Luciflora, la regina della corderia,secondo episodio

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Il canapificio era ormai un fiore all’occhiello, lo stabilimento, un vanto per Viserba e Rimini tutta, i macchinari d’avanguardia, l’impianto termico e una corda che si produceva solo qui. Durante l’allargamento del magazzino c’era un via vai di operai giorno e notte nell’estate del 1908. Francesca e Loris, una coppia di Rimini, non proprio di Viserba, venivano da zona Lagomaggio, amavano fare lunghe passeggiate lungo il mare, al fiume e alle sue cave. Quando Loris era di turno o la domenica andava dalla sua Francesca, aveva una vecchia bicicletta del 1902, arrivava di gran carriera sotto casa di lei e con un fischio la chiamava.

Su gentile concessione di mamma Anna, Francesca mollava il cucito e i ricami e si precipitava giù dalle scale tra ironie generali del palazzo e della via: “Ecco..è arrivato il Casanova”..e ancora “Si va per campi Loris?”. Lui non se ne curava, si metteva Francesca sulla canna della bici e via per una giornata vissuta, libera come non mai. Quel giorno tirava un forte scirocco, il sole andava e veniva e nuvole bianche di tanto in tanto regalavano un po’ d’ombra. Andiamo al mare su verso Bellaria oggi?, chiedeva Francesca,ci fermiamo al Parco,aggiunse Loris, e mangiamo due sardoncini con verdura rosole e una bella piada che mi ha fatto mia mamma, poi conosco Franco il contadino, quello di San Giuliano, ci facciamo passare una bottiglia di rosso, mi deve un favore, l’anno scorso l’ho aiutato a pigiare l’uva.

La  giornata prevedeva scintille. Arrivati sulla spiaggia all’altezza di Rivabella, Loris e Francesca la bottiglia l’avevano già finita, troppa la gioia, troppo forte il senso di libertà per due ventenni dei primi novecento, allegrotti decisero di avviarsi alla Sacramora a prendere un po’ d’acqua e poi in zona corderia a fare uno spuntino. La mattinata scorreva veloce ma i due non volevano perdersi neanche un attimo. Poi per altri 6 giorni non si sarebbero più visti, la distanza, il lavoro duro come fattorino di Loris, le faccende di casa e il cucito di Francesca oltre alle regole del tempo non lo avrebbero permesso. Dopo la tappa in Sacramora e dispetti d’acqua i due innamorati a zig zag si diressero verso la corderia. Giunti all’ingresso videro con sorpresa il cancello spalancato. La tentazione di entrare era tanta, Loris non stava nella pelle voleva vedere questa grande azienda di cui tutti parlavano.Lei, da brava donna, un po’ più prudente cerco’ di opporre resistenza:”Andiamo al parco, Loris, lasciamo perdere, e se ci beccano? e se poi rimaniamo chiusi dentro?”. La curiosità, come spesso accade, vinse sulla prudenza. Nascosero la bicicletta a lato della strada sotto rami e foglie e senza dare nell’occhio entrarono correndo verso l’edificio principale un immenso e lungo magazzino, pieno di corde accatastate, canape, le macchine a vapore e le caldaie spente trasmettevano un silenzio surreale mentre il vento sbatteva contro le finestre affacciate a sud-ovest. L’eccitazione era grande in entrambi, uno spazio immenso dove passare il resto della giornata. Uscirono all’esterno del magazzino non lontani dalla torre dell’acqua. A lato del vialetto stesero un telo e si fermarono a guardare il cielo tra gli alberi. Un brivido li colse, il senso di libertà, la pace di quel luogo tra il verde degli alberi, il rumore del vento, il blu del cielo macchiato dal bianco delle nuvole, si avvinghiarono facendosi cogliere dall’impulso di passione e caddero entrambi in un dolce sonno.

Francesca al risveglio la vide li’, appesa al ramo in una posa improbabile, la fissava,con la pelle multicolore si alzo’ di sobbalzo, Loris era ancora avvolto da un sonno profondo,senza quasi emettere alcun rumore le si avvicino,le accarezzo’ il viso e le sorrise. Chi sei? chiese Francesca. “Il futuro che viene dal passato..” replico l’essere di una bellezza eterea, poi, senza fornire alcuna spiegazione scatto veloce tra i rami degli alberi e fuggi’ via,sparendo mentre l’aria umida incalzava e stava facendo sera. Francesca svegliò Loris. “Dobbiamo tornare a casa, è tardi”. Mentre tornavano Francesca racconto’ tutto al suo Loris che ovviamente non credette ad una parola e imputò il tutto ai fumi dell’alcool…(segue sotto)..

floralucente2

..Loris e Francesca la guardano mentre piange sul seno materno, si abbracciano,tra gli sguardi felici dei nonni e dell’ostetrica Mara. In un casolare di campagna, al primo sole di primavera,è nata Adele..

Bodypainter: Serena Di Paolo

Writer: Lorenzo Dati