Madonna, l’icona pop

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Madonna, alias Louise Veronica Ciccone.

Per leggende musicali, oggi cambiamo completamente registro, rispetto all’ultima volta. C’eravamo lasciati col grande cantautore italiano Paolo Conte.

E siccome questa non è una rubrica limitata, ma si impone di esplorare tanti generi musicali e personaggi importanti in tale ambito, ecco il motivo di questa “virata”.

Dopo Rock e cantautorato questa volta viriamo nel Pop all’ennesima potenza. Perché Madonna è una leggenda, un’icona del Pop.

Una breve biografia 

Non si può evitare di raccontare un pò della vita di questa performer, un’esistenza ricca di vicende e colpi di scena in ormai quasi 40 anni di carriera.

Madonna Louise Veronica Ciccone nacque il 16 agosto 1958 a Bay City, nel Michigan.

Fin da piccola si fece notare nei corsi di ballo e di recitazione. Nel 1977 si trasferì a New York, dove studiò con il noto coreografo Alvin Ailey e si impegnò come modella.

Prima svolta musicale

Nel 1979 conosce Dan Gilroy e forma i Breakfast Club, un gruppo nel quale suona la batteria e canta. Sempre in quel periodo collabora con il batterista Steve Bray. E così ottiene un contratto con la Sire Records.

Everybody“, registrata col dj newyorkese Mark Kamins diviene un hit nel 1982. Segue poi “Holiday“, scritta e prodotta da John “Jellybean” Benitez, che raggiunge la top ten in USA nel 1984.

L’impronta pop è già palese, così come la sua abilità nel gestirsi e le sue qualità canore e di performer.

E così nel 1984 “Like a Virgin”, seguito da un altro grande successo, “Material girl“, la consacrano in Usa e nel resto del mondo, come stella emergente del pop mondiale.

Ero un bimbo a quel tempo, ma ricordo bene quanto impattò la sua bionda chioma nel cuore degli anni 80. Aveva qualcosa di particolare per cui riusciva a piacere un pò a tutte le generazioni, dai ragazzini che ascoltavano i Duran agli orfani Elvis fino alle nonne cresciute con Mina e Orietta Berti.

Nel 1985 arrivò il Live Aid e Madonna fece parlar di se anche grazie al gossip con la turbolenta storia d’amore, con matrimonio e successivo divorzio, con l’attore Sean Penn.

La spinta gossip

In questo periodo si capisce già quanto Madonna sia pop, con la sua gestione dei media eccessiva, maniacale, col chiaro intento di elevarsi allo status di superstar internazionale.

Sono un tipo fedele: gli uomini non li tradisco, li lascio.

Il gossip e la spinta commerciale, sono per lei una delle chiavi del successo.

Il rapporto continuo coi media, ma anche singoli ben studiati e irresistibili come “Crazy for you”, “Into the groove”, “Dress you up”, “Papa don’t preach”, “True blue”, “Open your heart” e “La isla bonita” la fecero arrivare al top della popolarità.

Nel 1987 arrivò anche “Who’s that girl“, che viene utilizzata anche come colonna sonora.

Anche nel cinema Madonna si diede da fare, prima nel 1980 con il b-movie “A certain sacrifice“, poi con “Cercasi Susan disperatamente” (1985) e “Shanghai surprise” (1986).

Il doppio binario è la carriera

Allo stesso tempo Madonna lavora alla sua immagine dissacrante. Suscita polemiche in occasione della pubblicazione del video di “Like a prayer“, nel 1989.

Il brano infatti miscela erotismo e religiosità e viene apertamente condannato dal Vaticano. Risultato? diventa un successo di caratura internazionale.

A fine anni 80 i singoli di Madonna hanno ottenuto un successo planetario e la cantante showgirl inizia anche ad imparare a gestire la sua immagine in modo impeccabile.

Nel 1990 Madonna recita con Warren Beatty, al momento suo compagno, nel film “Dick Tracy”, Nel frattempo il suo “Blonde Ambition Tour“, dimostra tutta la sua grinta e voglia di diventare una star assoluta.

Dal tour viene tratto un film documentario intitolato “A letto con Madonna“, che esce nel 1991. Chiaro l’obbiettivo di proseguire il solco tracciato con Like a prayer di popstar provocatrice.

Tra gli hits arrivati nei primi anni ’90 ci sono “Vogue“, “Justify my love” (scritta insieme a Lenny Kravitz) e “Rescue Me“.

Mi piace mettermi in situazioni scomode e rischiare.

L’album che segue “Erotica” si intitola Bedtime Stories, realizzato in collaborazione con Nelle Hooper, il produttore dei Soul II Soul.

Nel 1995 arriva l’antologia Something Remember, dedicata alle canzoni d’amore e contenente l’inedito “I’ll remember” che ottiene notevole successo.

Nel 1998 pubblica Ray of Light, prodotto da William Orbit. Con questo album Madonna ottiene numerosi premi, tra cui 6 Music Video Awards a Los Angeles e quello di miglior video dell’anno.

Nel marzo del 2000 la cantante torna attrice e interpreta il film “The next best thing” assieme a Rupert Everett. La canzone  “American pie” (una cover del successo dei primi anni ’70 di Don McLean) fa parte della colonna sonora.

La canzone viene poi reinserita in Music, il nuovo album che arriva il 15 settembre dello stesso anno. Nel 2001 esce un nuovo “best”, GHV2.

In seguito segue lo stesso schema colonna sonora – album: prima esce “Die another day”, inserita nel nuovo film della serie di James Bond.

Nel 2003, ecco American Life, un album che viene preceduto dall’omonimo singolo. Il video al tempo causò polemica per via delle immagini di guerra, mentre era in atto il conflitto in Iraq.

Dopo American Life, Madonna si dedicò ad altro, come la scrittura di libri per bambini per poi tornare alla musica nel 2005, pubblicando un nuovo disco di genere dance in autunno, Confessions On A Dancefloor.

Tornata in grande spolvero, Madonna nel 2006 annunciò un nuovo tour, che si svolse durante l’estate. Contemporaneamente uscì I’m going to tell you a secret, cd/dvd dal vivo registrato durante la tournée precedente del 2004.

La parte video del supporto è un film diretto dal regista di fiducia Jonas Akerlund. Il film racconta il “Re-Invention tour” dalla preproduzione al palco, con dietro le quinte e musica live.

Il canovaccio si ripete dopo sei mesi con un altro cd+dvd live, The Confessions Tour registrato in occasione della data di Londra.

La sua abilità nella gestione dell’immagine e di sé stessa, la porta nel 2007 ad annunciare la firma di un accordo multimilionario con il promoter LiveNation/Clear Channel. Il promoter oltre a produrre i suoi concerti pubblicherà i suo dischi e ne curerà la sua immagine.

Sono per la libertà di espressione, facendo ciò in cui credo e perseguendo i miei sogni

Prima però deve ancora un disco alla sua etichetta storica, la Warner. Così a fine 2007 trapela il titolo “Licorice”, che viene smentito. Il disco viene annunciato per la primavera del 2008 e si intitola in realtà Hard Candy. 

Ad anticiparlo il singolo “Four minutes“, eseguito in duetto con Justin Timberlake. Bel marzo dello stesso anno Madonna viene ammissa alla rock ‘n’ roll hall of fame.

Gli ultimi anni

Nel 2009 la cantante pubblica una doppia raccolta dal titolo Celebration.

Tre anni dopo, nel 2012 ecco il primo album del nuovo contratto con la Interscope (gruppo Universal): MDNA.

A seguirlo, nel settembre 2013 esce invece MDNA world tour, un resoconto della tournée mondiale che la rockstar ha portato in giro per il globo.

Nel marzo 2015 arriva infine Rebel Heart, un nuovo capitolo di una carriera ormai trentennale, all’insegna della provocazione e di uno sfrenato spirito camaleontico.

Il documentario

Il 29 giugno 2019 è stato pubblicato un documentario della durata di 23 minuti, intitolato Il mondo di Madame X (World of Madame X), diretto da Nuno Xico.

Il tema è il concepimento e il significato di Madame X secondo la sua interprete. Si è trattato di un cortometraggio che ha illustrato le fonti di ispirazione e le fasi di produzione dell’album.

Nel mese dello stesso anno la popstar ha iniziato il Madame X Tour, il suo undicesimo tour mondiale, che ha toccato varie città del Nord America ed Europa.

Il periodo a Lisbona

Madonna si trasferì a Lisbona, in Portogallo, nel 2017. Il motivo ufficiale è stata la ricerca di un’accademia calcistica per ragazzi per suo figlio David.

Qui Madonna entrò in contatto con le sue nuove influenze. Nacque dunque l’idea di registrare un album basato sulla sua esperienza musicale nella città portoghese, da lei definita un calderone di cultura musicale, proveniente da Angola, Guinea-Bissau, Spagna, Brasile, Francia e Capo Verde.

Così ha riportato la cantante:

“Ho iniziato a essere invitata nelle case della gente e loro hanno cose chiamate sessioni di soggiorno, dove tutti si riuniscono. La gente portava del vino, portava del cibo, si sedeva attorno al tavolo. E poi improvvisamente i musicisti si alzano e iniziano a suonare strumenti e cantare musica fado, morna e samba. Ero come, ‘Aspetta. Cosa sta succedendo qui? Come gli artisti si alzano e si esibiscono e non si viene pagati e lo fanno solo per divertimento, amore e passione?’.

Così è nato Madame X con Mike Dean, che ha co-prodotto Rebel Heart nel 2015 confermato nella produzione dell’album.

Madame X è un alter-ego dal quale prende il nome il suo album.

Il video si apre con il canto di Madonna, che dice: «The thing that hurt the most was that I wasn’t lost…I wasn’t lost… (La cosa che mi ha ferito di più era che non ero persa … Non ero persa …)».

Madame X è in sostanza un album che fonde diversi generi e che non segue un filo logico. Ogni traccia racconta e rappresenta una storia diversa. 

In Madame X il cambiamento è continuo. La protagonista è agente segreto, viaggia in tutto il mondo, cambia identità.

La copertina dell’album presenta un primo piano del personaggio di Madame X, con il titolo inciso sulle sue labbra di color rosso rubino. Così pare le sue labbra siano cucite. Un immagine molto iconica.

Madonna appare con una benda sull’occhio sinistro, caratterista chiave del suo nuovo e misterioso alter ego. “Lei è una spia, è un’agente segreta. Viaggia  per il mondo, cambia la sua identità. Dorme con un occhio aperto. E viaggia per tutto il giorno con un occhio chiuso. In realtà è stata ferita. Quindi si copre uno dei suoi occhi”

Diva, camaleontica, stratega

Madonna è considerata la diva per antonomasia del pop mondiale.

Voglio essere come Gandhi, Martin Luther King e John Lennon, ma voglio rimanere viva.

Qualcuno ne fa un parallelo in forma più “pop” di quello che è stato David Bowie. Tanta abilità di cambiare in modo camaleontico la propria immagine.

Ma il suo successo non è solo il frutto di una geniale operazione di marketing, Madonna è un manuale della perfetta popstar. A scriverlo niente meno che lei stessa.

Una popstar definita mutante e cannibale, multiforme, capace di lanciare le mode e anche di cavalcarle con astuzia. 

Madonna è stato tutto, anche oggetto sessuale e facile preda, mentre in realtà dominava tutti, dai discografici ai suoi fan. Una dominatrice nel vero senso della parola.

Nei decenni la Ciccone è sempre riuscita ad avere il controllo dello show-business, distruggendo tutti quelli che le hanno intralciato il cammino.

È stata così definita:

“diva viziosa e irriverente, capace di farsi beffe tanto dei clichè femministi tradizionalmente associati alle rockeuse,  quanto dei dogmi di quell’impenitente circo maschilista che è da sempre il music business.”

Questa sua qualità vincente le ha portato in dote tanti amici e tanti nemici.

Come avviene la sua ascesa, un’analisi del fenomeno quarant’anni più tardi

In un mondo totalmente cambiato, quarant’anni dopo, risulta più semplice capire il perché del suo successo negli eighteen. Per farlo basta fare un salto indietro di 40 anni.

La sfrontata punkette degli anni 80 era in aperta contraddizione col suo nome d’arte: Madonna. E questo è stato il primo segreto del suo successo. Figlia dell’abruzzese Silvio, rimase orfana della madre a sei anni con sette fratelli.

La ragazzina che cresce nella non facile Detroit e studia danza moderna appare subito sveglia e con pichi scrupoli: “I wanna be famous, I wanna be a star” , auto-ironizzerà nella sua prima raccolta di videoclip.

La sua mission parte a New York, alla fine degli anni Settanta, mentre studia danza e non finisce mai, nemmeno ora, nel 2021.

Il porno-soft “A Certain Sacrifice” e le pose nuda per riviste maschili dimostrano subito che è disposta a tutto per emergere. Metà adolescente ribelle, metà cinica calcolatrice, Miss Ciccone cominciò la sua scalata sgomitando nelle discoteche “off” di Soho.

Poi, due anni dopo, entrò nell’entourage di Patrick Hernandez, autore di uno dei tormentoni dance di fine anni 70: “Born To Be Alive”.

Dopo una breve permanenza a Parigi, come riportato sopra, formò con Dan Gilroy il duo di dance Breakfast Club del quale fu prima batterista e poi cantante. Poi, con l’altro ex-fidanzato e amico di college Stephen Bray formò gli Emmy, che facevano brani disco. Alcune di queste canzoni vennero programmate al Danceteria di New York dal disc-jockey Mark Kamins.

Proprio lui produsse “Everybody“, primo singolo a nome Madonna. Si trattava di un brano di rhythm and blues semplice ma ottimamente eseguito da Madonna a mò di Lolita.

Poi il contratto con la Sire Records. Così anche il successivo, contagioso singolo funky “Burning Up/ Physical Attraction” spopolò negli ambienti dance.

Nel giugno 1983 il dj John “Jellybean” Benitez, nuovo compagno della cantante ( da notare come con ogni boyfriend fa passi in avanti nella sua ascesa ), scrive per lei “Holiday“, un inno dance fresco e vitale, scandito da un battito latin-disco e da linee di piano in funky style.

“Lucky Star”, “Borderline” fanno il resto. Un trittico clamoroso che impose il nome di Madonna nelle classifiche dance a stelle e strisce. Tutti questi brani vennero inseriti nell’album d’esordio Madonna del 1983, che mette in luce il suo talento di autrice. Le tracce infatti sono quasi tutte sue.

Ma ad emergere fu anche la sua qualità di performer, molto abile nelle sonorità synth-pop tipicamente eighties.

E qui si capisce il motivo del grande successo in quegli anni. Il tema dominante dell’album è l’amore tra i ragazzi un pò bohemienne, un pò sognatori della New York più desolata, quella underground post anni 70′.

Tutti motivetti facili, dagli arrangiamenti scarni e monocordi, ma ricchi di ritmo e carica sessuale non indifferenti. Madonna canta con vocina stridula e sensuale, mescolando pose provocanti e look sacro-blasfemi. Ad accompagnarla crocefissi e lingerie, minigonne e calze a rete.

Un misto di rozza sensualità da adolescente e pose ben studiate da diva consumata. Un mix ideale per catturare gli adolescenti del tempo, a caccia di nuovi modelli con cui identificarsi

Le mode si sa, sono volubili, e molti pensarono non sarebbe durata molto e fosse destinata a sparire come una meteora.

Ma qui venne fuori la sua abilità di manipolatrice dei media e l’intelligenza nell’interpretare i mutamenti sociali della sua epoca.

Madonna fece della promiscuità e degli eccessi sessuali il punto di svolta, l’indirizzo per restare in alto. 

Iniziò mescolando sacro e profano in modo spregiudicato e un filo furbacchione. Il filo conduttore era il sogno americano di una cocciuta ragazza della provincia.

Già tra il primo album e Like a Virgin c’era stata una bella trasformazione, con l’abbandono del look da strada dell’esordio e la Ciccone che si cala sempre più nella parte della diva, mantenendo comunque la sensualità del personaggio.

“Non voglio solo attenzione, voglio tutta l’attenzione!”

Così durante una cerimonia di premiazione organizzata da Mtv, Miss Ciccone interpreta “Like A Virgin” per presentare l’album è lo fa uscendo da una torta in abiti da sposa con una cintura griffata dalla scritta “Boy Toy” bella in evidenza. Una scena ricordata anche 40 anni dopo.

Sempre per alimentare il mito ecco il conturbante videoclip girato a Venezia, e la copertina dell’album. Qui Madonna appare come sposa sexy, tra pizzi e merletti, sensualmente adagiata su un letto di velluto, con i fiori nella mano.

Una menzione va a Material Girl , cruciale nel processo di formazione dell’icona pop. Il pezzo è da annoverare nel calderone dei motivetti synth-pop degli 80, ma risulta quasi un manifesto dell’etica un pò cinica e spregiudicata della Ciccone e forse anche dello spirito degli 80.

“The boy with the cold hard cash is always Mr. Right/ ‘Cause we’re living in a material world/ And I am a material girl”

In realtà questa fu una sorta di replica della “Diamonds Are A Girl’s Best Friend” di Marilyn Monroe (1953)

Di fatto fu una sorta di parodia dove Madonna, in vesti di seta rossa, faceva il verso alla più celebre bionda della storia del cinema. Tutto studiato, ovviamente. 

Per il suo primo tour si fa accompagnare da un combo di ebrei bianchi, i Beastie Boys, destinato anch’esso alle luci della ribalta in ambito rock e crossover.

Il film di Susan Seidelman “Desperately Seeking Susan” e il concerto-evento Live Aid pungolano il successo planetario dell’icona del pop.

Nel 1985, emergono anche gli scheletri dall’armadio con l’uscita del video soft-porno girato nel 1979. Playboy e Penthouse si scatenano alla caccia di foto compromettenti della aspirante star risalenti al 1977.

Ma tutto ciò non ne scalfì l’immagine, anzi, ne aumentò il magnetismo. Madonna è adorata dagli uomini e diviene anche una formidabile icona gay e lesbica.

Volevo essere un ragazzo quando crescevo perché ero innamorata di tutti i ballerini che conoscevo e loro erano tutti gay e pensavo, beh, se fossi un ragazzo, mi amerebbero.

Adolescenti madonnare,addobbate con pizzi, merletti e crocifissi, proliferano in ogni angolo del globo. È l’apoteosi.

Intanto cambia look di continuo, pubblica la sua scabrosa autobiografia pop con True Blue del 1986.

Con Patrick Leonard e Stephen Bray, Madonna produce e scrive tutti i brani. Ecco un pop tipico di metà ann 80, come il secondo singolo,”Papa Don’t Preach“.

Live To Tell“, “Crazy For You“”Open Your Heart“, “La Isla Bonita“, sono tutti pezzi rimasti nella storia della musica, simbolo di quel decennio.

Musicalmente, per la critica, l’album è considerato un passo indietro rispetto a Like A Virgin. I testi invece, dimostrano una maturazione del personaggio Madonna, che ora è diventata una diva, seppur controversa. Quindi addio pizzi, merletti e crocifissi a vantaggio di capelli biondo platino, jeans e magliette casual.

Esperienze cinematografiche non proprio esaltanti accompagnano Madonna in questo periodo. Ma anche esperienze teatrali, come nel 1988 nella commedia di David Mamet “Speed The Plow.

L’evoluzione del personaggio ebbe un altro scatto nel 1989 con Like a prayer.

Il singolo, un vibrante rock-soul coro gospel finale, farà scandalo nella sua versione video. Madonna, in versione Maria Maddalena dai capelli corvini, si dimenava tra croci in fiamme, baciando la statua di un santo di colore che si animava.

Risultato: Le associazioni integraliste cattoliche, che lo denunceranno per “vilipendio della religione”.

Qui Madonna sembra più matura e riflessiva ma anche più prevedibile.

Da questo periodo in poi il gioco di Madonna è sempre stato provocare con i suoi show sensualmente spinti, scatenando le reazioni dei benpensanti ed esaltando i fan. Finisce il periodo anni 80′, periodo senza cui Madonna non sarebbe mai stata tale.

Il cambio d’immagine

Terminato il primo periodo d’oro, per la diva del pop iniziano le mosse manageriali strategiche. Nel.1992 Madonna compie il suo capolavoro manageriale siglando un contratto da sessanta milioni di dollari con la Time Warner per formare una sua etichetta, la Maverick.

Negli anni successivi produrrà tante nuove promesse come ad esempio Alanis Morissette, Prodigy,.Muse. Diventa dunque imprenditrice, e di successo.

L’attrice-Madonna, intanto mette insieme altri tasselli, recitando in “Ombre e nebbia” di Woody Allen e in “Dick Tracy”, con Warren Beatty.

Da quest’ultimo crea pure una colonna sonora di successo come I’m Breathless, trascinata dai due singoli: “Vogue” e lo swing ubriacante “Hanky Panky“.

Durante i primi anni 90 inizia la fase “erotica” di Madonna. Tutto ebbe inizio con l’erotico video del nuovo singolo “Justify My Love“, firmato da Jean-Baptiste Mondino.

Madonna si cimenta in una perfomance decisamente osè, in un contesto apertamente promiscuo e voyeurista. Mtv censura il video, ma il successo non manca.

Una grande mano la da anche grazie alla qualità della canzone, composta da Lenny Kravitz su di un campionamento dei Public Enemy (“Security Of The First World”).

Il risultato fu un porn-groove irresistibile, con Madonna che bisbigliava le sue fantasie.

In parallelo fece scalpore anche la pubblicazione di “Sex”, un libro fotografico in cui la cantante è immortalata nuda in pose sadomaso e lesbo, con atteggiamenti provocanti al limite della pornografia. Tutto studiato? Sicuramente..e risultato centrato.

E così l’enorme pubblicità “negativa” scatenata dal libro è di fatto un trucco pubblicitario, che serve a far decollare le vendite del nuovo album: Erotica, uscito nel 1992.

Tutti probabilmente pensano che io sia una ninfomane che parla in modo incoerente, che abbia un insaziabile appetito sessuale, mentre la verità è che preferirei leggere un libro.

Erotica è un disco di musica dance, basato su un groove con bassi sincopati e battiti hip-hop. Il canto è minimale, risulta quasi un recitato in falsetto che ognitanto sfocia in toni profondi e sensuali.

Dunque niente hit, ma sound giusto. La title track ne è il manifesto più eloquente, ma anche “Waiting“, pezzo di elettronica rarefatta e “Rain“. Qua è la un pò di jazzy e drum’n’bass come in “Secret Garden“.

Poi altri pezzi minore con qualche rimando al sound anni 80 e la ballad di “Bad Girl” con Christopher Walken guest star nel videoclip, nei panni di un “angelo custode”.

Dopo Erotica è il suo scalpore, la popolarità della diva sembra incrinarsi con Bedtime Stories, del 1994. La sua scelta di rinunciare all’elettronica del disco precedente spiazza molti fan. Tuttavia, piano piano, come un diesel, anche questo album fa i suoi numeri, specie in Usa.

Nuovo cambio e svolta “sofisticata”

Nella seconda metà degli anni 90, Madonna abbandona la fase erotica e trasgressiva della sua carriera e va a caccia di nuove melodie e suoni più sofisticati.

Nel 1995 esce la raccolta Something To Remember, comprendente materiale inedito, come la versione di “I Want You” di Marvin Gaye, registrata con i Massive Attack.

Madonna nel frattempo è in Argentina per vestire i panni di Eva Peron, nel film di Alan Parker Evita, una versione hollywoodiana del celebre musical di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber.

Per questo film riceverà una nomination all’Oscar come attrice protagonista per la sua interpretazione di “You Must Love Me”, uno dei brani della colonna sonora.

Sempre al centro delle cronache rosa per i suoi flirt e per le sue provocazioni, Madonna diventa improvvisamente cantautrice raffinata con Ray Of Light (1998), il suo disco più riuscito dai tempi di Like A Virgin. Ora è un artista per adulti, con tanti saluti alla verve adolescenziale anni 80.

Il motivo di questa svolta è stato anche la tendenza jungle di fine anni 90, che nel suo caso si traduce in un indovinato cast di produttori, tra cui William Orbit (re del trip-hop e della jungle), Craig Armstrong e Patrick Leonard.

Madonna viene accompagnata da una selva di synth, bleep,.loop.e campionamenti. Il suo canto si rivela suadente, al servizio di un suono innovativo. Il risultato è forse il miglior album della sua carriera.

L’album è una fusione di spiritualità, new age, misticismo, battito e suono tecnologico e tanta sensualità. L’album raggiunge picchi di assoluto valore.

Se pensiamo al singolo “Frozen“, quasinun raffinato pezzo di world music, con rarefatto arrangiamento sintetico, accompagnato da percussioni arabeggianti e da una raffinata melodia.

Molto bella anche “The Power Of Goodbye“, con archi campionati e vortici di synth in salsa elettronica e le incalzanti novelty dance di “Nothing Really Matters”.

Madonna in Ray Of Light è una cantautrice e una donna matura, che fa i conti con nuovi problemi generazionali, trattando di maternità, ricerca spirituale che la porterà ad avvicinarsi sempre più alla Kabbalah.

Dal punto di vista personale, Madonna tira le somme. Si ritrova a fine decennio madre di due bambini, Lourdes e Rocco, avuti da due padri diversi e occasionali, con un immagine in continua mutazione e oltre cento milioni di album venduti alle spalle. Insomma, un pò di vita vissuta.

Rido di me stessa. Non mi prendo completamente sul serio. Penso che sia un’altra qualità che le persone devono mantenere … devi ridere, specialmente con te stesso.

“Music”, album del 2000, si rivela un passo indietro nella sua crescita musicale, sfociando secondo molti in una dance asettica e monotona. Un disco secondo la critica del tutto trascurabile. Ad eccezione della scoppiettante title track “Music“, il resto lascia il tempo che trova.

In seguito Madonna si sposa con il regista scozzese Guy Ritchie. Come performer mantiene un buon livello, ma le idee non sono granché.

Neanche American Life (2003) inverte il trend.  Madonna è ormai vittima di una deriva un pò trash. Insomma, un altro album neanche lontanamente paragonabile a Ray of light.

Ritorno in discoteca e risalita 

Per trovare qualcosa che assomigli ad una risalita bisogna attendere Confessions On A Dancefloor del 2005. Qui Madonna ritrova il bandolo della matassa, guardando al passato, alle mitiche discoteche dove nacque il suo mito.

Tre qui sono le direzioni secondo la critica: la dance anni 80, ciò a cui questa si ispirava prima (i Kraftwerk) e il dopo (i Daft Punk). Stewart Price in cabina di regia.

Tra i pezzi: “Hung Up“, primo singolo, si affida ad un campione degli ABBA, che regala la verve adatta al pezzo elettronico. “Get Together” una melodia sinuosa si distende su tappeti di synth a lieve distorsione. Poi si aggiunge la batteria elettronica andante e tastierine e pulsazioni a infarcire il suono.

Ma ad emergere pian piano è “Sorry“, un motivetto pulsante con clangori metallici e vocoder al controcoro. Interessante “I Love New York“, un pezzo ad alta attitudine rock.

Non importa chi sei, non importa cosa hai fatto, non importa da dove vieni, puoi sempre cambiare, diventare una versione migliore di te stesso

La ballata “Forbidden Love”, e la movimentata “Jump”, i violini di “How High”, i giri di chitarra di “Isaac” comlpetano.un’opera che ha il suo fulcro in “Push“, capolavoro d’arrangiamento con percussioni arabeggianti, folate di synth e violini, molto sensuale.

Chiude “Like It Or Not”, pezzo basato su un carillon di chitarra un filo desolato, con l’interpretazione di Madonna sentitissima e decisa.

Tre anni dopo, ecco Hard Candy dove Madonna ingaggia il super trio Pharrell, Timbaland, Timberlake. I loro classici ritmi spezzati e arrangiamenti moderni e colorati con Madonna che incide sul lato melodico creano giusto mix.

E così “Candy Shop” porta una melodia base, con percussioni e synth ideate da Pharrell, dance ed elettronica a mo di sviolinata. Il lento “Miles Away” rispolvera la Madonna balladeer, con la sua capacità di attualizzare melodie dal sapore retrò come in “Devil Wouldn’t Recognize You”.

4 Minutes” è invece il singolo di lancio, un duetto con Justin Timberlake, ma anche una tipicità di Timbaland, con fiati binari che fanno da impalcatura. Il punto a favore del disco è, a detta della critica, che sembra un continuum. Pare tutto un singolo, ritmato alla grande, colorato, con buone melodie e arrangiamenti.

La doppia antologia Celebration del 2009, certifica, se ce ne fosse bisogno, il suo dominio ormai quasi trentennale sul pop.

In questo periodo poi va in scena la sua telenovela familiare, con il divorzio con Ritchie e la controversa adozione di due bimbi in Malawi, David e Macy. Conclude anche il suo auto-esilio europeo e torna a New York.

Per restare sulla cresta dell’onda propone atti provocatori, come il bacio saffico, un pò patetico, con Britney Spears agli Mtv Award e le foto hot con il nuovo partner chiamato Jesus!. Tentativi un pò goffi, ma tutto sommato efficaci.

Le minacce della “concorrenza”

Nel 2012, la carriera di Madonna dovette fare i conti con un problema: Il paio d’anni di lontananza dalle scene ha portato alla ribalta un’agguerrita orda di popstar.

Queste puntavano a conquistare e consolidare il loro status di dominatrici delle classifiche ai danni della vecchia leonessa. Per ognuna Madonna è un’ingombrante pietra di paragone.

Madonna venne penalizzata dal fatto di essere mal sopportata dalle nuove generazioni che non la vedevano di buon occhio. Madonna era la donna di mezz’età a loro quasi sconosciuta che minacciava i loro idoli.

Per tutti gli altri diventa si un’iistituzione, ma inadatta a competere perché non più giovane. Tra l’incudine e il martello insomma.

Lei ovviamente accetta la sfida. La nuova Madonna si manifesta all’insegna di un sound aggressivo, spigoloso e giovane.

MDNA del 2012 è un album electro-dance, travolgente e prepotente, secondo alcuni  ispirato a Flesh Tone di Kelis con cui condividere alcuni collaboratori. Gang Bang è il pezzo forte, con due produttori storici come Benny Benassi e Martin Solveig.

Anche Solveig, Minaj e anche della sempre più politicamente scorretta M.I.A., lasciano il segno via via negli varii pezzi dell’album.

Infine William Orbit (già a servizio per l’osannato “Ray Of Light”)  ci mette lo zampino in “Some Girls” e “Love Spent” un’agile ballata che si arrampica via via su un palpitante crescendo dance alla ABBA.

In sostanza MDNA è un progetto ambizioso e pirotecnico ben riuscito nel suo genere.

Dal punto di vista concettuale Madonna ha già dato. La popstar non sembra più interessata a giocare d’anticipo, ma si presenta diretta come ex-moglie ferita, peccatrice che implora perdono al Signore, mentendo.

La critica sostiene non vi sia più provocazione ma la celebrazione del personaggio, da sempre controverso.

Le vendite nella norma di MDNA fecero da contraltare al Tour che risulterà quello coi maggiori incassi e affluenza del 2012.

E così molti cominciarono a pensare che l’aver abbandonato la Warner Bros Records per firmare con la Live Nation, specializzata in promozione concerti, portasse la cantante a dar più importanza ai tour che non agli album stessi.

Ma Madonna ha sempre saputo di non poter piacere a tutti.

Sono stata popolare e impopolare, di successo e non successo, amata e detestata e so quanto sia privo di senso tutto ciò. Quindi mi sento libera di prendere tutti i rischi che voglio.

Di recente..

Gli ultimi anni non smentiscono la verve mutante di Madonna.

Rebel Heart (2015) è un album molto vario (addirittura 19 pezzi nella versione deluxe!) da permettere a chiunque di scovare un brano che possa ricordare la sua Madonna preferita.

Kanye West, Nas, Nicki Minaj e l’astro nascente Chance The Rapper partecipano a questo album. Qui Madonna in particolare si ascolta tra le ballate come “HeartBreakCity” ,  “Messiah” “Wash All Over Me”

Pausa e ritorno

A metà degli anni 10 del 2000 Madonna si è presa una meritata pausa.

Passati due o tre anni, Madonna trova uno scenario pop molto cambiato. Con la diffusione dello streaming e la pubblicazione in tempo reale di classifiche di apprezzamento.

In questo ambito i mercati latino-americani sono in grado di generare costantemente numeri pari e a volte superiori a quello statunitense.

Inoltre proposte latin non erano più soltanto divertissment estivi ballabili o di culto per le sonorità più raffinate, ma ormai avevano coinvolto la massa.

Da qui l idea di rivolgersi agli ascoltatori latini più che anglosassoni, più aperti anche a chi è non più giovanissimo.

Ma in realtà non è stata proprio una novità. Dai tempi de “La Isla Bonita” Madonna ha sempre puntato sulle sonorità ispaniche o sudamericane.

Questa volta, Madonna, trasferita a Lisbona, è venuta a contatto col reggaeton ormai ubiquitario e con una serie di musicisti locali.

Questi l’hanno introdotta a generi nuovi, meno pop. In Europa si è poi riavvicinata allo schivo Mirwais Ahmadzaï assieme al quale, anni prima, realizzò alcuni tra i suoi pezzi più anticonformisti.

Il tocco del produttore franco-afghano fatto di elettronica di impronta new-age e strati di vocoder rendono meno banale l’altrimenti troppo terreno latin-pop di “Medellín“.

Madame X percorre un affascinante viaggio dal Portogallo al Marocco a Capoverde e via oltre oceano, tra dancehall caraibica, frenetico funk carioca in compagnia di Anitta e lo svergognato reggaeton a tinte gangsta di “Bitch I’m Loca” sempre assieme al colombiano Maluma.

Ennesima trasformazione riuscita e credibile.

Madame X non è solo un’errante appassionata di culture lontane e archivi della Real World. Ella invita a ricordare a chi ascolta, l’urgenza di intervenire contro ogni sopruso. Nel mirino gli interessi dei politici corrotti, le armi liberamente circolanti, le discriminazioni, da quelle razziali e sociali a quelle religiose e sessuali.

Sono per la libertà di espressione, facendo ciò in cui credo e perseguendo i miei sogni.

Insomma un album impegnato, che fa pure centro e non delude nemmeno i suoi vecchi fan.

Madonna dunque, nella quarta decade di carriera, si mette nuovamente in gioco dimostrando vitalità e curiosità invidiabili e creando un lavoro che si distingue per visione d’insieme e per la cesellatura delle atmosfere.

Cosa rappresenta Madonna

In conclusione, cosa rappresenta Madonna?

Madonna è con ogni probabilità la figura femminile di maggior successo di sempre nella storia del pop.

Madonna è Pop, è il Pop per eccellenza, Madonna è lo starsystem, non si oppone a questo, lo conduce addirittura.

È tutto meno che Indi, ma conducendo lei le danze, finisce nel corso della sua carriera, per attrarre Guru molto meno pop di lei, come Bowie, Beastie Boys, Massive Attack, che non disdegnano a collaborare con lei. Senza dimenticare gli attestati di simpatia ricevuti dai Sonic Youth e a omaggi imprevedibili come quello dei Flaming Lips (la cover di “Borderline”).

È attualmente la quarta donna più ricca nel mondo dello spettacolo. Secondo il Guinness dei primati e il Billboard Magazine, è anche l’artista femminile che ha guadagnato di più di tutti i tempi.

Anche se i suoi dischi non sono stati sempre all’altezza della sua fama, può dire davvero di aver segnato un’epoca nella iconografia della popular music.

Tuttavia, nonostante gli innumerevoli premi ottenuti come i tanti Mtv Music Awards, la critica non è mai stata troppo tenera con lei. Anzi..

Oggi, però, sono in molti ad aver cambiato idea, grazie anche al revivalismo eighties.

Ma per molti sarà sempre e solo un’abile business-woman, rea per di più di aver dato la stura al proliferare incontrollato delle popstar come Lady Gaga, Britney Spears, Rihanna, Katy Perry, Gwen Stefani, Kylie Minogue e compagnia bella. 

“La mia qualità più importante? Forse il fatto di essere una donna indipendente che combatte per ciò in cui crede senza curarsi del giudizio degli altri – sostiene Madonna – Ho sempre creduto in me stessa, nelle mie possibilità, volevo dire qualcosa”.

Volere, nel suo caso, è potere.

Lo dimostra una carriera ormai quasi trentennale molto camaleontica.

“Credo che essere fedeli a un’immagine sia la tomba della creatività”,

Oggi Madonna appare come una nuova figura  una diva postmoderna, a metà tra una sacerdotessa spregiudicata e una icona glamour.

Allo stesso modo Madonna è una celebrità universale, in grado di catturare il pubblico di ogni età e fascia sociale.
Insomma, una perfetta popstar? O forse LA POPSTAR?

L.D.

Leggende musicali 

Fonti:

Ascolto

Ondarock
Rockol
Madonna.com