L’Isola dei bruti (Quinto Capitolo)

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Il profumo del caffè si diffuse per tutta la cucina. Nonostante la notte pressoché insonne, Francesca appariva perfettamente lucida e determinata. William, al contrario, sembrava reduce da una notte brava in discoteca.

-So bene che dovremmo affrontare il discorso del funerale, William. Ma avrei qualcosa da dirti, prima. Qualcosa di molto importante-

Riponendo la tazza sul tavolo, il giovane prese un tovagliolo e si ripulì le labbra.

-E cosa ci sarebbe di più importante della morte di mio padre?-

Lo sguardo era assente, la voce nulla di più che un sussurro. Francesca sorrise, aveva previsto una risposta del genere. Alzandosi, si portò alle sue spalle e gliele cinse con un braccio.

-Si tratta di una cosa accaduta molto tempo fa. Un fatto che ha…-

Lo squillo del telefono, improvviso, non le permise di terminare la frase.

Lesto, William afferrò il cordless-Pronto?-

Allontanandosi, Francesca ne approfittò per togliere le tazze e ripulire il tavolo.

-Avremmo molte cose da fare, è proprio necessario?-

Francesca si girò, sul volto un’espressione interrogativa.

-Va bene, arrivo subito- disse William chiudendo la chiamata.

Quindi si alzò e guardò la madre. Il pallore del volto si era accentuato, mentre un irrefrenabile tic gli fece tremare il labbro superiore.

-Erano i carabinieri. Hanno detto d’avere nuovi elementi, e vorrebbero da noi alcuni chiarimenti-

Francesca si tolse il grembiule.

-Dammi solo il tempo di prepararmi-

William scosse la testa.

-No, hanno detto di non disturbarti. Penso non ci vorrà molto, posso cavarmela da solo-

Una decina di minuti più tardi uscì di casa ma, invece che dirigersi verso la caserma, prese la strada che portava all’isola dei bruti.

Il maresciallo, al telefono, era stato chiaro.

“Stiamo andando all’isola per delle verifiche, ci raggiunga la se non le spiace-

William era nervoso. Cosa mai potevano aver scoperto? La morte del padre l’aveva sconvolto, avrebbe voluto scappare e far perdere le proprie tracce. Ma sarebbe stata una mossa avventata, doveva mantenere la calma. E poi c’era Francesca, sua madre. Dal giorno precedente, non faceva altro che ripetergli che doveva rivelargli delle cose. Che fosse a conoscenza di qualcosa? Ne dubitava. Ma, non appena fosse tornato, avrebbe dovuto risolvere anche quella situazione. Fu con quei pensieri che, quasi senza rendersene conto, prese il sentiero che conduceva nel cuore dell’isola.

***

Lasciata la casa del sindaco, Molinaro e Capuano tornarono verso la macchina.

-Sono stanco, Capuano. Guida tu che è meglio- disse il maresciallo sempre più cupo.

-Mi puzza questa cosa- proseguì una volta che si furono avviati.

-Perché Grassi avrebbe dovuto mentire alla zia?-

Il brigadiere sorrise, divertito.

-Beh, marescià. Mica poteva dirle d’avere un appuntamento all’isola! Sappiamo benissimo il tipo di persone che la frequenta-

Molinaro annuì, pensieroso.

-Vuoi forse dire che il sindaco e l’onorevole avevano gusti diciamo, particolari?-

Capuano si strinse nelle spalle.

-Io non dico niente, marescià. Però erano li, e qualcuno ha pensato bene di accopparli. Secondo me c’è un collegamento-

Il radiotelefono della Punto interruppe quello scambio.

-Comandi, capitano- esclamò il maresciallo alzando gli occhi al cielo.

-D’accordo, come vuole. Ci aggiorniamo più tardi- disse a denti stretti.

-Inverti la marcia, Capuano. Il grande capo ha detto che dobbiamo fare un sopralluogo all’isola. Con la luce del giorno ci si vede meglio, ha detto- sbuffò stizzito.

***

Faceva già un gran caldo a quell’ora del mattino, ma l’uomo sembrava non accorgersene neppure tanto era eccitato. Appostato dietro un vecchio capanno da caccia, alla fine del sentiero, rimase in paziente attesa. Non era stato poi così difficile imitare la voce del maresciallo. Pur non avendolo mai incontrato di persona, era bastata una telefonata in caserma per memorizzarla.

“Parlo col maresciallo Molinaro? Avrei delle informazioni riguardo gli omicidi all’isola” aveva esordito.

“Posso sapere con chi ho il piacere?” aveva risposto il sottufficiale con il suo timbro nasale e caratteristico. L’uomo aveva tergiversato per un minuto buono, quindi aveva riattaccato.

Tre.

Il terzo si stava avvicinando.

Tra poco, la sua vendetta sarebbe stata completa. In passato, senza l’aiuto di qualche sostanza, non sarebbe stato in grado di reggere quella tensione. Come non sarebbe stato in grado di giustiziare i primi due.

E non erano trascorsi che un paio d’anni.

Ma ne era uscito. Ce l’aveva fatta e, una volta ristabilitosi, si era meticolosamente preparato a quello scopo. A conferma di tutto ciò, afferrò il manico del pugnale e lo strinse con forza. Quindi, dopo aver inspirato a fondo, tornò a fissare il sentiero.

***

Fermandosi a riprendere fiato, William si passò il braccio sulla fronte sudata.

“Ci troviamo un centinaio di metri dopo il capanno da caccia, ci raggiunga li” aveva detto il maresciallo al telefono.

L’idea di vedere quel luogo non l’entusiasmava, ma non aveva avuto scelta.

Riprendendo il cammino, si avvicinò rapidamente alla costruzione in rovina.