Lucio Fontana. Per legge superiore. Recensione di Anna Cavestri

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Giorgio Fontana

Per legge superiore.

a cura di Anna Cavestri

Un bel libro, scritto bene. Doni, un magistrato, sostituito procuratore a Milano, ha più di 60 anni, ineccepibile nella sua professione e pure nella sua vita privata. Una bella moglie, una carriera brillante è ad un passo per l’ultimo gradino della sua carriera
Persona sobria, ma che ha preso piacere dai privilegi che la sua posizione gli ha concesso.
Ed è proprio quando si sente arrivato che si trova a sostenere in appello l’accusa contro un tunisino, in galera per un presunto crimine commesso.
Sembrava tutto scontato, una condanna che lo stesso imputato sembra accettare.
Un caso che ha fatto “chiasso ” i soliti stranieri delinquenti, un quartiere intero a protestare i media a puntare il dito.
È una giovane giornalista che chiede al procuratore di assolvere il tunisino, pur non avendo prove certe.
Doni si trova di fronte al dilemma morale che gli fa capire quanto l’idea di giustizia, che ha sempre avuto (prove certe e inconfutabili ) può a volte essere inadeguata.
Si addentra nella vita del presunto assassino, si fa condurre dalla giornalista nel suo quartiere, tra i suoi amici, si convince della possibilità che il tunisino sia innocente, ma non ci sono prove certe.
Interessanti riflessioni portano Doni ad affrontare l’appello.
Stravolge certezze e le ricompone, soffre pure , studia in modo maniacale tutto l’iter processuale, fino ad arrivare all’appello, seguendo la giustizia. Ovviamente non posso svelare quello che farà.
Merita di essere letto, il tema della caccia al diverso è ben evidenziato, così come il tema della giustizia, qui messa a nudo.
La scrittura è scorrevole e piacevole.