Minari

0
152

Minari

Come tutti sanno le sale cinematografiche sono state chiuse per più di un anno e ritornarci è stato bello! Il film tuttavia non ha reso onore a un evento così speciale. La storia è molto lenta e noiosa.

Vengono messe in luce delle realtà poco conosciute, come il mestiere del sessatore di pulcini e teoricamente le difficoltà di una famiglia migrante in America, con il famoso sogno di benessere e prosperità.

Nei fatti però tutto questo non si vede, non è nemmeno possibile comprendere chiaramente la routine di questa scapestrata famiglia, chiusa e nazionalista. Talvolta il Jacob Yi sembra oberato di lavoro nella ditta di polli, però al contempo riesce a dedicarsi all’impegnativa attività di agricoltore. Si evince che la famiglia nei fatti non è povera, ma si trova in questa situazione per le ambizioni di Jacob.

Il rapporto tra Monica Yi e la madre sembra molto forte ma poi una volta che la donna è presente non viene approfondito minimamente, doveroso a mio avviso vista la natura controcorrente della nonna. Gli eventi sono spesso surreali, non è chiaro perché i bambini non vadano a scuola (dopotutto siamo in America) e il grande campo agricolo di Jacob viene coltivato solo da lui e da un bizzarro individuo che forse non viene nemmeno pagato. Il legame fra nonna e nipote che vorrebbe mettere in luce la pellicola, proprio sul più bello viene soffocato conducendo a un epilogo che non mi ha convinto del tutto.

Il cast nel suo complesso mi è sembrato spento e demotivato, privo di carattere e presenza scenica, solo il piccolo Alan Kim è l’unico ad avermi emozionata.

Eleonora Panzeri

Cinepazzi