Ma gli unicorni esistono davvero? Sfateremo il mito?

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Ai giorni d’oggi conosciamo l’unicorno(licorno o leocorno) come creatura leggendaria, con un quantitativo enorme di magia: un cavallo dal manto bianco, un corno lungo a spirale.

Simboleggia da sempre un simbolo che spazia dalla purezza alla potenza.

Tanti anni fa alcuni narravano che l’unicorno si potesse avvistare un’unica volta al salire sul trono di un potente regnante e che allora si potesse catturare solo se avvicinato da una giovane vergine…. perchè sui bestiari che venivano redatti nel medioevo vi era scritto che ad addomesticarlo fosse stata la vergine in persona.

L’alicorno, che è posto sulla fronte dell’essere, era famoso per le sue proprietà curative. Si narrava potesse essere usato contro qualsiasi veleno e per questo all’epoca era una merce ricercatissima tanto che per impedire di essere truffati all’acquisto di quelli che potevano essere ossa tritate, avevano inventato un trucco: a dei piccioni veniva dato da mangiare qualcosa di avvelenato e subito dopo il corno frantumato. Se i piccioni sopravvivevano il prodotto passava.

Utilizzatissimo soprattutto dai Papi tanto che nell’inventario di Papa Bonifacio VIII del 1295 si leggeva: “quattro corne di unicorni, lunghe e contorte (…) [utilizzati per] fare l’assaggio di tutto ciò che era presentato al papa”

Ecco alcune spiegazioni del perché si credeva nella polvere di corno:

Tra i ritrovamenti nella cosiddetta “Cava dell’Unicorno” (Einhornhöhle) in Germania, alcune vennero selezionate e montate dal sindaco di Magdeburgo, Otto von Guericke come un unicorno nel 1663. Questo “unicorno” aveva solo due zampe, e venne ricostruito partendo da ossa fossili, presumibilmente di un mammut o di altri animali. Lo scheletro venne esaminato da Gottfried Leibniz, in precedenza scettico, che da allora si convinse dell’esistenza dell’unicorno.
Nel 1827 il famoso naturalista francese Georges Cuvier affermò l’impossibilità dell’esistenza di un mammifero perissodattilo con un unico corno frontale. Nel 1933, il biologo americano Franklin Dove, dell’università del Maine dimostrò la possibilità di far crescere un toro adulto con un unico corno frontale, rimuovendo e reimplantando chirurgicamente le corna al centro della testa su un vitello appena nato.
Phineas Taylor Barnum una volta mostrò al pubblico lo scheletro di un unicorno, come un falso.

Rinoceronti
È possibile che una fonte d’ispirazione per la leggenda dell’unicorno sia venuta da un animale preistorico come il rinoceronte lanoso o dall’elasmoterio, un grande rinoceronte che viveva nelle steppe dell’Eurasia, a sud dell’areale del rinoceronte lanoso entrambi con un singolo grosso corno sulla fronte. Si estinsero nello stesso periodo di quasi tutta la fauna dell’ultima glaciazione. Tuttavia, secondo il Nordisk familjebok e il saggista Willy Ley l’elasmoterio sarebbe sopravvissuto a lungo da rimanere nelle leggende degli evenchi, un popolo nomade della Russia, come un grosso toro nero con un solo corno.
A supporto di questa teoria, che vede nel rinoceronte l’animale che avrebbe dato origine alla leggenda dell’unicorno, si deve notare che Marco Polo sostenne di aver visto un “unicorno” a Giava, ma la sua descrizione per un moderno lettore è chiaramente quella di un rinoceronte di Giava.

Capra con un corno solo
Nella capra domestica una rara deformità dei tessuti può far sì che le due corna si uniscano. Un simile animale può essere stato d’ispirazione per la leggenda. L’arte medievale spesso raffigurava l’unicorno con zoccoli divisi e una barba, assomigliando talvolta più a una capra che non a un cavallo.
Orice araba

Orice araba di profilo
L’orice araba è un’antilope con due corna lunghe e sottili che si protendono indietro dalla fronte. Guardando uno di questi animali di fianco e da una certa distanza l’orice araba può sembrare un cavallo con un solo corno (sebbene le corna dell’orice siano rivolte all’indietro e non in avanti come nelle rappresentazioni tradizionali dell’unicorno). Verosimilmente, viaggiatori nella Penisola arabica possono aver tratto la storia dell’unicorno da questi animali, tantopiù che spesso si rompono un corno nel corso dei loro combattimenti.
La Peregrinatio in terram sanctam di Bernhard von Breydenbach ed Erhard Reuwich, pubblicata nel 1486 è stato il primo libro di viaggi illustrato e descriveva un pellegrinaggio a Gerusalemme e in Egitto, passando per il monte Sinai. Il libro conteneva molte grandi xilografie di Reuwich, perlopiù paesaggi e vedute di città, ma anche rappresentazioni di animali come il coccodrillo, il dromedario e l’unicorno, presumibilmente un orice, che possono essere stati visti facilmente durante il viaggio.
Narvalo

Maschio di narvalo
I corni d’unicorno che si trovavano più frequentemente nelle camere delle meraviglie nell’Europa del Medioevo e nel Rinascimento erano spesso esempi della zanna dritta e ritorta del maschio del narvalo, un cetaceo dell’Artico, come dimostrò nel 1638 lo zoologo danese Ole Worm.
Queste zanne, in virtù della loro eccezionale lunghezza (fino a 3 metri) e la perfetta struttura elicoidale, venivano pagate a peso d’oro e portate in Europa a partire dal XV secolo e fin quasi all’inizio del XIX secolo e passavano varie prove che tendevano a riconoscere i “falsi” corni di unicorno. Le rappresentazioni grafiche dei corni di liocorno nell’arte europea derivano da queste zanne. Elisabetta I d’Inghilterra teneva nella sua camera delle meraviglie privata un “corno d’unicorno”, portatole dall’esploratore Martin Frobisher al suo ritorno dal Labrador nel 1577.
Antilope alcina

L’antilope alcina
In Sudafrica, l’antilope alcina ha connotazioni mistiche o spirituali, forse perché questa grande antilope riesce a difendersi da sola dai leoni e talvolta anche ucciderne qualcuno. Questi animali sono spesso rappresentati nell’arte rupestre della regione e hanno dei connotati soprannaturali. Queste caratteristiche speciali possono essere state conosciute dai primi viaggiatori.
Nell’area intorno a Città del Capo, sono state avvistate antilopi alcine con un corno solo, probabilmente a causa di un gene recessivo. Un presunto corno di unicorno nel castello del clan MacLeod in Scozia è stato identificato con quello di una di queste antilopi.
Un capriolo con un solo palco
Una creatura molto simile al leggendario unicorno è stata trovata nel Centro di Scienze Naturali di Prato[4]. Si tratta di un giovane di capriolo di 10 mesi che ha un solo palco (comunemente detto “corno”) al centro della fronte invece delle classiche corna biforcate.
La madre era arrivata nel centro alcuni anni fa ferita dopo essere stata investita da una vettura nella zona dell’Appennino pistoiese. Al centro l’hanno curata e poi liberata nel parco. La primavera successiva ha incontrato un maschio e dalla loro unione è nato il piccolo capriolo con un solo palco. Il direttore del centro, Gilberto Tozzi ha detto: “È la dimostrazione che il mitico unicorno celebrato in iconografie e leggende, probabilmente non era solo oggetto di fantasia bensì un animale: capriolo, cervo, o altre specie, con un’anomalia morfologica analoga a quella del nostro capriolo. Il nostro capriolo forse è consapevole della sua diversità e non si lascia vedere facilmente.”
Si tratta probabilmente dell’animale più vicino a un unicorno mai avvistato in natura: da notare che i caprioli hanno anche gli zoccoli divisi, come vuole l’iconografia tradizionale dell’unicorno.

Saranno esistiti davvero?
Voi che fareste se incontraste un unicorno?

p.s Se pensate a un unicorno bianco e alato… viene chiamato alicorno, un misto tra unicorno e pegaso.

pp.s Nel palio delle contrade di Siena, vi è, tra le 17 contrade, quella del Leocorno (unicorno), rappresentata da un cavallo col corno in testa.
Nel Palio di Ferrara, la contrada di Santa Maria in Vado porta, come effigie del suo rione, un unicorno sui colori giallo e viola. La leggenda narra che l’impresa della contrada fosse la purificazione delle acque del Po ottenuta proprio grazie ad un unicorno, che con i suoi poteri magici rese la zona di Ferrara florida ed irrigabili i campi.

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