Luciflora,la regina della corderia: Ep.1

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Premessa:

Nel 1855 la ditta Brisi di Ancona diede vita a Viserba di Rimini uno stabilimento per la pulitura della scorza del riso trebbiato. Qui nacque quello che al giorno d’oggi è considerato un grande esempio di archeologia industriale, la corderia di Viserba. Lo stabilimento ebbe sempre vita travagliata, cambio 7 padroni fino alla recessione del 1929 che porto’ alla chiusura. Negli anni 30 riprese ad essere attiva fino allo stop definitivo con la guerra. Dopo l’8 settembre 1943, i soldati tedeschi utilizzarono le alte mura della corderia come campo di prigionia per gli italiani catturati durante i rastrellamenti.

Tornando alla storia dello stabilimento la crisi della risicoltura a cavallo tra gli anni 70 e 80 dell’ottocento porto il proprietario dell’epoca tal Sig. Tozzi a chiudere il reparto pilleria, mentre venne affiancato al torcitoio un reparto di corderia mobile con vecchi macchinari, in pratica un capannone di 240 metri entro cui si produceva corda. La forza idraulica era utilizzata solo per grandi quantità mentre per quantità minori si usavano i buoi. Questo fino al 1902, quando Tozzi chiuse e cedette a Giuseppe Dossi della corderia milanese che rimase proprietario fino alla prima guerra mondiale. Come proprietario fù forse il più illuminato dato che sostituì i vecchi macchinari con impianti moderni ed efficienti; prolungò il capannone di corderia mobile da 240 a 300 metri; sostituì la trazione animale con quella meccanica e iniziò a lavorare una speciale corda lucidata che fece diventare famoso lo stabilimento. Fece poi installare un impianto termico per produrre vapore,forza motrice ed energia. Poi altri cambi di ragione sociale e proprietari. Nel 1908 cambio’ nome in “Canapificio corderia italiana”. Nel 1917 Dossi cedette a Barbieri e c.che a loro volta cedettero lo stabilimento alle Filature Tessiture Riunite. Poi con un’altra fusione divenne “Manifatture It.Riunite”. Tra le due guerre si raggiunse il top di produzione con 1 tonnellata di filati al giorno,2t di corda e 8 quintali di cordetta con ben 300 operai impiegati. La recessione del 29 ruppe l’incantesimo e porto’ alla chiusura. Poi fu rilanciata negli anni 30 con la filatura ad umido. Chiuse ad inizio guerra e fu dato compito ad un operaio di custodirla prima e di dare l’allarme antiaereo  in caso di bombardamenti a partire dal novembre del 43. Poi venne usata prima per il deposito materiali bellici poi come campo prigionia tedesco, poi alleato finché a guerra finita non fu acquistata dall’imprenditore Ceschina che dopo aver promesso di rilanciarla la lasciò abbandonata sino ad oggi….

In questi decenni travagliati nasce una leggenda, una creatura mitologica che vive all’interno di quest’area e che appare all’improvviso lasciando di sasso chi vi si imbatte..ma dietro ogni sua apparizione..c’è sempre un motivo

Primo episodio:Luciflora appare

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Luigi, la pollio l’ha colpito da piccolo, ma lui ha stretto i denti, occhi blu come il mare aperto. Si ferma davanti all’ingresso del magazzino al termine di una giornata dura di lavoro. Non si può mai stare in pace in questo stabilimento, i frequenti cambi di proprietà non fanno che rendere ancora più tesa una situazione di lavoro non semplice.

L’inverno è alle porte. Tra un pò sarà dura anche andare giù al fiume, la sera dopo aver staccato, il freddo inizia a farsi insidioso e guai a perdere il lavoro. Non ha famiglia Luigi, genitori emigrati prima a Bologna, poi a Milano, poi chissà dove, forse in Svizzera. Un Italia ancora giovanissima non poteva certo sfamare tutti quanti. Navi stracolme partivano piene di disperati da nord a sud per la traversata dell’atlantico mentre treni a vapore stracarichi di speranze partivano per il nord Europa. Ma lui no, Luigi aveva il suo lavoro a Viserba,nonostante fosse zoppo dalla gamba destra per via della malattia, se lo teneva stretto, ma che fatica. Poi la sera, tutte le sere si sedeva a ridosso del bosco adiacente il magazzino, e si mangiava un panino con quello che c’era e un bicchiere di vino del contadino della zona con ancora l’odore delle fucine, delle macchine,del bestiame.Quel 18 ottobre 1871 il sole tramontava,quando vide un ombra, dietro la boscaglia, si giro’ di scatto, alzandosi scivolo’, gli cade il panino, corse via, ma  mentre scappava non pote’ fare a meno di voltarsi, era li,maestosa, agile, con lo sguardo fisso, ammaliante, poi i rumori di colleghi che che fermano le macchine,si voltò, rapida, si infilò nella boscaglia , sparì, non lasciò alcun segno.Impressionante l’agilità con cui si era mossa e la velocità, Luigi rimase impietrito.

Torno’ indietro, a passi lenti e barcollanti accentuati dalla zoppia, si chino’, raccolse il panino, non poteva permettersi di perderlo, doveva mangiare. Due notti insonni da quel tardo pomeriggio chi era quell’essere ammaliante,velocissimo, verde,con un volto di donna, non poteva dimenticarla.A chi raccontarlo?rischiava di diventare lo zimbello del paese. Già qualche bulletto della zona lo tormentava per la zoppia,doveva tornare al bosco. E il 10 novembre ci andò, era umido, molto umido, una coltre di nebbia fitta scaturita un po’ dal mare un po’ dalla pianura rendeva la visibilità quasi nulla. La curiosità lo spinse ad entrare nel bosco, il silenzio imperava, qualche piccolo uccello cinguettava sui rami quasi a voler scacciare il vapore umido.nel giro di pochi minuti aveva perso completamente l’orientamento. Macchine e caldaie erano spente da un ora,anche le voci dei colleghi non si udivano più.Si volto’ una,due,tre volte il panico aveva ormai colto il suo fragile sistema nervoso, si volto un’altra volta e se la ritrovo’ davanti, a mezzo metro, l’urlo gli rimase in gola, gli occhi penetranti lo ipnotizzarono, e senti una sorta di linfa calda scorrergli sottopelle, poi vuoto, nero assoluto.

Si risveglio all’alba, con il sole ed un vento da sud ovest che aveva diradato la nebbia.Si alzò, stordito si diresse alla fabbrica,camminava spedito, la zoppia era quasi sparita, si sentiva agile, rinato, non capì cosa potesse esser successo ma il suo difetto, fonte di tanti svantaggi e sberleffi mal digeriti,sembrava quasi svanito. I colleghi con gli occhi sgranati e increduli lo videro procedere mentre entrava in fabbrica.La ricerco’ altre volte senza mai rivederla ne mai farne cenno a nessuno..fino al 1904 quando morente lo confessò al’unico suo vero amico.

Bodypainter: Serena Di Paolo

Writer: Lorenzo Dati