Lumière

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Titolo: Lumière – serie tarocchi l’Eremita – Arcano n° 9 lettera TET
misure: 90×30
tecnica: mista con applicazioni su tela
Fotografia di Gianni Bonanni
“Opera tutelata e depositata su Patamu con numero licenza 21601”, di Rosanna Cerutti

Eccoci con una nuova immagine dai tanti significati, incentrata sulla figura dell’Eremita,l’arcano numero nove, qui di seguito l’esaustiva e ricchissima spiegazione di questa figura da parte di Emanuela Celli Ferrari.

Buona lettura da Rosanna Cerutti

 

L’Eremita


L’arcano numero nove è JESOD, Base, Fondamento. Il piano divino. Energie latenti di ciò che deve divenire. Rappresenta il deserto interiore verso cui si muove il Bagatto, che si sente spinto a conoscere la vita dell’eremita. Il numero nove annuncia una fine, il compimento di un ciclo, e nello stesso tempo, una rinuncia, l’inizio di una nuova fase della vita. Questo numero nasconde in se stesso una morte, una trasformazione ed una nuova nascita. Nove è il numero di una realizzazione che giunge dopo sofferenze ed ostacoli, perché l’unità si sta avvicinando. Il numero dieci, infatti, è associato alla Ruota della Fortuna, il simbolo della trasformazione, che viene dopo l’Eremita. All’arcano nove è collegato il termine alchemico VITRIOL. Un invito alla ricerca interiore che deve essere praticato nel silenzio e nella meditazione. Il nove è la cifra dell’uomo nuovo, un uomo completo.

L’Eremita è un Saggio che conosce il passato al quale si ispira per preparare l’avvenire. La sua andatura è prudente perché, armato di un bastone dai sette nodi mistici, sonda il terreno sul quale avanza lentamente,ma senza fermarsi. Se incontra sul suo cammino il serpente lo incanta perché si attorcigli intorno al suo bastone, come intorno a quello di Esculapio; infatti il serpente rappresenta correnti vitali che il taumaturgo capta per esercitare la medicina degli iniziati. L’Eremita non tasta il terreno alla cieca, perché una luce discreta rischiara la sua avanzata infaticabile e sicura. La sua destra,infatti, solleva una lampada parzialmente velata da un lembo dell’ampio mantello dello stesso filosofo che teme di abbagliare gli occhi troppo deboli per sopportare lo splendore della sua lampada. Questa luce è il suo avere personale che lascia brillare solo per quanto necessario per proseguire. E’ modesto, e non si fa illusioni sulla propria scienza, sa che è infinitesimale in confronto a ciò che egli ignora. Così, rinunciando alle ambizioni intellettuali troppo ambiziose, si accontenta di raccogliere con umiltà le nozioni che gli sono indispensabili per il compimento della sua missione terrena. L’Eremita non è il Papa; non si rivolge alle folle e si lascia avvicinare soltanto dai ricercatori della verità che osano spingersi fino alla sua solitudine. A loro si confida, dopo essersi accertato che essi sono capaci di comprendere, perché il saggio non getta le perle ai porci. La luce di cui dispone non si limita ad illuminare le superfici; penetra, fruga e maschera l’interno delle cose. Per riconoscere un vero uomo Diogene si servì probabilmente di una lampada simile a quella dell’Eremita. Il mantello di questo personaggio è, all’esterno, di un colore scuro sul marrone ( austerità); ma la fodera è azzurra, come se si trattasse di un indumento di natura aurea. I massoni sanno chi bisogna “essere al coperto” per lavorare in modo utile, e l’alchimia esige che le operazioni della Grande Opera si compiano all’interno di un matraccio ermeticamente chiuso. Senza l’isolamento nulla può concentrarsi, e senza concentrazione preventiva non può essere esercitata alcuna azione magica. Le energie silenziosamente accumulate con pazienza, al riparo da ogni infiltrazione perturbatrice spiegheranno una potenza inarrestabile, quando verrà l’ora. Nel suo intimo il saggio matura le sue concezioni intensificando la propria volontà e magnetizzando le proprie aspirazioni generose con tutto l’amore disinteressato di cui è capace. Perciò questo sognatore può preparare avvenimenti formidabili. Ignorato dai suoi contemporanei, diviene l’effettivo artefice dell’avvenire. Distaccato dalle contingenze presenti, tesse con abnegazione la trama sottile di tutto ciò che deve compiersi, Maestro Segreto, lavora nell’invisibile per coordinare il divenire in gestazione. Fuggire la vicinanza degli uomini per vivere nell’intimità del proprio pensiero significa entrare in unione mistica con l’IDEALITA’, raffigurante nei tarocchi dall’Imperatrice e dalla Giustizia, di cui l’Eremita diventa lo sposo.

L’arcano numero 9 ricorda il mistero di una generazione reale ma occulta, cui non partecipano che lo spirito e l’anima. L’Eremita è il maestro che lavora al tavolo da disegno nel quale fissa il piano prezioso della costruzione progettata. Il paesaggio della sfera celeste che corrisponde a questo arcano è BOOTE, il Bovaro, guardiano dei Sette Buoi. In realtà è un mietitore che alza il falcetto al di sopra di un covone, nel quale gli astronomi moderni identificano la Chioma di Berenice. Dal punto di vista divinatorio l’arcano nove rappresenta l’essere in divenire, le potenzialità condensate nel germe. La trama invisibile se dell’organismo da costruire. Rappresenta la tradizione, l’esperienza. Significa sapere approfondito, penitenza, circospezione, raccoglimento, silenzio, discrezione, riservatezza, isolamento, continenza, castità, austerità. E’ il saggio distaccato dal mondo, insensibile alle passioni e alle ambizioni meschine. Spirito profondo, meditativo, estraneo ad ogni frivolezza. Medico esperto dello spirito, dell’anima e del corpo. Adepto che pratica la meditazione universale. Filosofo ermetico che possiede il segreto della Pietra dei Saggi. Iniziazione. Maestro capace di dirigere il lavoro altrui e di discernere ciò che è in gestazione nel divenire umano. E’ un carattere saturnino, serio, taciturno, scostante, diffidente. Spirito meticoloso. Al negativo significa timidezza, misantropia, scetticismo,scoraggiamento, avarizia. Meditiamo con l’Eremita: “IMPARA LA CALMA E LA PAZIENZA: SIANO ESSE IL TUO SCUDO! ATTRAVERSO DI ESSE E CON ESSE CRESCERAI” Buio, silenzio, solitudine.

La luce è scomparsa, il cielo è scuro e sembra minaccioso. Sino ad ora l’iniziato ha varcato nove porte e nelle precedenti otto ha sempre incontrato qualcuno. Ora non vi sono presenze intorno! Si sente abbandonato e non sa cosa fare: trema e si chiede: “Dove mi trovo?” Egli teme di aver preso la direzione sbagliata; alza gli occhi al cielo e la sua anima lancia un grido disperato di aiuto, ma niente e nessuno gli risponde… solo il silenzio. Si guarda intorno spaventato, ma poco alla volta la paura lascia il posto alla curiosità. Gli occhi si abituano all’oscurità, la forza e l’autocontrollo tornano in lui e all’improvviso si accorge che sotto ai suoi piedi il sentiero brilla: sono le speranze che lo rendono luminoso. Questa improvvisa luce, seppur piccola, gli fa comprendere di essere ancora sul giusto cammino della consapevolezza e quindi dovrà fare suo ciò che si troverà davanti anche se, al momento, non gli sembra di vedere proprio nulla; qualcosa succederà, deve solo avere fede nel suo destino. Alza gli occhi e nel cielo vede brillare una stella: è la sua stella ed egli deve seguirla! Avanza un poco più sicuro perché, con una improvvisa intuizione, ha capito che il paesaggio che lo circonda è la raffigurazione della sua vita: il “qui ed ora” necessario. Deve vivere in solitudine, per meditare, riflettere, valutare le proprie forze. La sua intuizione gli fa comparire una figura incappucciata: l’Eremita, la sua nuova guida. E’ un maestro di saggezza e si rende subito conto del suo smarrimento ed allora gli parla per rassicurarlo: “Questo paesaggio riflette le tue paure; ma non devi tremare io sono conte. Questa oscurità che ti sembra opprimente, rappresenta i tuoi timori: devi allontanarli da te, perché non hanno ragione di esistere. Questo è un momento da dedicare a te stesso per riflettere: chiuditi in te stesso, medita e prega, la tua anima sa che deve ascoltare. Impara la calma,la pazienza, la solitudine interiore di questo momento: esse devono diventare il tuo scudo, il tuo punto di forza; con esse ed attraverso di esse crescerai. L’impazienza giovanile deve scomparire perché paralizza le tue capacità superiori. Devi imparare a dominarle se vuoi evolverti. Nel silenzio crescerai. Il tuo sapere in questo modo non sarà fine a se stesso, perché tu donerai ciò che è tuo agli altri. Ricorda: la vera identità dell’uomo risiede nel suo essere interiore, devi riconoscere le tue verità, ascoltando il tuo io che ti parla!” L’iniziato ora ascolta il silenzio interiore; un silenzio che gli parla e gli suggerisce di attraversare il fiume che ha davanti a sé e proseguire sull’altra riva. Nella mente del giovane, in questo momento, vi è molta confusione, si sente disorientato, le sue sicurezze, o almeno quelle che credeva tali, sono crollate. Si sente privo di forze interiori, incapace quasi di decidere della sua vita. Ma la sua anima, il suo io più profondo gli parla: “Questa oscurità è benefica; ti permette di vedere chiaro in te stesso, di comprendere veramente non solo chi sei, ma anche cosa vuoi, dove vai, perché sei qui, e perché in questo preciso momento.

Dovrai interiorizzare l’Eremita, la sua saggezza e le sue capacità per essere in grado di continuare nel tuo cammino. Devi acquistare fermezza interiore e perseveranza. Saper riconoscere qual è la strada giusta per te e non abbandonarla mai! Devi imparare il coraggio di essere te stesso sempre e comunque; in questo modo acquisterai la vera libertà interiore!” Acquistare la saggezza, che compito gravoso! Egli sa che per raggiungerla dovrà soffrire, purificarsi attraverso il dolore, allontanare da sé il suo passato. Ma il passato incombe su di lui, lo tormenta, lo rende inquieto, non gli dà tregua, gli impedisce quasi di vivere. Eppure si rende conto che deve riconciliarsi con esso, deve comprenderlo, soprattutto capire ciò che esso gli ha insegnato. La stella nel cielo ora brilla, sicura; è la luce che guiderà il suo cammino, il faro luminoso che infrangerà le tenebre della notte più nera, quella dell’anima. Se egli avrà il coraggio di seguirla fino in fondo, avrà in cambio nuovi messaggi utili per la sua futura vita. C’è un albero poco distante, ma non è come gli altri: il suo tronco è azzurro, colore che significa purezza. E’ l’albero della nuova vita che lo attende. L’Eremita lo guarda in silenzio, vorrebbe aiutare di più il giovane che gli appare sperduto, ma sa che non può farlo. Dovrà comprendere da solo, contare sulle sue sole forze, vivere, amare, soffrire ancora per maturare. Egli ricercherà se stesso, le sue origini. Intorno a lui, sul terreno vi sono dei fiori. Gli parlano di purezza, di gioia interiore, e non si sente più smarrito. Le occasioni sicuramente non gli mancheranno, dovrà solo prenderle al volo senza farsele sfuggire. Si sente pervadere dalla gioia. Sente di amare la vita e si sente pronto ad affrontare se stesso, privo di ogni paura ed inibizione. Queste ultime, purtroppo, le conosce bene, sa che deve rimuoverle e scacciarle. Fa’ un esame di coscienza. Ciò che ha detto l’Eremita corrisponde alla verità, nel silenzio dell’anima cancellerà tutti i dubbi, i timori; il suo carattere diventerà forte ed equilibrato, imparerà ad affrontare gli ostacoli e la vittoria sarà sua.

L’Eremita sorride: ha visto tutto il suo travaglio interiore ed ora vede che egli ha compreso, finalmente! Il suo sguardo è più sereno, la luce della stella che prima era alta nel cielo, ora brilla sul suo viso. L’iniziato sorride, fiducioso e ringrazia la sua guida. Sa di dovere molto a quella parte di sé che prima gli appariva sconosciuta, ma che ora non lo è più. Il sentiero luminoso è giunto al termine. Si volta per salutare l’Eremita che gli dice: “Parti, figliolo, con la mia benedizione. La vita ti attende con i suoi messaggi, raccoglili e falli tuoi; il tuo nuovo io è forte, sappilo. Addio!”.


Autore: Emanuela Cella Ferrari