, degli spirituals o dei gospel, appare spesso un atteggiamento di esaltazione spirituale, decisamente legata all’esistenza terrena. Questa essenza è dovuta certamente al retaggio africano e alle prime forme di comunità sviluppate in america. In questi microcosmi culturali, le attività non sono disgiunte le une dalle altre, anzi la musica finisce per scandire i vari momenti della vita collettiva. Lo fa senza una divaricazione tra sacro e profano, e questo in qualche modo è sopravvissuto nelle forme contemporanee della cultura afroamericana.

Inoltre, anche nell’adesione dei neri nordamericani alle religioni europee, è rimasto in vita uno spiccato senso della religiosità legata alla realizzazione di stati di esaltazione e di liberazione nella vita concreta, nel momento dell’esistenza terrena e non tanto nel raggiungimento dell’aldilà.

In tal senso, che a noi appare contraddittorio, il soul si evidenzia con la vicinanza dello spirito religioso ad aspetti della vita profana, persino di sesso. Nulla di strano dunque se la carica religiosa finisce per diventare una caratteristica della musica afroamericana, anche quella laica.

L’inventore del soul fu Ray Charles che con “I got a woman” nel 1955  riusci’ a fondere il lamento di derivazione gospel con l’impeto del R&B, una fusione che fece scalpore e divise chi si elettrizzo’ per quel nuovo sound da chi rimase sconcertato e indignato per la commistione di sacro e profano. Persino alcuni del suo gruppo lo abbandonarono per questo motivo. Ma Ray andò anche oltre, più avanti, quando nel sound introdusse anche rimandi di jazz e musica country, che nel sud segregazionista dove era cresciuto, era imperante. L’Atlantic, sua casa discografica, fu una delle poche a promuovere la musica soul e nera in particolare di quel periodo e questo fu di aiuto senz’altro a Ray. In effetti l’Atlan­tic, co­sti­tui­sce una delle eti­chet­te chia­ve del soul, gra­zie ad ar­ti­sti come Solomon Burke, Wil­son Pic­kettOtis Redding e Aretha Franklin.

sam

Chi aiuto’ Charles ha traghettare la musica nera dal r&b al soul furono senz’altro  Sam Cooke e Jackie Wilson. Sam, considerato non a torto il più grande interprete soul di tutti i tempi, fu anche tra i primi a firmare personalmente le proprie canzoni, da quelli più vicini alle forme tradizionali del doo wop come “You Send Me” alla splendida “ A Change is Gonna Come”, una delle espressioni più belle del soul “socialmente impegnato”. In pratica una specie di replica della musica nera al movimento controculturale guidato dal Dylan prima maniera.

Altrettanto importante anche se spesso ignorato è Jackie Wilson con maggior predisposizione per la dimensione live e per questo forse meno noto: animale da palco impareggiabile, dotato di una grinta e di un’aggressività pari a James Brown, Wilson è penalizzato dalla registrazione in studio con pezzi spesso melodici e lenti poco affini con la sua verve.

james

James Brown , “Padrino del soul” o “Mr. Dinamite”, comunque lo si voglia chiamare Brown resta uno dei più grandi inventori della musica nera, notevolmente avanti rispetto ai suoi contemporanei. Già nel 1956, in “Please please please” si possono leggere le prime avvisaglie di quello stile di soul frenetico dal “falsetto psicotico, il suono di chitarra acuto e metallico, il basso fratturato e la pulsante poliritimica” che riscopre le radici africane della musica nera sulle tracce del rhythm’n’blues spiritato di Bo Diddley; con “Papa’s Got a Brand New Bag”, del 1965: da questa trasformazione nacque il funk.

Quindi in un certo senso grazie a questa schiera di pionieri il soul divenne musica nera per eccellenza dal doppio risvolto: Da un lato era una risposta al folk bianco dall’altra si affermo come musica festaiola per eccellenza. Shirelles e Ronettes, gruppi femminili furono un esempio della connotazione festosa del soul.

È invece un soul di invettiva politica e ribellione quello che anima pezzi come “Respect” e “A Change Is Gonna Come”, di Otis Redding, “ Otis Blue: Otis Redding Sings Soul” (1966), che alterna con sapienza ballate tranquille, ritmi sfrenati ed un inno generazionale come “Satisfaction”.

Le etichette musicali in questo contesto contarono molto nel dare un impronta al soul cercando nelle band o cantanti una traccia univoca che le distinguesse dalle altre E così, per esempio, il cosiddetto Memphis soul della Hi Records, quello di Rufus e Carla Thomas e Al Green si sviluppa grazie alla backing band Hi Rhythm Section e a Willie Mitchell con un suono pacato.

La Stax Records, il così detto southern soul, che lega artisti diversissimi come OtisReddingWilsonPickett e Sam&Dave è in gran parte dovuto agli Mgs di Booker T: un suono ruvido e ancora vicino al rhythm and blues, destinato a prosperare fino all’avvento dei ’70. E poi la Tamla Motown dell’istrionico Berry Gordy,ci si rifornisce di soul divenuto pop, figli della penna ispirata di compositori come Smokey Robinson e Holland-Dozier&Holland: Temptations, Four Tops, SupremesCommodores, ma soprattutto Stevie Wonder e Marvin Gaye, i due veri fautori di questa svolta epocale.

Marvin

Partito con pezzi tradizionali in pieno stile Motown, Marvin con un pezzo dall’arrangiamento ambizioso e maestoso come “I Heard it Through the Grapevine”, ( il più grande hit a memoria d’uomo della Motown) inizia un suo percorso di crescita artistica per poi arrivare con l’album “What’s Goin’on”, del 1971,al capolavoro: concept album basato sui pensieri di un reduce del Vietnam ( Gaye si ispirò al fratello Frankie) ,un po’ lamento gospel, un po’ invettiva politica, raccontando “di degrado urbano,turbolenze militari, brutalità della polizia, disoccupazione e povertà”. Il sound e’ raffinato, contaminato dal jazz, commovente, e fa di questo disco il capolavoro assoluto e indiscusso della musica nera.

Stevie

Stevie Wonder fu l’unico a poter rivaleggiare con Marvin Gaye. In modo completamente opposto e spesso antitetico rispetto a Gaye Stevie Wonder riesce ad introdurre nel soul sonorità nuove e ambienti inediti divenendo un punto di riferimento ancor oggi per chi fa soul. 

Anche qui, liberatosi di Gordy e passato sotto la nuova casa di Detroit, Stevie viene lasciato libero di esprimersi come accadde per Marvin,e a rivelare appieno tutto il suo talento compositivo: da “Music of My Mind” (1972) fino ad arrivare al suo lavoro più ambizioso, “Songs in the Key of Life” (1976), passando per “Talking Book” (1972), dove divenne anche pioniere dell’elettronica. Di fatto Wonder fa pop e riesce a renderlo impegnato o viceversa riesce ad affrontare certi temi con eguale efficacia ma in modo meno drammatico, qualcuno lo definisce la controparte soul dei Beatles, definizione forse un po’ forzata.

Iniziano a diffondersi gli arrangiamenti orchestrali che sono i prodromi del philly soul, in gran parte prodotto dei produttori dell’epoca, che marchia indelebilmente le melodie vellutate dei vari Delfonics, Harold Melvin & the Blue Notes e O’Jays, divenendo, assieme al funk principale colonna sonora per il filone cinematografico Blaxploitation.

Un’altra precisazione riguarda due termini che ricorrono spesso nella critica musicale: blue-eyed soul cioè il soul cantato da artisti bianchi: inaugurato da “You Lost That Loving Feeling” dei Righteous Brothers sotto la regia sapiente di Phil Spector il fenomeno, che di per sé non costituisce un vero e proprio filone.

Il cantante bianco che si misura con pezzi soul destinata a ripresentarsi frequentemente nei decenni successivi come nei ’70 dove brilleranno artisti diversissimi tra loro come Hall & Oates, la Average White Band e Robert Palmer.

van

Un caso a parte è costituito da Van Morrison già frontman dei Them, straordinario interprete soul e folk che dopo “Blowin’ your mind!”(1967),propose “Astral Weeks”, (1968), capolavoro assoluto della sua carriera nonché pietra miliare della musica rock: accompagnato da una sessione ritmica jazz Van Morrison regala canzoni di ampio respiro, , con al centro la meravigliosa sequenza di “Cyprus Avenue”, “The Way Young Lovers Do” e “Madame George” , pezzi che abbracciano con apparente disinvoltura folk, jazz e soul.

Poi ci fu anche il northern soul, diffusosi nel nord dell’Inghilterra zona in cui si trova un gran numero di club che, tra i primi anni ’70 e la seconda metà del decennio, vale a dire tra il periodo dei mod e quello dei punk, animano le serate inglesi con revival della musica soul e r’n’b. Se i D.J. locali suonano un po’ di tutto (Motown, Stax , Atlantic …) purchè sia oscuro e ricercato.

Con l’avvento del punk, la scena passa in secondo piano, ma alcuni dei più assidui frequentatori di questi club farano fruttare gli ascolti di gioventù fondando il proprio gruppo: tra questi il futuro leader dei Soft CellMarc Almond e Bob Stanley e Pete Wiggs dei St.Etienne ( non a caso autori nel 2004 di un’uscita della collana di mix album “The trip” sula falsa riga dell’esperienza northern soul.

In sostanza l’evoluzione sdel soul ha portato nei decenni alla nascita di diversi sottogeneri:

  • Nu soul: fonde il soul con l’R&B contemporaneo e con il pop rap;
  • Hip hop soul: è l’incontro tra l’R&B contemporaneo e l’hip hop;
  • Pop soul: più commerciale;
  • Smooth soul: dalla commistione di soul, funk e musica pop;
  • Soul jazz: nato dall’hard bop e da sonorità blues, gospel e R&B;
  • Southern soul: conosciuto anche come “deep soul” o “country soul” ha origini gospel ed è il tipico soul del sud degli Stati Uniti.

Da citare per cultura popolare è Soul Music di Peter Guralnick, che usciva in Italia nel 1987, un lavoro che per completezza complessiva non ha eguali.Il libro di Guralnick resta a oggi insuperato e un modello con cui è inevitabile fare i conti. Nessuno meglio di lui ha spiegato “che cos’è la musica soul”, il suo sgorgare dal sogno di libertà del Sud, il legame fra tecnica e sentimento, il suo continuo premere sui confini “di melodia e di convenzione” che si era imposta da sé, la sua derivazione dal gospel e la sovrapposizione dapprima negata con il rhythm’n’blues.

Da Norman Mailer a Ray Charles e non sono che le quindici pagine dell’introduzione. Nelle oltre trecento che seguono vicenda si intreccia a vicenda in una maniera incredibile anche a livello narrativo, insomma, la Bibbia del soul.

Davvero affascinante la storia di questo genere musicale.

L.D.

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