L’Isola dei Bruti (Quarto Capitolo)

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-Il brigadiere è in gamba, capitano. Come il povero Dalle Vedove, non c’è dubbio che anche il sindaco sia stato ucciso da un mancino-

Scaccabarozzi, decisamente provato, fissò con attenzione il medico legale invitandolo quindi a proseguire.

-Anche in questo caso infatti, la ferita è stata inferta da destra verso sinistra. Manovra alquanto difficile se non impossibile per chi, come la grande maggioranza delle persone, usa normalmente la mano destra-

Annuendo, l’ufficiale si allentò il nodo della cravatta.

-A meno che, l’assassino, non abbia attaccato frontalmente- disse poco convinto.

Il dottor Meregalli, un arzillo sessantenne con un perenne sorriso stampato sul volto ossuto, scosse la testa.

-Lo escludo, capitano. Le vittime erano fisicamente prestanti e, inoltre, avremmo di certo trovato altre ferite da difesa. Sugli avambracci ad esempio, piuttosto che sulle mani. Invece, nulla di tutto questo. No, capitano. Secondo il mio parere, entrambi sono stati attaccati alle spalle con inaudita ferocia, e da qualcuno molto forte-

***

Diretti verso l’abitazione del sindaco, il maresciallo e il brigadiere rimasero a lungo in silenzio. Fu ancora una volta Capuano, tutt’altro che stanco nonostante la notte insonne, a romperlo.

-Marescià, che ne pensa lei, lo prendiamo il killer?-

Al contrario del più giovane collega, i segni di quella nottataccia erano ben visibili sul volto di Molinaro. Le occhiaie, gonfie e bluastre, facevano da contorno a una barba di tre giorni ispida e nera.

-Killer…killer. Non allargarti troppo, Capuano. Il fatto che tu abbia notato quelle ferite, non ti trasforma di diritto in un detective americano!- rispose stizzito.

Guardandosi bene dal ribattere, il brigadiere tentò di cambiare discorso. Col solo risultato di peggiorare le cose.

-Certo che, per la vecchia, sarà un brutto colpo-

Fulminandolo con lo sguardo, il maresciallo frenò bruscamente davanti a una grande casa singola e dall’aspetto alquanto decadente.

-Cerca di portare rispetto, Capuano. Berenice Grassi, dopo la morte del fratello, ha allevato Eusebio come un figlio. Non fosse stato per lei, non sarebbe mai arrivato sino a…a…-

-A farsi ammazzare come un cane…- terminò per lui Capuano prima di scendere velocemente dall’abitacolo.

Una decina di minuti più tardi, rigidamente seduti sopra un divano finemente intarsiato, osservarono l’anziana donna soffiarsi il naso.

-Chi può aver fatto una cosa simile, maresciallo. Prima l’onorevole, ora Eusebio, cosa sta accadendo in questa città?-

Molinaro la fissò, ammirato. Nonostante la gravissima perdita, la reazione di Berenice era stata più che dignitosa. Appresa la notizia, era rimasta in silenzio per qualche istante, limitandosi ad asciugarsi una lacrima solitaria.

-Non ne abbiamo idea, signora. Ma faremo di tutto per trovare il colpevole. Solo una domanda. Non si è preoccupata non vedendolo rientrare ieri sera?-

Alzandosi a fatica, l’anziana prese un bastone e fece qualche passo.

-No, maresciallo. Capitava spesso, durante le sedute serali. Io lo sapevo e mi ritiravo presto. Dopo un certo orario, Eusebio non chiamava mai, temeva di disturbarmi-

I due si guardarono, per poi alzarsi contemporaneamente.

-Non c’è stata nessuna seduta ieri sera, signora. Ha idea di dove possa essere andato suo nipote? Doveva forse incontrare qualcuno?-

Berenice si fermò di colpo. Sul volto, un’espressione di genuina sorpresa.

-Mi aveva assicurato che, in segno di rispetto verso l’onorevole, l’avrebbero tenuta ugualmente. Per questo motivo, al solito orario, sono andata a dormire-

***

Il sacco, appeso al soffitto tramite un gancio, oscillò ancora per qualche istante, quindi si fermò del tutto. Nel bagno accanto, l’uomo si lasciò cadere sul piano doccia, il vapore ad avvolgerlo quasi completamente. Dopo una mezz’ora d’allenamento, le braccia gli dolevano da morire. Ma aveva ancora un obiettivo da colpire, e voleva essere in perfetta forma.

Due.

I principali responsabili erano fuori gioco, morti, defunti. Ne mancava solo uno, ma avrebbe dovuto fare in fretta. Purtroppo, non era riuscito a riunirli insieme. Il terzo, il più coriaceo, sembrava aver sospettato qualcosa, ma era ancora li, non era fuggito.

Come aveva potuto essere così cieco?

I due che aveva soppresso, due esseri viscidi e inutili. Due politici corrotti e privi di scrupolo. Eppure, sino a qualche giorno prima, mai avrebbe potuto sospettare una cosa simile. Quando ne era venuto a conoscenza, la rabbia verso quei due animali aveva raggiunto livelli altissimi. In una sola cosa erano stati bravi e astuti. Far credere alle persone che, nonostante tutto, si odiassero a vicenda.

Una messinscena perfettamente riuscita e a cui tutti, nessuno escluso, aveva creduto.

Fino al giorno prima.

Uscito dalla doccia, indossò rapidamente una tuta leggera con cappuccio. Da un cassetto, prese un lungo coltello dalla lama seghettata. Non aveva mai amato le armi da fuoco. Preferiva, di gran lunga, quel compagno silenzioso e letale. Lo adorava.

“Sto arrivando” disse alla stanza vuota.