Mura sudate

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Lasciatemi in pace.
Vaganti rugosi e rattrappiti visi vomitati dal buco piu fondo degli inferi.
Per quale oscuro motivo vi aggrappate a questi pochi pensieri legnosi e deridendomi dondolate sulle fragili corde dell instabile mio equilibrio?

Rigettatevi nella gola di Asmodeo,
da dove siete venuti, e li rimanete v’imploro con le ultime forze rimaste.
Lasciatemi a questo abbraccio di solitudine dimenticato dai sani.

Ormai da mille e più anni suonate questi timpani con i vostri lamenti ferrosi, lasciate che le quattro mura grigie e scrostate di quest’infame prigione sudino liberamente la mia sofferenza, in modo da poterne raccogliere anche solo una stilla per mostrarvi il mio dolore posato su questa fetida scodella di legno.

Vostra la colpa della mia prigionia maledetti
Vostre le maledette voci che, confessate mi hanno segregato qui dentro fra scarafaggi e umidità.
E maledetto il giorno in cui ho confidato a quel cosiddetto medico in veste bianca la vostra presenza.
“Parlate senza problemi” diceva scrivendo la mia condanna.
“Non le succederà nulla” diceva, mentre firmava il furto della mia libertà.
Mille anni son passati.
Forse fuori il sole si è spento.
Forse il vento ha cessato di soffiar via il doloresull’ Eccolo…ritorna..e voi tacete vi prego..
non sentite i suoi passi?
Non ho più la forza…Tacete vi prego..

Buongiorno signore, mi dia la medicina.
Voglio dormire.
Voglio solo dormire.
E so che lei ha la medicina.
Me la dia signore.
E forse dormirò, sognando un altra vita.
O forse mi sveglierò.
Da quest’ incubo che voi liberi vi ostinate a chiamare malattia.

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Stupefatto vi ho osservato mentre uscivate da tele intrise d'astrazione. Ho mangiato dalle vostre anime, che colando giù dai fogli poggiavano su terre aride ed assetate di parole le loro poesie. Ho seguito con lo sguardo il vostro graffiar la creta, impegnati com' eravate nel donare la libertà a quell'animo intrappolato in una scultura, che ancora non esisteva. Ho prestato a quel sogno i miei timpani, soffocati dai clacson e dalle sirene, per riaverli leggeri e soffiati da note di corde pizzicate e chitarre distorte. Ho velato questi occhi col più gioioso dei pianti, perché sono stato testimone di come avete saputo porgere ad un mondo addormentato il cuore pulsante della creatività, che anco batte protetto da cento, mille, un milione di sterni. Son vostre le costole fatte di penne e pennelli, di legna e pannelli ,di lettere, segni e strumenti. Ed oggi Vi chiedo di unirvi. Non più sotto bandiere o striscioni e restando lontani da fari o gelatine. Vestite soltanto la caleindoscopica luce che guida una mano libera. Rompete il silenzio , fatelo Ora, coscienti d' essere i fortunati cantori dell'arte e mai suoi padroni. Io protetto da questo mantello che fa da sipario e che mi copre le spalle e l'età, sarò al vostro fianco. Guardate la mia maschera e rivedrete i vostri quadri, leggete le righe che ne descrivono i tratti e riscoprirete emozioni nascoste fra le pagine dei vostri racconti. Cercate i miei occhi, protetti dalla nera quiete della curiosità e ritroverete i vostri, assetati di note su pentagrammi. Questa nostra guerra con le penne in pugno, l'unica che non lascia alle spalle morti, portatela all'attenzione dell'umanità. Con ogni mezzo. Per ricordarle che dell'arte, dopo la natura, rimarrà l'unica depositaria.