Mimmo Sammartino. Il paese dei segreti addii

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Mimmo Sammartino

Il paese dei segreti addii.

Recensione di Anna Cavestri.

Hacca edizioni.

A Pietrafiorita, un borgo sull’Appennino, un posto desolato e sempre più spopolato, succedendo strane cose.
Sin dalla prima pagina si incontrano personaggi originali, e fatti tutt’altro che banali.
In un clima di mistero e magia, il piccolo borgo si riempie di vita, fatti e misfatti.
E come in un ritorno al passato si rievocano particolari personaggi, che o per proprio ricordo o per fatti narrati, ognuno può rievocare. In ogni paese ci sono famiglie in guerra tra loro,”‘sciancati” ,amori impossibili, lutti prematuri, “scemi del villaggio “..

Ed è un susseguirsi di storie di ognuno dei personaggi che si rincorrono e si ritrovano, sull’Appennino dove pare non esserci nulla. È un paese vivo invece, dove tutti sanno tutto, ma nessuno sembra sapere nulla.
Geremia che “apparteneva ad un altro tempo. Vedeva quello che ad altri era precluso, la sua maledizione.

Pazzo d’amore per Giuditta, mandata in convento piuttosto che data a lui.
Ma è una vita lunga e difficile la sua, sciagurata . Rimase l’ultimo a vivere a Pietrafiorita.
E come in tutti i paesi che si rispettano non può mancare il parroco ed il maresciallo dei carabinieri. Don Fulgenzio De Santo, detto Don Ammen e Merluzzo era detto il maresciallo :Carmelo Desanto (tutto attaccato ) , ed in quel cognome simile e diverso c’è una bella storia.
Non corre buon sangue tra loro ed un motivo c’è. E tra le vie del paese troviamo Cristobaldo, il cantastorie, Ciccio lo zingaro, Ciro il camorrista, Rosina la vedova, la più chiacchierata del paese, che niente gliene importa, Mingo il mago.
Un chiacchiericcio di sottofondo, dove sembra che nulla accada, uno “sbirciare “tra le persiane chiuse , è Pietrafiorita, terra di nessuno, isolata e difficile da raggiungere, ma che non si fa mancare nulla.

Come per magia si nasce e si muore, senza regole e senza risparmiare nessuno.
E come per magia, il sordomuto Cataldo, sacrestano, accendendo le micce predisposte per i botti della festa di paese, riuscì a far scappare i soldati giunti nel borgo.
E se ne stava sdraiato a rimirare le scie luminose “come se fossero fulgide curve di acrobati senza nome, barbagli protesi in uno slancio cosmico fra aggrappi di galassie viaggianti ”

E fu la volta che lo scemo del paese venne portato in trionfo da tutti i pietrafioresi.
E tanta altra umanità ancora, amena, e non.
È una piacevole lettura, ricca di particolari, con accenni di dialetto, con passi di vera poesia.

Entrano ed escono i personaggi, si rincorrono e si finisce con l’affezionarsi ad ognuno con le sue peculiarità.
Sempre sotto un cielo di stelle e” quando cala la sera, a Pietrafiorita, scendono sulla terra tre angeli a custodire le case :uno si mette sulla soglia, uno si siede alla tavola, un altro si appoggia a capo del letto. Così raccontano i vecchi ”