Massacrato di botte dai bulli: La denuncia choc della madre.

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“Mio figlio è stato massacrato di botte dai bulli mentre la scuola se ne è lavata le mani”.

Le affermazioni choc di una madre che ha avuto il coraggio di denunciare le violenze subite dal suo bambino dentro e fuori scuola.

Benvenuti al secondo appuntamento con la mia nuova rubrica, cari lettori. Anche oggi avremo come ospite una donna con una sua storia da raccontare, una donna che ha lottato per vedere rispettati i diritti di suo figlio.

Francesca Scaramozzino, mamma coraggio di Reggio Calabria, è stata una delle donne che, da pochi anni a questa parte, ha chiesto di essere ospitata in trasmissioni televisive e radiofoniche per condividere la drammatica esperienza di suo figlio.

A “I fatti vostri”, “Storie vere” e “Radio impegno”, infatti, ha raccontato la sua lotta, al fianco di suo figlio, contro il bullismo, una vera e propria piaga sociale, spesso banalizzata, poiché a compiere atti violenti e umilianti sono bambini e ragazzini non denunciabili per la loro tenera età o perché, come accade il più delle volti, questi comportamenti vengono considerati solo alla stregua di bravate e bambinate.

Ricordiamo che il bullismo è una forma di comportamento sociale di tipo violento e intenzionale, di natura fisica e psicologica, oppressiva e vessatoria, ripetuto nel corso del tempo e attuato nei confronti di persone considerate dal bullo come bersagli fragili e incapaci di difendersi. I contesti dove viene perpetuato maggiormente sono quelli scolastici e, con l’ avvento di internet, negli anni si è andato delineando un altro fenomeno legato al bullismo: il cyber bullismo.

Quanto è diffuso questo fenomeno in Italia? Bisogna dire innanzitutto che quantificare non è semplice, poiché non sempre questi atti vengono denunciati, rimanendo nascosti. Possiamo però dire che è  diffuso tanto tra i maschi quanto tra le femmine. Il bullismo è in crescita:  il 50% circa dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni ha subito qualche episodio del genere negli ultimi 12 mesi, secondo l’Istat, e addirittura il 19,8 % subisce angherie almeno un  paio di volte al mese, assiduamente. Si registrano differenze a livello regionale: le vittime raggiungono il 23% al Nord.

 

Conosco Francesca tramite i social dopo aver visto un suo intervento alla Rai e decido, mesi dopo, di intervistarla per “Il salotto rosa”, per chi non conoscesse la sua storia e il suo coraggio.

  • Francesca, quando e come è iniziato il tutto?
  • Tutto è iniziato tra il 2015 e inizio 2016, quando mio figlio non aveva ancora compiuto 10 anni. Tornava a casa piangendo, all’inizio non voleva dirmi cosa stesse succedendo e cosa lo facesse stare così male. Seppi poi che i compagni di classe e alcuni ragazzini più grandi, si divertivano a prenderlo in giro, a buttargli lo zaino nel cestino o a prenderlo in braccio per poi adagiarlo vicino alla spazzatura. Mi sono recata a scuola per parlarne con le insegnanti e capire meglio il tutto, ma le cose sono peggiorate ancora di più. Il giorno più terribile è stato il 27 gennaio del 2016, quando lo hanno massacrato di botte. Ricevo la sua telefonata, all’uscita da scuola: piangendo mi chiede di andarlo a prendere perchè non ce la fa a camminare, non riesce a raggiungere casa a piedi. Mio figlio è irriconoscibile: pieno di ematomi e incapace di reggersi in piedi. È stato in quel momento che non ho retto più e ho deciso di denunciare il tutto alle forze dell’ordine, grazie anche all’aiuto e il  supporto di uno studio legale.
  • Hai mai cercato un confronto con i genitori dei bulli?
  • Si. Ho contattato alcuni genitori per informarli sulla condotta violenta dei figli. Speravo che, in qualità di madri mi avrebbero capita, aiutata, magari avrebbero spiegato ai figli che tutto ciò non andava fatto…ma l’unica risposta che ho ricevuto è stata che sono bambini. In poche parole mi stavano accusando di esagerare, erano in fondo solo scherzi tra compagni di classe.
  • La scuola invece, ha preso dei provvedimenti? Cosa ti ha risposto?
  • Dalla scuola ho ricevuto solo una chiusura, un muro omertoso. Ricordo che la preside a colloquio mi consigliò di  portare il bambino  a scuola un po’ più tardi e prelevarlo un po’ prima che suonasse la campanella, per non “esporlo al rischio”. Inoltre anche le insegnanti se ne  lavarono le mani affermando di non essere responsabili di ciò che accadeva tra bambini, una volta fuori scuola. Con queste parole intesi che la scuola non era in grado di aiutarmi, che considerava veri e propri atti di bullismo delle bravate e che nessuno avrebbe pagato per tutta la sofferenza di mio figlio. Inoltre quando i carabinieri, dopo la mia denuncia, si recarono presso la scuola per avviare le indagini e fare chiarezza, il personale docente negò tutto, dichiarando che in quell’istituto non si era verificato alcun episodio di bullismo. Decisi allora di cambiare scuola.
  • Chi ti è stato vicino in quel periodo? Chi ti ha aiutata?
  • Vicini mi sono stati i consulenti e gli avvocati dello studio legale a cui mi sono rivolta, lo Studio A3, e le forze dell’ordine. Loro mi hanno sostenuta e dato il coraggio necessario per andare avanti in questa battaglia che spero si concluda con una giusta sentenza contro i bulli, le loro famiglie e la scuola. Perché ricordiamo che il bullismo è un reato e va denunciato a livello penale e civile.
  • Che ripercussioni hanno avuto queste violenze su tuo figlio? Come sta adesso?
  • Mio figlio oltre a vari ematomi che col tempo sono spariti, ha sofferto di bulimia alimentare. Ha somatizzato il tutto attraverso questo problema alimentare che l’ha portato a metter su molti chili. È cresciuto a livello psicologico molto in fretta, avendo provato cose che un bambino della sua età non dovrebbe assolutamente vivere.
  • Cosa dovrebbe fare la scuola, per rispondere alla problematica del bullismo?
  •  La scuola non dovrebbe mai sottovalutare questo fenomeno, ha anzi il compito di essere più presente, venendo incontro ai genitori e ai bambini vittime di bullismo. Non dovrebbe nascondere la testa sotto la sabbia come è accaduto a me. Ha l’obbligo di collaborare con le forze dell’ordine per il bene dei suoi alunni, che sono i ragazzi di oggi, per punire i colpevoli e far sì che certe cose accadano sempre meno.
  • Cosa consigli ai genitori delle vittime di bullismo?
  •  Di parlare molto con i propri figli, di prestare attenzione ai loro disagi, risalendo alla causa. In caso di bullismo, consiglio a voi mamme e papà di denunciare, trovare la forza di farlo, per i nostri figli, perché solo denunciando, possiamo vincere questa dura battaglia.

Ringrazio Francesca per la sua disponibilità  nell’ aver condiviso con noi frammenti di vita molto dolorosi,  con  lo scopo di aiutare, nel suo piccolo, genitori che vivono attualmente la stessa situazione, lo stesso problema.

 

Nell’ambito della campagna per la lotta al bullismo è stato istituito il numero whatsapp 392 2017 2017, che fornisce info sul fenomeno e consiglia quali  comportamenti avere in situazioni critiche. Risponderanno genitori volontari, psicologi, insegnanti.

Per chi avesse una storia da raccontare, un vissuto particolare da condividere nella nostra rubrica, tutta al femminile, può contattarmi con una mail all’indirizzo giorgialinho@libero.it .