LO STRADIVARI PERDUTO di John Meade Falkner. Recensione di Maria Cristina Pazzini

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“Lo Stradovari perduto” un romanzo epistolare coinvolgente, composto da una lunga lettera indirizzata al giovane Edward, in cui si narrano inquietanti avvenimenti accaduti molti anni prima. I fatti ci portano nel 1842 a Oxford, dove due ragazzi appassionati di musica, diventano grandi amici, si incontrano con assiduità, suonano insieme, uno il violino l’altro il pianoforte, e tra i due nasce una forte intesa, finché un vecchio Stradivari non entrerà nella vita del protagonista.

Fin dalle prime battute il racconto si dipana tra le note vibranti del violino: John il protagonista, acquista  una poltrona di vimini per abbellire la sua stanza, dove già troneggia un pianoforte, strumento che il ragazzo mette a disposizione dell’amico Mr. Gaskell. Accade che, suonando un particolare spartito, la suite “Areopagita” composta dal musicista Graziani, si odono strani cigolii provenienti dalla poltrona, come se qualcuno si sedesse appena attacca la melodia e si alzasse non appena questa finisce. Sgomenti i due giovani non si spiegano il mistero che li avvolge sulle note della bella musica. Una sera, però, John, suonando da solo in camera, ode il cigolio, avverte una presenza, ne ascolta il respiro e intravede una sagoma di uomo dal volto bianco come la neve. Questo episodio aprirà una voragine nella vita del ragazzo, che man mano scivolerà in disagi sempre maggiori calandosi nel passato attraverso gli occhi di un uomo sconosciuto.

Il libro risulta interessante e ricco di colpi di scena che si susseguono rapidi, per attenuarsi a tratti lungo il percorso della storia lasciando spazio a intime riflessioni. Narrazione fluida con descrizioni di personaggi e ambienti ben tratteggiati come nello stile dell’autore John Meade Falkner poeta e romanziere Inglese (8 maggio 1858, 22 luglio 1932).

Maria Cristina Pazzini