L’unico antro

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L’unico antro

Di Maria Rosa Oneto 

I sogni tenuti in tasca
germinavano come spighe di grano.
Abbagli d’incoscienza
che nessuno vedeva
e che la notte brillavano
a paragone di stelle cadute.
Sovente, legati al polso
si ergevano fieri
nel cielo infinito
come uccelli malandrini
di un volo mai iniziato.
Lassù, oltre le montagne,
verdi di rinnovato splendore,
ammansivano le nubi,
fredde, ataviche, chiuse
nel loro inusitato clamore.
Sogni che al buio si svelavano,
promesse giovanili irte di fragilità
e candore.
Innocenza tenuta al caldo
sotto le vesti ondeggianti.
Brillante di lusinghe e forza viva.
Quando ci ritrovammo
a camminare inginocchiati,
con gli abiti consunti e il fiato
corto al primo gradino,
senza volerlo piangemmo, abbracciati,
nell’unico antro dato in riserva
dalla fantasia.