L’Isola delle rose, arriva il film

0
647

Un film sull’Isola delle Rose prima o poi si doveva fare, troppo ghiotta e incredibile questa vicenda per lasciarsela sfuggire. La micronazione istituita nel 1968 su una piattaforma davanti a Rimini, torna protagonista dopo 50 anni.

Su Netflix, a partire dal 9 dicembre, uscira il fim con protagonista Elio Germano nei panni di Giorgio Rosa, il visionario bolognese che, nella primavera del 1968, decise di creare un’isola d’acciaio al largo di Rimini, fuori dalle acque territoriali italiane, proclamandola di fatto stato indipendente.

Nella foto parte del cast

Una vicenda assurda, quanto intrigante e vera. Si perché la storia, per i non informati sui fatti che avvennero, è pure realtà. Il tutto era stato già documentato nel film documentario di Cinematica “Isola delle Rose” e nel relativo libro di Giuseppe Musilli.

Il film è diretto da Sydney Sibilia ( quella di “Smetto quando voglio”),  e vede tra i protagonisti anche Matilda De Angelis, Leonardo Lidi, Tom Wlaschiha, Alberto Astorri, Violetta Zironi, Fabrizio Bentivoglio e Luca Zingaretti. Le scene sono girate in 4 fra luoghi e città: Malta, Bologna, Rimini e Roma.

Isola delle Rose: cosa fu e cosa rappresentò

I riminesi di vecchia data o chi ha vissuto o visitato assiduamente Rimini a fine anni ’60, sanno di cosa stiamo scrivendo, quando citiamo la Repubblica delle Rose.

Essendo passati ormai oltre 50 anni, le nuove generazioni, a parte chi si è informato o ha avuto occasione di conoscere la vicenda, sono all’oscuro, o quasi, di questa strana avventura visionaria, accaduta al largo della costa di Rimini, all’altezza di Torre Pedrera.

Si trattava di fatto di un’isola artificiale, simile ad una piattaforma, progettata nel 1958, costruita e demolita nel febbraio del 1969, dopo pochi anni.

L’artefice di questa trovata fu l’ingegnere bolognese Giorgio Rosa, che progettò l’isolotto come palafitta metallica, fatta di tubi cavi e quindi leggeri per il trasporto. Questi tubi, una volta a destinazione venivano appesantiti e stabilizzati con l’immersione in acqua, che di fatto li rendeva praticamente inamovibili.

Il luogo prescelto si trovava più o meno a 12 km dalla costa, 500 metri fuori dal territorio italiano e quindi in acque internazionali. Questo perché l’intento era non dover dipendere dalle normative italiane ed essere liberi per la realizzazione dell’isola.

Il progetto fu presto approvato dagli organi dirigenti riminesi, anche perché, in termini di legge, non poteva essere messo in discussione, essendo pensato in acque internazionali.

Giorgio Rosa trovò anche i finanziamenti per l’appalto, presentando il progetto come fosse una piattaforma di studio per scoperte scientifiche. L’intenzione dell’ingegnere si dimostrò invece un’altra, cioè creare un piccolo stato indipendente di 400 mq con un bar, un piccolo hotel, e una radio libera che diffondesse messaggi in linea con le istanze di quegli anni.

La Società Sperimentale per Iniezioni di Cemento (S.P.I.C.), che “vendeva” l’isola come un’innocua piattaforma di studio, faceva capo all’ingener Rosa e alla moglie Gabriella Chierici.

I lavori portarono sull’isola anche l’acqua, grazie ad una trivellazione del sottosuolo che riuscì a trovare sotto al fondo marino, una vena di acqua dolce del vicino fiume Marecchia.

Ma il bello di questa vicenda si ebbe il primo maggio del 1968 quando l’Isola delle Rose fece proclamazione di indipendenza, autoproclamandosi stato indipendente, batté una propria moneta, stampò francobolli di stato. 

Lo stemma ufficiale divennero le tre rose rosse, mentre l’esperanto fu scelto come lingua ufficiale, una lingua incline agli ideali dell’isola. Si tratta di una lingua artificiale, inventata dal linguista Ludwik Lejzer Zamenhof nel 1887.

La scelta era legata al principio da cui nasceva l’esperanto stesso, una lingua che proveniva dalle masse popolari, mischiando i volgari di tutti i popoli, senza nessuna prevaricazione di uno sull’altro.

Concetto opposto a quello di inglese e, prima ancora latino, considerate lingue dominanti nel loro tempo. Una lingua di tutti, come scambio culturale tra i vari popoli nel rispetto delle differenze di ogni cultura. L’isola divenne così Insulo de la Rozoj in esperanto.

Anche i ruoli di governo furono ben definiti: La presidenza dell’isola fu affidata ad Antonio Malossi, la tesoreria a cura di Maria Alvergna, gli Affari Interni erano compito di Carlo Chierici, quelli Esteri in Cesarina Mezzini, il dipartimento delle Relazioni fu dato a Luciano Molè, mentre l’amministrazione del Commercio e dell’Industria era presieduto da Luciano Marchetti.

Quindi due su cinque dei ministri erano di sesso femminile, cosa non proprio scontata a quel tempo.

Era uno stato libero e visitabile, vi poteva accedere chiunque, usufruendo delle imbarcazioni che ogni giorno facevano la spola tra Rimini e l’isoletta o, per chi possedeva una barca, della propria. Non c’erano blocchi o limiti, ma libertà di accesso.

Si andava li a bere qualcosa, ad ascoltare musica oppure ad intervenire nelle trasmissioni radiofoniche alternative alla Rai, dove non c’era ancora totale libertà d’espressione, essendoci la censura.

Ovviamente non mancavano gli attacchi volti a screditare il progetto, come chi diceva che poteva diventare un casinò privo di regole o, soprattutto, che era un fenomeno che avrebbe potuto creare dei precedenti, finendo per portare alla colonizzazione di tutto il mare.

Insulo de la Rozoj in realtà creava un altro problema, avendo un indirizzo politico molto, troppo rivoluzionario. La vicina Rimini rischiava di essere troppo influenzata dalle ideologie trasmesse dalla radio isolana, che venivano seguite da molti giovani riminesi, ed erano considerate troppo pericolose.

Le forze dell’ordine in borghese visitarono molte volte la struttura, cercando una scusa, un motivo o cavillo per potere chiedere lo smantellamento della struttura.

Fonte: web, archivio storico de “la stampa”

Iniziarono i problemi e le dispute con la Repubblica Italiana che accusò l’ing. Rosa di aver dato vita ad un paradiso fiscale per non pagare le tasse. Altre voci sostenevano che l’isolotto era stato costruito in un punto che avrebbe potuto interessare all’Eni.

Cosi il 25 giugno 1968 Polizia e Carabinieri Italiani occuparono militarmente l’isola, ordinando l’immediato smantellamento. Nonostante alcuni ricorsi non ci fu niente da fare e l’11 febbraio 1969 l’isola fu evacuata e poi fatta saltare con 75 kg di dinamite.

Fu la fine di un’esperienza irripetibile, frutto della cocciutaggine di un ingegnere visionario e dello spirito tipico di quegli anni.

Ora, il film in uscita, proverà a mostrare e ricreare quei giorni, facendoli immaginare alle generazioni più giovani, lontane anni luce da quello spirito che spinse Rosa a fare la follia.

L..D.