L’isola dei bruti (ottavo capitolo)

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Quando William giunse a casa, il sudore gli aveva completamente inzuppato la camicia. Preoccupato dal fatto che la madre non rispondesse al telefono, colto da un terribile presentimento, aveva percorso l’ultimo tratto praticamente di corsa. All’esterno tutto sembrava tranquillo, ma c’era ugualmente qualcosa che non quadrava, e non impiegò molto a realizzare di cosa si trattasse. La macchina non si trovava davanti al garage, dove l’aveva lasciata, e sua madre non guidava! Con un balzo, superò i tre gradini e spalancò la porta. Resosi conto che in salone non c’era nessuno, si precipitò in cucina e da li sulla porta che dava sul retro. Senza fiato, rientrò e salì le scale che portavano al piano superiore. In preda al panico, perlustrò entrambe le stanze quindi tornò sul ballatoio, respirava a fatica.

Quel maledetto assassino l’aveva rapita, ormai non aveva più nessun dubbio. Davide era tornato per compiere la propria vendetta, ed ora mancava solo lui. Ma perché aveva preso sua madre? Che motivo aveva quando avrebbe dovuto aspettare solo il suo ritorno? Stremato, si lasciò andare contro la parete e si prese la testa tra le mani. Rimase in quella posizione per diversi minuti, quindi si alzò e scese nel salone. Il cordless si trovava esattamente dove l’aveva lasciato, al centro del tavolo. Con mani tremanti, lo afferrò e compose un numero.

-Maresciallo Molinaro? Sono William Dalle Vedove, mia madre è scomparsa-

***

Seduta dal lato passeggero, Francesca teneva le mani in grembo, gli occhi fissi sulla strada. Al suo fianco, l’uomo guidava con prudenza, sembrava tranquillo.

-Non credo a una sola parola di quello che mi hai detto. Mio figlio non può aver fatto una cosa simile, così come mio marito e il povero sindaco- disse a voce bassa.

L’uomo sorrise.

-Mi riesce difficile pensare che fossi all’oscuro dei giochetti di tuo figlio, ma è la verità, che tu lo voglia o meno-

Francesca scosse la testa con decisione.

-Ti stai inventando tutto, William aveva una ragazza nel paese vicino. Ecco dove andava!-

Ritornando serio, l’uomo si voltò per la prima volta verso di lei.

-E tu, l’hai mai vista questa ragazza?-

Francesca aprì la bocca per rispondere, ma la richiuse quasi subito.

-No, non l’hai mai vista perché non è mai esistita-

Pur rifiutandosi ostinatamente di credere a quelle parole, una parte di se sapeva che corrispondevano al vero. Troppi i silenzi, così come le risposte evasive di William riguardo la fidanzata. Ma, ciò che l’angosciava più di tutto, era il fatto che suo marito fosse al corrente di tutto e non gliene avesse mai parlato.

Senza alcun preavviso l’uomo frenò bruscamente. Stupita, Francesca si accorse che l’aveva portata a ridosso dell’isola.

-Ma dove mi stai portando. Non ci sono sentieri da questa parte!

Il sorriso dell’uomo divenne un ghigno.

-Non per me e tuo figlio. E’ da questo punto che passavamo durante i nostri incontri-

In un disperato tentativo, Francesca spalancò la portiera e si lanciò fuori. L’uomo la lasciò fare e scese a sua volta. In breve, la raggiunse e le cinse la vita con un braccio. Scalciando furiosamente cercò di liberarsi dalla stretta, ma fu tutto inutile. Esausta, smise di lottare e si abbandonò tra le sue braccia.

-Qui volevano farmi fuori, e qui ammazzerò tuo figlio davanti ai tuoi occhi- Francesca roteò gli occhi e svenne.

***

Sprofondato nella vecchia sedia a dondolo, William attese l’arrivo del maresciallo in veranda. Molinaro gli aveva intimato di non muoversi da casa.

-Stiamo tornando dall’isola, stia calmo e non tocchi nulla, saremo li in una decina di minuti-

William gli aveva assicurato che avrebbe fatto ciò che gli era stato detto e aveva riattaccato. Era quasi mezzogiorno, e il caldo aveva raggiunto il picco massimo, ma rimanere in quella casa vuota lo faceva star male. Il solo pensiero della madre in mano a quell’assassino lo faceva impazzire. Dopo la telefonata, in un turbinio di emozioni, si era scervellato sulla versione da dare ai carabinieri. Avrebbe dovuto dire la verità, oppure inventarsene un’altra?Cos’avrebbe mai rischiato in fondo? Non era stato commesso nessun omicidio, nonostante avessero creduto il contrario, e suo padre e il sindaco erano ormai morti e sepolti, chi avrebbe potuto smentirlo? Inoltre, Davide non era del posto e, per quanto ne sapeva, nessuno aveva sporto denuncia per la sua scomparsa. Maledicendo il sindaco per aver celato così bene quel terribile segreto, sobbalzò quando il telefono iniziò a squillare.

In un baleno fu nuovamente nel salone, afferrò il cordless e pigiò il tasto verde.

-Ciao William, come stai?-

Riconobbe immediatamente la voce, e il suo cuore mancò di un battito.

-Immagino non molto bene, ma non affannarti a rispondere e ascoltami attentamente. Ti aspetto al solito posto, abbiamo molte cose di cui parlare, per cui vedi di fare in fretta. Se mi accorgo che ti sei portato dietro gli sbirri, tua madre ne sarà molto dispiaciuta, ci siamo capiti?-

La comunicazione s’interruppe di colpo. Sconvolto, William depose il telefono.