Michele Canalini. L’insegnante di terracotta

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Michele Canalini
L’insegnante di terracotta

Una intelligente e ben argomentata analisi dei cambiamenti avvenuti nella scuola, dopo l’introduzione del D.lgs. conosciuto come la Buona Scuola.
Il punto di vista di un insegnante che ripercorre la sua formazione di studente e poi quello di insegnante di lettere, per scelta, quando finalmente è entrato di ruolo.presso un istituto professionale .

Raccoglie qui appunti e riflessioni che vanno dal 2015 ( quando è stato assunto di ruolo dalla Buona Scuola) fino alla fine dell’anno scolastico 2017.
Il titolo trae spunto dalla scoperta nelle fosse dei resti di una città cinese di migliaia di statue di terracotta dell’esercito. Le statue sono a grandezza naturale. Il corpo degli insegnanti è paragonato a queste.
L’ insegnante che è stato nel tempo una figura di tutto rispetto, oggi assume caratteristiche del tutto diverse, non sempre per scelta. Perché seppure è vero che qualcuno sceglie la professione per ripiego, la maggioranza degli insegnanti, dice l’autore, deve fare i conti col cambiamento della società, dei ragazzi e delle famiglie.

Così nel tempo è diventato fragile, come la terracotta, alla mercé di aggressività gratuita di alunni e genitori. Fondamentale dovrebbe essere la cultura e la formazione di chi insegna, cultura intesa in senso più ampio possibile. Se anche sembra ovvio così non è, a riprova l’autore cita esempi che sono capitati a lui, dove la cultura o la conoscenza, che a volte si da per scontata non trova riscontro, ed è sempre l’insegnante che deve “rimodellarsi”.

La differenza generazionale per esempio, tra alunni e insegnanti, dove i primi sono sempre più giovani e i secondi più vecchi. Sono cambiate le modalità di apprendimento e gli strumenti. Il decreto citato prevede l’utilizzo di nuove tecnologie. Al riguardo questo l’autore mette in evidenza i pro e i contro dell’uso spasmodico, per esempio, delle chat su whatsapp di studenti e genitori voluta espressamente dai genitori, nella quale doveva esserci anche qualche docente.

La tecnologia se usata bene è di grande aiuto e questa è cosa nota. Tralascio il discorso sui telefonini, molto ben trattato in modo anche ironico.

E può mancare l’inclusività? Ossia “ includere “ ragazzi con disabilità o con difficoltà di apprendimento o altro ancora, tutti nello stesso ambito.

Quanto la scuola e i docenti sono preparati e sono messi nella condizione di poter insegnare al meglio? Un altro punto non di poco conto nel mondo della scuola, dove non è sufficiente la buona volontà o la preparazione del singolo. Su questo l’autore non risparmia analisi attente e documentate oltre naturalmente all’esperienza personale.

La Buona Scuola ha previsto anche l’alternanza Scuola/Lavoro , che non è una brutta idea, dove l’insegnante dovrebbe essere un facilitatore dello sviluppo delle competenze degli allievi e incoraggiare il raccordo della scuola con il territorio. Sono stati fatti corsi di formazione appositi per gli insegnanti. Bene, molti spunti di riflessione sono a supporto di questo capitolo, ancora una volta Canalini, documenta e discerne con acume e critica costruttiva, non manca in questo libro l’ironia e l’autoironia.

È un libro scritto bene, interessante e con tanti punti su cui riflettere.

Anna