MISS VIOLENCE UN FILM DI ALEXANDROS AVRANAS. Recensione di Eleonora Panzeri

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MISS VIOLENCE UN FILM DI ALEXANDROS AVRANAS

DIETRO LA PORTA

Una festa di compleanno, una finta e stentata allegria che non si spiega e poi un gesto, il più terribile ed inaspettato, che stride con il momento di festa e la giovanissima età della  vittima. Cosa può spingere una bambina di 11 anni a porre fine ai suoi giorni? Non lo si capisce da subito, benché qualcosa sicuramente non va in questa famiglia in cui i ruoli parentali sono confusi, i sorrisi sono tirati e sinistri ed il vuoto alberga negli occhi delle donne della casa. Eleni, in particolare, sembra quasi una bambola priva di raziocinio, con i suoi grandi e bellissimi occhi, i trucchi forti e quel sorriso folle e spiritato. La storia scorre lenta in una modalità di riprese inconsueta, all’inseguimento dei personaggi tra le porte della casa; mentre cerchi di capire vieni chiuso fuori in attesa, sospettando o intuendo senza poter capire fino in fondo. Non vi è quasi mai una vera e propria violenza fisica, ma un lento e persistente logorio psicologico, un terrore costante e non da subito giustificabile. Il senso di angoscia è forte fino al punto di rottura in cui l’orrore appare inaspettato, nudo e crudo raggiungendo livelli da terminare quasi la visione. Tuttavia, per chi resiste, l’epilogo non potrà ridare l’infanzia rubata e l’innocenza perduta delle protagoniste, ma almeno un senso di giustizia e libertà in cui ti viene comunque scontato dire “doveva essere fatto prima”. La drammaticità del film sta nel fatto che per stessa ammissione del regista è ispirato ad una storia vera ancora peggiore e cruenta di quella raccontata.