Mi puzzavano i pensieri

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Post-it sul frigo

Alla fine mi hai convinto.
Ho usato le tue scarpe per i miei pensieri
ma non è stata una buona idea perchè calzavano veramente strette, anche se mi avevi detto di avere lo stesso mio numero, ed io ti risposi che proprio non uso le scarpe in generale.
Non te la prendere ma assecondarti è stata una pessima idea, colpa mia, mi sono lasciato convincere.

Tu continuavi a dire
-Provale sono comode è solo questione di abitudine, non potrai più farne a meno-

Ma non ci riesco proprio sai?
Nel senso ci ho provato ed ora sono sicuro che se li chiudo nelle scarpe i pensieri mi fanno meno strada, si stancano prima e non sentono la terra come dovrebbero.

Anzi forse per questo si stancano prima.

Te le ho lasciate in balcone a prendere un po’ d’aria, pensa ci ho camminato solo per qualche ora e già puzzavano.
I pensieri non le scarpe.
Cioè i pensieri puzzavano di chiuso e le scarpe te le ho lasciate in balcone.
Comunque grazie per il consiglio e per l’offerta ma sono costretto a rifiutare, non te la prendere.

Da oggi in poi i miei pensieri camminano scalzi.

P.s. in frigo ti ho lasciato qualche pagina casomai ti venisse fame.
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Gianluca Sonnessa
Stupefatto vi ho osservato mentre uscivate da tele intrise d'astrazione. Ho mangiato dalle vostre anime, che colando giù dai fogli poggiavano su terre aride ed assetate di parole le loro poesie. Ho seguito con lo sguardo il vostro graffiar la creta, impegnati com' eravate nel donare la libertà a quell'animo intrappolato in una scultura, che ancora non esisteva. Ho prestato a quel sogno i miei timpani, soffocati dai clacson e dalle sirene, per riaverli leggeri e soffiati da note di corde pizzicate e chitarre distorte. Ho velato questi occhi col più gioioso dei pianti, perché sono stato testimone di come avete saputo porgere ad un mondo addormentato il cuore pulsante della creatività, che anco batte protetto da cento, mille, un milione di sterni. Son vostre le costole fatte di penne e pennelli, di legna e pannelli ,di lettere, segni e strumenti. Ed oggi Vi chiedo di unirvi. Non più sotto bandiere o striscioni e restando lontani da fari o gelatine. Vestite soltanto la caleindoscopica luce che guida una mano libera. Rompete il silenzio , fatelo Ora, coscienti d' essere i fortunati cantori dell'arte e mai suoi padroni. Io protetto da questo mantello che fa da sipario e che mi copre le spalle e l'età, sarò al vostro fianco. Guardate la mia maschera e rivedrete i vostri quadri, leggete le righe che ne descrivono i tratti e riscoprirete emozioni nascoste fra le pagine dei vostri racconti. Cercate i miei occhi, protetti dalla nera quiete della curiosità e ritroverete i vostri, assetati di note su pentagrammi. Questa nostra guerra con le penne in pugno, l'unica che non lascia alle spalle morti, portatela all'attenzione dell'umanità. Con ogni mezzo. Per ricordarle che dell'arte, dopo la natura, rimarrà l'unica depositaria.