Monteriggioni

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Ciao ragazzi, @Ladolcevitaly e Loscrivodame continuano l’eterno viaggio tra i borghi italiani recandosi questa volta a Monteriggioni.

Il borgo su trova all’estremità settentrionale del suo territorio comunale, in cima ad una collina coltivata con vigne e olivi. Il castello, perno del borgo, fu crostruito nei primi del Duecento dalla Repubblica di Siena come avamposto contro Firenze.

Per alcuni secoli, in effetti, la funzione fu svolta egregiamente e tanti attacchi furono respinti finché dalla metà del Cinquecento, quando l’intero Stato Senese fu annesso a quello fiorentino, cessò di avere questa funzione.

Monteriggioni è oggi uno degli antichi borghi più apprezzati e riconosciuti in tutta Italia. È simbolico di ciò che fù il Medioevo e risulta di una tale perfezione da essere stato utilizzato come location di molti film e di un episodio del popolarissimo videogame Assassin’s Creed.

In realtà il borgo ha una storia molto lunga, risalente all’VIII secolo a.C., come dimostrano l’insediamento di Campassini e la necropoli etrusca del Casone.

Qui ci sono certamente alcuni luoghi suggestivi e di grande interesse come il castello e Abbadia Isola, oltre alle pievi, le ville e piccoli borghi. Viverli a piedi e in bicicletta è un’esperienza unica che resta nel cuore.

Qui si respira ancora un aria medievale essendo gran parte delle strutture le stesse del XIII secolo, come la cinta muraria che abbraccia la cima del colle per 570 metri di lunghezza con 14 imponenti torrioni a far da ornamento. All’interno una grande piazza su cui si affaccia la pieve di Santa Maria Assunta, l’edificio che meglio conserva i caratteri remoti in un borgo dal sapore antico.

Attorno un territorio variegato e affascinante, fatto di piccole pianure come ad esempio Pian del Lago e pian del Casone, il Canneto, alternate a piccole valli create da torrenti e ruscelli situati nella parte centrale e orientale del territorio.

Un po di storia

“Nell’anno del Signore 1213, indizione seconda, nel mese di marzo al tempo del Signore Guelfo di Ermanno di Paganello da Porcari Podestà di Siena, del Signore Arlotto da Pisa, giudice oculato, e di Ildebrando di Usimbardo camerario di Siena, questo castello di Monteriggioni fu iniziato nel nome di Dio e quindi racchiuso completamente da mura con spese e lavori sostenuti in proprio dal popolo di Siena.”

Il Castello di Monteriggioni fu cosi costruito dai senesi, per ordinanza del podestà Guelfo da Porcari tra il 1214 e il 1219. Il terreno, acquistato dalla famiglia Da Staggia, era sede di un’antica fattoria Longobarda e la denominazione definiva un fondo di proprietà regale o che godeva di esenzioni fiscali da parte della corona. 

Detto dello scopo difensivo nei confronti di Firenze, la costruzione dalle fondamenta di un castello rappresentava per la Siena del tempo una novità. Prima tutto era impostato sull’acquisto di castelli già esistenti come avvenne con Quercegrossa. Il progetto fu facilitato dal fatto che le mura seguirono il tracciato naturale della collina e furono costruite delle saracinesche, porte di legno ricoperte di ferro azionate al bosogno tramite carrucole, mentre non si sa se fosse presente un ponte levatoio.

Sulla porta San Giovanni in particolare si notano i segni del rivellino, una struttura difensiva di forma rettangolare collocata di fronte alla porta e dotata di un ponte levatoio o di una seconda porta.

Sempre a scopo difensivo attorno al castello erano posizionate le carbonaie, fossati pieni di carbone da incendiare in caso di assalti nemici. Epiche le battaglie tra senesi e fiorentini avvenute nel 1244 e nel 1254 e la fuga dei senesi del 1269, dopo la battaglia di Colle, citata da Dante nel XIII canto del Purgatorio, quando, sconfitti, si rifugiarono a Monteriggioni, assediato, invano, dai fiorentini.

Nel 300 Monteriggioni mantenne la fama di rocca inespugnabile e fu sede di tanti accadimenti come nel 1383 quando un gruppo di esuli senesi si impadronì del Castello con l’inganno, ma si arrese poco dopo.

Più avanti, tra il 1400 e il 1500 le mura furono interrate per resistere meglio ai colpi dell’artiglieria e nel 1526 i fiorentini assediarono Monteriggioni con 2000 fanti e 500 cavalieri, bombardando le mura con l’artiglieria. Il Castello di Monteriggioni resistette in modo caparbio e il 25 luglio dello stesso anno, nella battaglia di Camollia, i senesi sconfissero l’esercito pontificio, alleato dei fiorentini, che si arresero.

Il 27 aprile del 1554 avvenne il tradimento del capitano Bernardino Zeti, fuoriuscito fiorentino, che, senza combattere, cedette la città al Marchese di Marignano che nel 1555 sconfisse definitivamente la Repubblica di Siena.

Questo episodio secondo molti segna il termine dell’epoca comunale in Italia. Cosimo I dei Medici divenne signore del territorio e gli abitanti di Monteriggioni vennero portati a Firenze e resi schiavi.

Monteriggioni fu ceduta in seguito dai Medici alla famiglia Golia di Siena, che la cedettero poi ai Batta. Continuando nel tempo, passo poi al ducato di Gian Galeazzo Visconti, ai Fabbroni, ai Daddi e nel 1704 agli Accarigi, alla famiglia Griccioli, che ancora oggi mantiene possedimenti nel castello e terreni nelle campagne circostanti.

Un punto strategico

Dal punto di vista turistico, Monteriggioni ha assunto rilievo negli ultimi anni, trovandosi sulla Via Francigena e sul medesimo percorso istituito dal Consiglio D’Europa con i suoi Itinerari Culturali, di cui Monteriggioni costituisce la tappa 32. Il percorso a piedi parte da Piazza Roma di Monteriggioni e arriva a Piazza del Campo di Siena, per un totale di 20,6 km. 

Simboli e stemmi

Come ogni borgo medievale che si rispetti, anche Monteriggioni ha i suoi vessilli e i suoi simboli.

Lo stemma del Comune è rappresentato da tre torri merlate alla guelfa su fondo rosso, quella centrale aperta di nero e unite da mura racchiudenti due altre torri, la destra torricellata di un pezzo e finestrata di nero, l’altra sormontata da una guardiola merlata, nel centro una chiesa, il tutto al naturale e fondato su una campagna di verde. gento: «Comune di Monteriggioni» 

Ancora oggi il borgo conserva buona parte delle strutture del XIII secolo ed è un luogo unico tra i borghi toscani. Camminare seguendo la cinta muraria lunga 570 metri da dove sporgono quattordici torri a pianta rettangolare, mentre una quindicesima è addossata alla cortina interna, proietta il visitatore in un altro tempo.

Dante citò queste mura in una famosa similitudine con i Giganti collocati nell’Inferno: “[…] però che, come su la cerchia tonda / Monteriggion di torri si corona, / così la proda che ‘l pozzo circonda / torreggiavan di mezza persona / li orribil giganti […]” (Inf., XXXI, vv. 40-44).

L’accesso principale del borgo è la porta rivolta a Roma che si apre alla base di una torre con un ampio arco a sesto acuto. In passato è probabile che questa porta fosse dotata di un ponte levatoio, che doveva abbassarsi su uno scomparso fossato esterno.

Ai lati due iscrizioni: A sinistra dell’arco è murata l’iscrizione che ricorda la fondazione di Monteriggioni nel secondo decennio del Duecento, mentre nella lapide di destra si celebra il neonato Stato unitario italiano nel 1860.

Santa Maria Assunta e la torre della bonifica

La chiesa di Santa Maria Assunta, affacciata sulla piazza principale, è l’edificio dai catatteri medievali più spiccati. Sorts nel XIII secolo, presenta un unico ambiente con terminazione rettangolare. La facciata elegante, reca un bel portale con arco in pietra sormontato da un’apertura circolare. All’interno una campana del 1299, la chiesa custodisce un dipinto del XVII secolo con la Madonna del Rosario.

Il vicino museo ospita fedeli riproduzioni di armi e armature medievali e rinascimentali. Qui si trovano accurati modellini e si illustrano mezzi e tecniche di assedio in auge nelle stesse epoche. Il museo da la possibilità di indossare gli attrezzi e le armi del tempo.

La torre della bonifica e posta nella pianura ai piedi di Monteriggioni che era occupata da una palude, ai margini della quale si fronteggiavano Monteriggioni e l’antica Abbadia a Isola, che dipendeva dal vescovo di Volterra.

Così, quando i monaci dell’Abbazia cominciarono la bonifica idraulica della palude scavando una galleria per far defluire le acque, i senesi la riempivano perché la palude era una protezione naturale contro gli eserciti nemici. La diatriba andò avanti per molto tempo, fino al 1246, quando si raggiunse un accordo: i monaci ultimarono la galleria, e i senesi conservarono una consistente area a ridosso del castello.

Oggi qui rimane una vecchia torre, situata proprio sopra la galleria sotterranea.che serviva da sfiatatoio e da ingresso per la manutenzione della galleria.

“Monteriggioni is a walled town in Tuscany, Italy, known for its medieval fortifications and watchtowers.

The castle walls offer views of the surrounding Chianti region. The old town is accessed via the Porta Franca gate.

Nearby are the Monteriggioni in Arme Museum, with replicas of ancient weapons, and the 13th-century Church of Santa Maria. To the east, Chianti Sculpture Park displays contemporary artworks.”

Le impressioni 

Monteriggioni resta nel cuore, il borgo è piccolo e con poche strade, ma lascia una grande impressione che resta indelebile. Qui ci si accorge di aver scoperto un luogo magico, incantato, fiabesco. Entrando dalla porta medievale, si raggiunge la grande piazza, con la pieve romanica, il museo delle armature medievali e l’ufficio turistico oltre ai ristoranti di qualità, i punti di vendita di prodotti tipici e i negozi di oggetti ricordo. Da lì è possibile farsi una passeggiata sulle mura dove si percorrono due tratti degli antichi camminamenti di ronda, da cui si ammirano panorami spettacolari.

Nel museo spiccano le riproduzioni di armi e armature medievali e rinascimentali, assieme a modellini che illustrano mezzi e tecniche di assedio utilizzate nehli oltre 300 anni tra il  1213 ed il 1554. Qui spiccano le armature dei Cavalieri Templari, che difendevano le strade percorse dai pellegrini diretti a Roma sulla via Francigena.
Il fatto di poter toccare, soppesare, maneggiare armi e indossare armature, rende la cosa interattiva e permette di viaggiare nel tempo con la fantasia

Per rendere il borgo maggiormente difendibile sono solo 2 le porte che furono create, una verso Roma e una verso Firenze. Fuori dal borgo c’è poi la sedicesima torre, una strana torre la cui storia 
ebbe inizio molto tempo fa, quando la pianura era occupata da una palude che divideva Monteriggioni da Abbadia a Isola, un’Abbazia del 1000 alle dipendenze del Vescovo di Volterra.

Siccome tra Siena e Volterra non correva buon sangue, appena i monaci cominciarono a scavare una galleria per far defluire le acque e bonificare la pianura, i senesi si opposero in quanto la palude era protettiva contro gli eserciti nemici.
Nel 1246 si raggiunse un accordo: i monaci di ultimarono la galleria, ed i senesi conservarono l’area attaccata al castello.

La festa medievale

Verso la metà di luglio di ogni anno a Monteriggioni si svolge la festa medievale “Monteriggioni di torri si corona”. Qui si fa un balzo indietro nei secoli, quando, a metà del 1200, il borgo era un paese vivo oltre che un castello presidiato da una guarnigione. Gli abitanti stessi in questa occasione, come figuranti, si vestono con abiti d’epoca ed interpretano un personaggio. Ci sono i soldati che presidiano le porte, gli appestati chiedendo l’elemosina, i frati che copiano i manoscritti, i mercanti che espongono le mercanzie, i saltimbanchi che danno spettacolo, il ceramista, l’arcaio, il cartaio, l’armaiolo, il mercante di stoffe, il mugnaio, lo scalpellino, la tessitrice. Proprio tutti.

La festa è una delle più antiche in Italia e qui si possono gustare persino i cibi del tempo e i turisti stessi possono partecipare attivamente alla festa in costume. Gli artisti di strada provenienti da tutta Europa, rendono la festa ancora più suggestiva.

Sembra davvero di essere catapultati in un altro tempo, l’ingresso al paese nei giorni di festa è a pagamento per finanziare il tutto, ma sono soldi ben spesi visto il suggestivo risultato. Tra l’altro il luogo è ricco di leggende legate ai tempi e alle descrizioni dantesche, qualcuno narra ci fossero cunicoli sotterranei che conducevano fino a Siena. 

Tra una visita e l’altra ci si può soffermare e gustare un piatto tipico come le pappardelle, il cinghiale, i salumi locali, i vini senesi.

Nei dintorni, oltre al borgo di Abbadia a Isola, è possibile visitare Strove, un antichissimo borgo del VI o VII secolo, con una pieve a capanna molto bella, mentre all’interno delle ex paludi del Canneto e nei pressi di Scarna si trova una necropoli etrusca del IV secolo prima di Cristo.

Un borgo da visitare senza alcun dubbio, magari capitandoci proprio durante la festa di luglio. Non delude, sorprende.

Fede.