L’isola dei bruti (ultimo capitolo)

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Il maresciallo non osò fiatare mentre Capuano, a sirene spiegate, tornava verso l’isola.

“Davide ha preso mia madre e l’ha portata in quel posto maledetto” diceva il messaggio. Una semplice frase, nessuna richiesta d’aiuto.

Tra sobbalzi e curve affrontate a folle velocità, rifece un’altra volta il numero. Uno, due, dieci squilli. Nessuna risposta.

-Ma che diavolo vuole fare quel incosciente!- imprecò a voce alta. -Dai Capuano, schiaccia quel maledetto acceleratore!-

***

Quando riaprì gli occhi, Francesca si ritrovò sdraiata ai piedi di un albero. Il suo aggressore, poco distante, la stava fissando con un espressione indecifrabile.

-So che per te è difficile credermi, ma devi fartene una ragione. Tuo figlio ed io eravamo amanti, avevamo progettato un futuro insieme. Poi tutto è precipitato, sopratutto per colpa di quel porco del sindaco e di tuo marito-

Francesca scosse la testa con vigore.

-Eusebio Grassi era un pervertito ai massimi livelli. Frequentava questo posto quasi tutte le sere, mentendo a sua zia di proposito. E fu in una di quelle sere che ci sorprese in atteggiamento intimo. Pretese un rapporto con entrambi, minacciando William di dire tutto a suo padre. Quello che non sapeva però, era che tuo marito nutriva già dei sospetti su di lui-

Francesca cercò invano di controbattere, ma il ricordo dei silenzi di William e del marito stesso la bloccarono.

-Rammento benissimo quella sera…- proseguì Davide.

-Eravamo d’accordo per un incontro a tre, Eusebio ci aveva promesso una grossa cifra per il nostro silenzio. Ci trovammo al capanno, io ero molto nervoso così come William. Il sindaco si trovava già la, nudo come un verme e disteso sulla branda. Sorrise quando ci vide entrare-

Francesca agitò un braccio nell’aria.

-Non voglio sentire altro, basta, ti prego!- urlò disperata.

Ma Davide sembrava come in trance.

-Eravamo distesi tutti e tre quando tuo marito fece irruzione. Livido di rabbia, ci puntò contro il fucile da caccia. Io e William rotolammo giù dal letto in un baleno, terrorizzati. Eusebio non perse la calma e, nudo come si trovava, lo affrontò con decisione.

Per fartela breve, riuscì a convincerlo che la causa di tutto ero io, che se voleva proseguire nella sua carriera avrebbe dovuto scendere a patti. Intuendo ciò che stava accadendo, mi precipitai verso la porta ma non feci in tempo a raggiungerla. Il colpo mi prese alla coscia, facendomi stramazzare al suolo- deglutì un paio di volte prima di proseguire.

-Ciò che accadde in seguito resta ancora molto confuso nella mia mente. Persi molto sangue, ma sentii chiaramente Eusebio assicurare agli altri che avrebbe pensato lui a tutto. Non dimenticherò mai il volto di tuo figlio e di tuo marito quando, di fronte alle mie suppliche, lasciarono il capanno in silenzio. Trascinato da Eusebio, fui caricato nel baule di una macchina. Non so per quanto tempo viaggiammo ma, a un certo punto, sentii l’auto sbandare e uscire di strada. Nella botta il baule si aprì e, seppur a fatica, riuscii ad uscire. Eusebio, colpito probabilmente da malore, giaceva riverso sul volante. Strappandomi un lembo della camicia cercai di fermare l’emorragia, quindi fuggii attraverso i campi.

Davide s’interruppe improvvisamente, qualcuno si stava avvicinando dal sentiero.

***

William era giunto ormai al punto concordato. Il silenzio irreale gli mise i brividi, sapeva di rischiare e ne era ben consapevole, ma non poteva fare altro. Aggirando una folta selva di cespugli, riconobbe immediatamente la piccola e familiare radura.

-Eccoti finalmente, pensavo ti fossi scordato la strada-

Immediata, una fitta gli trafisse il cuore. Davide, a pochi metri, teneva per il collo sua madre. Il volto di Francesca, pallido da far paura, si fondeva a meraviglia col biancore della camicetta.

-Lasciala andare, ti prego. Lei non c’entra nulla-

Davide annuì e, sorridendo, allontanò Francesca con una spinta.

-Infatti è te che voglio…- disse tetro -Nonostante le tue promesse, mi hai abbandonato nelle mani di quel perverso assassino. Adesso tocca a te pagare-

Detto questo, avanzò deciso nella sua direzione, il pugnale ben stretto nella mano sinistra. Senza scomporsi, William afferrò la pistola che teneva nascosta nella cintura e gliela puntò contro. L’aveva presa dal nascondiglio di suo padre, un doppiofondo in un cassetto dell’armadio. Colto di sorpresa, Davide si bloccò di colpo.

-Non sono un assassino- lo minacciò William – Getta il coltello e tutto finirà bene, altrimenti…-

Rapido come un fulmine, Davide si lanciò di nuovo verso Francesca. William fece altrettanto e, nello scontro che ne seguì, la pistola gli sfuggì di mano. I due rotolarono per alcuni metri poi, molto più forte, Davide alzò il pugnale per colpire. I due spari si susseguirono a breve distanza e il maresciallo, giunto proprio in quel istante, estrasse a sua volta la pistola. Ma non sarebbe più servito.

Francesca, il volto spiritato, lo fissò con sguardo ebete.

-Io…io non volevo-

Quindi, senza che Molinaro potesse intervenire, si puntò la canna alla tempia.