MONOLITH. UN FILM DI IVAN SILVESTRINI

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L’INCUBO DI OGNI GENITORE

 

A cura di Eleonora Panzeri

In un futuro non bene definito, nasce una nuova e rivoluzionaria auto del futuro: la Monolith, super blindata e accessoriata, capace di garantire confort e sicurezza ai suoi passeggeri. Sandra, giovane moglie di un importante produttore discografico ha l’occasione di provare questo nuovo gioiello della tecnologia in un lungo viaggio assieme al suo figlioletto. Già da subito ci si rende conto che la donna non è per nulla felice: il marito è spesso assente e ancora parte di un mondo fatto di gloria, successo e divertimento da cui lei è esclusa. Sandra un tempo era una pop star che in nome dell’amore ha lasciato la sua carriera di cantante per fare la mamma a tempo pieno, ruolo che non le si confece e in cui si trova stretta ed alienata. La solitudine della donna è tale, da cercare conforto e supporto nel programma d’intelligenza artificiale della sua nuova super macchina, Lilith.

L’intelligenza artificiale della macchina, si rivela tuttavia da subito limitata e vuota, capace di comprendere solo numeri e ferree regole di sicurezza. In questo stato l’ossessione e la nostalgia di un passato che non c’è più hanno gioco facile e Sandra temendo l’infedeltà del marito cambia i suoi piani originali di viaggio. La strada più veloce tuttavia si rivela la più infausta ed il piccolo David si ritrova rinchiuso da solo all’interno della Monolith nel bel mezzo del deserto. Una trama semplice ed un cast ridotto all’osso. Un thriller ad alta tensione soprattuto per chi ha bimbi piccoli, quasi da diventare intollerabile. Con il senno del poi, ad un analisi meno offuscata dall’immedesimazione e dall’ansia del momento, molte sono le incongruenze e gli eventi improbabili. Spesso fuori scena la colonna sonora, che inneggia a sentimenti di trionfo quando ci sarebbe stato spazio solo alla disperazione.

Fuori luogo anche alcune inquadrature sexy dell’avvenente protagonista, in momenti che richiamano sentimenti tutt’altro che piacevoli. Nel complesso comunque un film che fa quello per cui è stato realizzato, ottimo montaggio e fotografia sotto la direzione di un regista italiano, IVAN SILVESTRI.

Credo inoltre che la pellicola contenga un importante messaggio, ovvero che gli uomini mettono tanto impegno nel costruire macchine per proteggersi da ostilità esterne quando i veri nemici la maggior parte del tempo siamo noi stessi, offuscati da uno scintillante mondo virtuale fatto di comodità, lusso e agiatezza che nasconde solitudine, vuoto e disperazione.