MADONNA COL CAPPOTTO DI PELLICCIA

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Ho letto con piacere il libro “Madonna col cappotto di pelliccia” di Sabahattin Ali (edito da Fazi Editore), uno dei massimi esponenti della letteratura turca del Novecento.

Un romanzo affascinante, intenso e pregno di emozioni. Il protagonista principale è Raif Effendi, un uomo sposato con una donna che non ama e dalla quale ha avuto due figlie, che lavora come traduttore presso un’azienda di Ankara.

Un giovane viene assunto dalla stessa azienda e si trova a lavorare nello stesso ufficio di Raif. Man mano che i due approfondiscono la loro conoscenza, il giovane inizia a interrogarsi sul perché Raif abbia una vita così piatta, così insoddisfacente e, in punto di morte, quest’ultimo gli consegnerà un taccuino che spiega questo suo modo di essere e di porsi nei confronti di una vita che non è stata come avrebbe voluto.

Un diario in cui Raif mette a nudo se stesso, come non ha mai fatto con nessuno, racconta il suo amore unico e profondo per una donna – la Madonna col cappotto di pelliccia – sfuggente, enigmatica, ma sua.

L’autore ha descritto egregiamente lo stato d’animo di Raif, il suo tormento interiore, la sua continua incertezza , il suo mettersi sempre in discussione, il suo essere presente senza infastidire.

Al di là della storia che vi invito caldamente a leggere, questo romanzo fa riflettere molto. Quante occasioni mancate sfioriamo durante la nostra esistenza? Come sarebbe ora la nostra vita se, in passato, avessimo fatto scelte diverse?

Sovente le decisioni che prendiamo derivano dal nostro senso del dovere, dalla paura del giudizio altrui.

“Il dolore per la perdita di qualcosa di prezioso – sia essa una ricchezza materiale o tutta la felicità del mondo – con il tempo si dimentica. Sono le occasioni mancate che non riusciamo a toglierci dalla mente e, ogni volta che ci ripensiamo, proviamo una fitta al cuore”.