Catena d’anime. Michele

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Michele era molto turbato, non riusciva a respirare mentre nervosamente si recava all’appuntamento. E se qualcosa andava storto?. La giacca marrone, di un marrone solido, concreto, poteva non bastare.

Si giocava tutto Michele, doveva sembrare tranquillo, dar sfoggio di solidità, quel posto era ambito da mille aspiranti. Due gocce di pioggia sottile rendevano la giacca pesante, come il fardello di quella mattina d’autunno. La ventiquattrore era un tutt’uno col braccio rigido di chi non riesce a sciogliersi, teso dalla quotidianità di un inverno imminente, dalla rapidità del fluire della gente sull’asfalto grigio di città, tetro lascito di industriale memoria.

Gli autobus sfrecciavano mentre ventate sprigionate dai fornai aprivano le narici affamate d’aria e riempite di un umidità padana, le strisce pedonali scorrevano e le poteva osservare col capo chinato tra mille pensieri, era solo un altro giorno, uno dei tanti, fino a che non vide lei…

@ L.D.