Mazapegul, l’incubo romagnolo

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In Italia, ogni zona ha il suo folletto, qui in Romagna abbiamo il Mazapegul,strano e inquietante folletto che deve le sue origine alle popolazione celtiche. Ma chi è Mazapegul?E’ sempre lui,nell’Italia del Medioevo fino agli inizi del XX secolo la figura del folletto incubo e tormenta è presente in diverse regioni italiane: è il Famei modenese, il Massariol veneto,il Mazarot friulano il Calcarot trentino, fino a diventare Monacello, Mazzamurillo, Gura o Quatacomero nel Mezzogiorno.

Sopravvivono ancora oggi un’insieme di superstizioni e credenze, la cui origine è indubbiamente Medioevale e l’astrazione nordica,celtica in particolare. Il Mazapegul è una di queste credenze, il folletto indemoniato che di notte infastidisce le giovani fanciulle. Il nome oltre a Mazapegul lo si ritrova come  Mazapeder o Mazapigur o Caicarel o e fuletà, un esserino piccolissimo, un ibrido tra un gatto e una piccola scimmia, grigiastro con un cappellino rosso in testa. Entrato anche nella tradizione romana come incubo o demone che provoca peso sul ventre e sogni orrendi, era considerato l’origine delle apnee e del senso di soffocamento notturno, probabilmente anche degli attacchi di panico. Si raccontava che disturbava le donne ma non solo anche gli animali della stalla come i cavalli che la mattina venivano trovati sudati e pieni di trecce sulle code.

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Questo Mazapegul era considerato un vero e proprio molestatore di fanciulle, entrava quatto quatto nelle stanze la notte saltando tra i mobili delle stanze e si fermava sul letto di una bella fanciulla per la quale provava passione e cominciava a sospirarle belle frasi tipo:ad bëll òcc! ad bëll cavéll! Se la donna ci stava e si sottometteva lui le sistemava tutta la stanza e le cose, se invece lo derideva e gli preferiva altro, la tormentava e stuzzicava tutta la notte. E ancora, la leggenda vuole che egli entrando in casa lasciasse la berretta sul pozzo. Se qualcuno si avvicinava al pozzo e gettava il berretto nell’acqua era salvo dai suoi tormenti, mentre il folletto rimaneva sul pozzo a lamentarsi per lunghe notti chiedendo indietro il suo cappellino,senza il quale il Mazapegul perdeva i poteri. Per tenere lontano il terribile Mazapegul si ricorreva al forcone sotto il letto o nelle stalle, alla scopa davanti alla porta o agli esorcisti oppure la donna si faceva vedere la sera mentre mangiava un pezzo di pane e formaggio fingendo nel contempo di spidocchiarsi. Il Mazapegol si offendeva talmente tanto che spariva, ma non tanto per l’oltraggio quanto perché riteneva la sua protetta una persona sporca. Similmente,per tenerlo lontano, poteva mangiare pane e formaggio, e nel contempo, fare i propri bisogni. La notte seguente il Mazapegol appariva alla giovane irritato e scandalizzato e le diceva:“Brota troja, porca, vaca, t’megn et pess et fê la caca” e poi spariva per sempre.Un altro modo per cacciarlo era procurarsi sette braccia (il sette, come il tre, è un numero «magico») di corda da piadura, cioè di quella usata per l’«appaiatura» dei bovini aggiogati; in cima alla corda veniva fatto un un cappio. Doveva essere tenuta all’aperto per tre giorni e tre notti, poi legata ai piedi del letto. Poi si saliva scalzi sulla corda recitando la seguente formula rituale:Corda di canapa fatta da nove mannelli, / con un nodo (un’accappiatura) e con le estremità a spigolo; / corda per impastoiare il cavallo del re / col pelo nero e balzano da tre; / per incappiare il caprone dall’anima dannata / che ha la rogna e la schiena pelata; / per incapestrare la bestia bovina, / per andare nella valle a fare tre covoni di carice (pavira); / corda di canapa per le campane a morto, / corda al collo della spia stretta forte; / corda di canapa per impiccare il ladro, / buona per impiccare il mazapédar. Altre tradizioni prevedono metodi diversi per scacciarlo come tenersi a cavalcioni d’una finestra mangiando pane e formaggio o spargere una manciata di chicchi di riso sul davanzale, il folletto si mette a contarli uno per uno, fino  all’alba e poi scappa.Mentre per sapere se era passato bastava vedere se ci fossero orme di gatto, mettendo la farina davanti alla porta in modo che lasciasse il segno.

Tante sono le testimonianze del tempo, famosa è quella dello studioso, Giovanni Fantaguzzi in una cronaca cesenate del 400′ dove racconta di un folletto invaghito di una giovane che riempiva di attenzioni e dispetti.In realtà in tutta Italia in ogni paese ci sono cronache che parlano di questi folletti come visto nel recente articolo su questo blog sul Salento (scjakuddhi) ma pare che il Barbech bergamasco, il Poppoli di Carrara o il Farfarelli lombardo e laziale o il Mazzamabrigl di Bari siano tutti di derivazione romagnola, appunto, dal Marzapegolo. Dunque, la tradizione folclorica è romagnola e pagana,antecedente ai romani, ma il mito è ormai italiano a tutti gli effetti ,lo si chiami come si vuole.Anselmo Calvetti parla di origine latina del Mazapegul,derivante dai Lares, derivanti a loro volta da esperienze mistiche  delle popolazioni neolitiche che sembra utilizzassero  l’Amanita Muscaria come stupefacente.

I Mazapegul erano divisi in diverse tribu’, i Mazapedar, I Mazapegul, I Mazapigur,i Calcarel diffuse in tutta la Romagna, bande di esserini fantastici tra il folletto e l’incubus, che,esistenti o meno, continuano ad affascinare tutti gli appassionati di antiche leggende popolari e riti antichi.