Il mondo senza TV ed Internet

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Può esistere un mondo contemporaneo senza la TV ed Internet? Senza radio e mezzi di comunicazione? Io un posto dove ricreare questa antica magia lo conosco. I racconti tramandati dagli avi salentini seduti intorno al fuoco del caminetto andrebbero visti con gli occhi della credenza popolare e della magia. Riti religiosi e culti pagani sono legati al fanatismo o alla pratiche magiche: tarantismo, streghe, maghi, fattucchiere. L’elemento fondamentale che contraddistingue il Salento nasce da una religiosità popolare che si presenta come un intreccio di credo e magia, di cristiano e pagano, di arcaico e moderno. Certamente nel mondo esiste il Bene, ma esiste anche il Male, il quale può manifestarsi tramite le forme più disparate. Può palesarsi attraverso riti satanici o raptus omicidi, può mostrarsi nei disastri prodotti da una guerra o in cerimonie vudù, può rivelarsi nello sguardo cattivo lanciato da un uomo ad un suo simile o attraverso una lite furibonda tra due innamorati. Ma alla base di tutte c’è sempre le negatività, c’è la mancanza d’amore verso il prossimo e verso tutto ciò che ci circonda. Quindi riscopriamo i veri antichi valori dei nostri nonni. L’importanza dei cunti, delle favole, dette ai bambini ed i culacchi ( gossip moderno ) raccontati dai grandi, un modo come un altro di far conoscere un mondo ormai scomparso, senza TV ed Internet, riscoprire un mondo che solo apparentemente non esiste…. ma che sta dentro di noi pronto ad uscire fuori. Storie e personaggi mitici del Salento, cunti tradizionali intorno al fuoco del camino. Lu sciakùddhi, il daimon dei greci, oppure l’incubo dei latini che durante la notte si sedeva premendo sullo sterno, impedendo la respirazione e provocando brutti sogni. Poteva essere ora tormentatore degli uomini, ora benefico. Lu sciakùddhi era descritto come un essere molto basso, ancora più piccolo di un nano, con un cappello rosso a sonagli in testa e ben vestito. Era un folletto tra il bizzarro e l’impertinente, cattivo con chi l’ostacolava o svelava le sue furberie, benefico con chi gli usava tolleranza. Bazzicava volentieri le stalle dove spesso si innamorava della cavalla o dell’asina che meglio gli garbava, l’assisteva e l’accarezzava, nutrendola della biada sottratta alle compagne o alle stalle vicine e intrecciava code e criniere, quando i cavalli non gli permettevano di mangiare la biada con loro. Lu sciakùddhi era anche il dio tutelare dei frantoi dove si produceva l’olio, specie di quelli ipogei sua stabile dimora. In passato, quando nelle fredde serate autunno-vernine si vedevano esalare fumi dai fori sovrastanti il frantoio si pensava allo scazzamurièddhu che veniva considerato come il benefattore dei poveri e il folletto del focolare domestico. Spesso, si immaginava che fosse l’anima di un morto, che non aveva ricevuto i sacramenti, l’elfo dispettoso dai mille nomi : Lauro, Monacizzo, scazzamurieddhu, sciaccuddhi, carcalurù. Che dire poi dellu Mamau, l’uomo nero di queste nostre latitudini, la quaremma, protagonista di questo periodo pasquale, le stiare, le streghe a volte benevole, a volte no, le acchiature, i tesori nascosti da ritrovare. Ma presto vi parlerò di orchi, fate, vecchie megère, fattucchiere. Anche le pietre parlano, ma bisogna interpretare il loro linguaggio, avere la chiave di lettura giusta per comprendere il messaggio. Con questo presupposto andremo in giro negli angoli più nascosti del Salento per scoprire una storia mai raccontata. Che se mi seguirete vi svelerò un pò alla volta.

Raimondo Rodia