Malinverno

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Domenico Dara
Malinverno

A cura di Anna Cavestri 

Anche in questo libro, come nei suoi precedenti che ho letto ( Breve trattato sulle coincidenze e Appunti di meccanica celeste ) c’è tanta umanità, magia, e attenzione per i più fragili, che Domenico Dara racconta in maniera sublime con una scrittura accattivante, come lui sa fare.
Astolfo Maliverno, protagonista del romanzo, vive a Timpamara, piccolo paese del sud. Per la sua passione per la lettura, viene assegnato ad occuparsi della biblioteca e lui, con grande passione, vi si dedica .

A Timpamara c’è un maceratoio e spesso ci sono libri che possono essere salvati invece che andare al macero, che Astolfo si dedica con molta devozione a salvare e catalogare.
La madre era una grande lettrice, il padre le portava i libri da quella che era cartiera poi diventato maceratoio e gli leggeva tante storie.
È nato con una gamba un po’ più corta dell’altra e per questa zoppia non mancava chi lo canzonava , ma in fondo era benvoluto.

Il lavoro da bibliotecario gli piaceva molto, tutto filava liscio, finalmente la biblioteca cominciava ad animarsi, tutti i libri ben catalogati e in ordine,
Ma a mettere in subbuglio la sua vita ci ha pensato l’assessore del paese che, oltre alla cura della biblioteca, gli ha affidato pure la cura del cimitero. La mattina al cimitero e il pomeriggio in biblioteca.
Come poteva dire di no.
Nel frattempo rimasto orfano, Astolfo organizza la sua vita tra i due lavori e non perde tempo ad affezionarsi pure alla guardania del cimitero.
Si interroga sui defunti, hanno tutti nomi non comuni a Timpamara, di scrittori famosi o protagonisti di libri importanti, presi dai fogli che ogni tanto volavano dal maceratorio nei giorni di vento.

Attorno a lui si muovono i lettori della biblioteca, gli abitanti di Timpamara e i visitatori del cimitero, con le loro vite comiche, tenere, struggenti – dal “resuscitato” alla promessa sposa che alla vigilia delle nozze si ritrova già vedova, e allora tinge l’abito nuziale di nero e sorprende Astolfo con una richiesta inattesa.
Ed in modo particolare si sofferma sulla lapide di una donna, nella quale c’è solo una fotografia.
Si informa su chi potrebbe essere, ma invano, decide di darle un nome: Emma, come madame Bovary, romanzo che ha amato molto.

E paradossalmente si innamora di quella donna di cui non sa nulla ma che è bella, almeno nella foto.
E ogni giorno va a trovarla.
Sarà questa tomba che movimenterà la vita piuttosto stabile di Astolfo, che alimenterà pure qualche speranza

È un romanzo molto coinvolgente, pieno di storie che si intrecciano tra vivi e defunti, nelle quali la fantasia di Astolfo e dello scrittore rimandandano molti momenti emozionanti.
Dara ha una scrittura molto ricca, le sue storie incantano, è un affabulatore ed anche questo ultimo romanzo merita davvero di essere letto.

Anna