Metaponto e la città antica

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C’è un luogo, tra punta e tacco d’Italia, che in tempi antichissimi fu il nuovo mondo di una grande civiltà, la civiltà greca.

Parliamo del Metaponto. quella fascia di terra pianeggiante tra le murge e i calanchi e il Mar Jonio. Qui giunsero dall’altra parte dello Jonio, gli antichi greci.

Quest’area litoranea, anche se la si immagina rivolta verso il nord Africa, in realtà si affaccia a sud- est, proprio verso le isole greche del Mar Jonio e il Peloponneso.

Qui oggi si trova la frazione di Metaponto, nel comune di Bernalda, città nota per essere la città natia del regista italoamericano Francis Ford Coppola, che in zona possiede pure un Hotel ristorante.

Proprio a Metaponto, frazione a valle del capoluogo, si trova il Museo Archeologico nazionale omonimo, dove vengono custoditi i reperti a ridosso della strada statale Jonica 106 Taranto -Reggio Calabria.

La “spianata” del sito

A due km ecco il sito, una grande spianata dove spiccano una serie di strutture segnalate da un percorso tra cui una struttura ottagonale ben visibile, il teatro, il castro romano, l’agorà, la necropoli, i templi di Apollo Licio, di Demetra, Afrodite, di Hera e, poco distanti, le Tavole Palatine, ovvero il tempio che delimitava i confini dell’antica città dedicato ad Hera.

I templi a Metaponto

Il sito appare maestoso dall’ingresso e da l’idea di quanto questa colonia fosse importante ai tempi.

Nell’area sacra si trovano il tempio di Atena, il tempio di Apollo, completato solo in parte e risalente al 570 a.C., e riproposto in una seconda fase risalente allo stesso periodo del tempio di Hera. Dedicato ad Hera anche un secondo tempio di periodo diverso.

Tutti i templi sono in stile dorico costruiti a partire tra il 570 a.C. fino al 530 a.C. a parte il tempio di Afrodite, che è in stile ionico ed edificato intorno al 470 a.C.

Templi ionici in Italia oltre a questo sono quelli di Elea, Ipponio, Locri e Siracusa. Davanti agli ingressi dei templi di trovano i resti degli altari, con vari elementi decorativi.

A est si sviluppa il muro di protezione dell’area sacra che la separa dall’agorà con il teatro. Nel VII secolo, questa zona era occupata da un ekklesistèrion, un terrapieno senza gradini e più volte modificato nel corso del V secolo. Alle spalle si trova un altare della fine del VI secolo con l’iscrizione “Diòs Agorà” dedicato a Zeus.

L’area del teatro e agorà

A sud c’è un ampio portico e un recinto trapezoidale con i resti di due ampie strutture, secondo alcuni storici si trattava di un luogo dedicato alla predizione alla religiosità misterica e visitato anche dallo sciamano Aristea di Proconneso.

Nel complesso un luogo ricco di fascino e storia, di grande pregio, a pochi chilometri dal mare del Salento, della Basilicata e della Calabria Jonica.

Le tavole patatine 

Nei pressi del sito si trovano le Tavole Palatine,l’edificio in assoluto più iconico, sono i resti di un tempio dorico periptero ed esastilo del VI secolo a.C, dedicato ad Hera. Il tempio, in prossimità del fiume Bradano, era legato a un santuario extraurbano. Fu eretto sui resti di un antico villaggio paleolitico.

Le Tavole Palatine

In effetti è posto lungo la strada preistorica proveniente da Siris-Heraclea, a 3 chilometri dall’antica Metaponto. L’edificio fu restaurato nel 1961 e in passato ebbe altri nomi, fino al XIX si chiamavano “Mensole Palatine” o “Colonne Palatine”. Il tempio era anche chiamato “Scuola di Pitagora”, in memoria del grande filosifo greco. Nel medioevo invece era ancora chiamato “Mensae Imperatoris, a ricordo dell’imperatore Ottone II che si accampò qui, nella spedizione contro i Saraceni.

I resti del tempio hanno al centro la cella dotata di adyton, preceduta da un pronao. I resti sono composti da 15 colonne con 20 scanalature e capitelli, tipicamente doriche, 10 sono sul lato settentrionale e 5 sul meridionale. In origine le colonne erano 32, con una peristasi di 12 colonne sui lati lunghi e 6 sui lati corti. Lo stilobate era lungo 34,29 metri e largo 13,66 metri, la cella era di 17,79 x 8,68 metri.

Tavole palatine lato nord

Il tempio è rovinato e deteriorato, poichè costruito con calcare locale, meno resistente a interperie ed eventi nel corso dei secoli. Nel V secolo era dotato di un tetto fittile con decorazione policroma ionica, con protomi leonine e doccioni, ora solo immaginabili o ricostruibili virtualmente.

Nonostante i millenni e le interperie, il tempio resta molto suggestivo e iconico anche oggi e merita una visita.

L.D.