L’inquietante Villa Clara o Malvasia, a Trebbo di Reno. Le leggenda sui presunti fantasmi

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Villa Clara o Malvasia, questa volta è il suo turno, nella lunga lista dei luoghi del mistero.

La leggenda 

Questa villa alle porte di Bologna è spesso avvolta dalla nebbia. Qui spesso si sentono strane voci. Leggenda vuole che siano le voci di Clara, la figliastra del proprietario. nata agli inizi del ‘900 e murata viva dal padre.

Secondo una leggenda il padre era spaventato dalla sua chiaroveggenza e murò viva la bimba. A nulla sono valsero i suoi pianti e le richieste d’aiuto della povera piccola. Si dice ancora oggi in alcuni giorni si possano sentire il suo fantasma che piange oppure un pianoforte che suona all’interno della villa.

Un’altra tesi, sostenuta da molti anziani del luogo sostiene che fu semplicemente imprigionata, dopo che il padre la vide mentre amoreggiava con un giovane servitore della villa. Il patrigno si sentì così disonorato dal gesto della giovane e la rinchiuse per sempre in casa, non permettendole di uscire nemmeno nel giardino della villa che era circondato da mura alte e imponenti. La ragazza soffrì e non trovò mai pace. Così il suo fantasma vaga ancora per la villa lamentandosi e piangendo.

La realtà 

In realtà come spieghiamo qui di seguito, si tratta più che altro di dicerie. Di questa villa ciò che emerge realmente è la qualità e la ricchezza architettonica e artistica delle decorazioni seicentesche.

Dal punto di vista architettonico, la villa, risalente al 1624, conserva al suo interno bellissimi stucchi e affreschi dell’epoca.

Un luogo di valore e appetibile, non fosse per la presenza di Clara. Il padre di Villa Clara, Carlo Cesare Malvasia, personaggio bolognese di spicco del 600, fece edificare la villa ad inizio secolo. Egli era uno storiografo d’arte e scrittore vissuto tra il 1611 e il 1693.

Solitamente trascorreva le estati qui in campagna presso la villa, che rimase di proprietà della famiglia Malvasia fino alla metà dell’Ottocento.

In seguito la villa ha cambiato più volte proprietario e nome. Divenne in seguito Villa Alessandri ed infine Villa Clara, dal nome del fantasma della bambina che sembra infestarla.

In paese la sua storia è ovviamente nota molti abitanti preferiscono non guardare dentro al cancello passandole davanti, per timore di vedere lo spettro di Clara. 

A Villa Clara sembra accada anche un’altra stranezza. Secondo alcuni la finestra sopra la porta dell’ingresso principale, sembra spesso scomparire improvvisamente per poi riapparire subito dopo. Insomma, molta suggestione per una villa dal valore artistico immenso.

Ad alimentare il mito anche il luogo in cui sorge la villa, un po’ fuori Bologna, al n. 449 di Via Zanardi, a poca distanza da Trebbo di Reno. Si trova in aperta campagna, immersa in campi. Qui non arriva nemmeno l’illuminazione stradale e la nebbia compare spesso nei mesi autunnali e invernali. Questo rende facile la comparsa di leggende e misteri.

Il visitatore che si spingeva in quel luogo si trovava, negli scorsi decenni, dinnanzi ad una casa fatiscente, circondata da un giardino incolto e ipertrofico; scritte sui muri e un cancello più volte rattoppato e sigillato da robusti catenacci.

In realtà, la Villa ha mura perimetrali solo nella parte anteriore ed il portone era praticamente sfondato: quindi chiunque poteva penetrarvi, chiaramente compiendo un reato. Infatti, tale Villa era proprietà di qualche privato o, più probabilmente, del Comune stesso.

In realtà negli anni sono sorte miriadi di narrazioni su presunti sensitivi che hanno percepito oscure presenze. Altri sostengono vi siano veri e propri eletti cui si sarebbe manifestato il fantasma in persona. 

Carlo Cesare Malvasia : il personaggio 

Carlo Cesare Malvasia a Bologna fu un personaggio conosciuto. Egli ebbe modo di conoscere e penetrare il mondo artistico della sua città in modo molto profondo e non superficiale.

I suoi scritti sulla pittura e i pittori bolognesi e, soprattutto, la sua Felsina pittrice sono fondamentali per lo studio dell’arte bolognese. Dunque si trattava di un personaggio in vista.

Il Malvasìa esercitò le sue conoscenze di architettura e quelle di pittura. Tra l’altro era stato allievo di Cavedoni, un epigone dei Carracci.

Concepì quella palazzina con un’eleganza semplice, gustosa, con la porta d’ingresso inquadrata fra lesene accoppiate.

Le decorazioni riguardavano unicamente il piano terreno dove Malvasia ospitava frequentemente gli amici, soprattutto studiosi e artisti di spicco del Seicento.

In questa villa si faceva musica, poesìa, si discuteva d’arte, particolarmente dopo ricchi pranzi. Insomma un bello spaccato della vita intellettuale bolognese seicentesca passò da Villa Malvasia. 

Il luogo risultava attraente, molto riservato e  chiuso da mura merlate, con sale decorate dal Dentone, dal Valesio, dal Togni, da Franceschino Caracci e da Angelo Michele Colonna.

Il periodo oscuro della villa sono i due secoli successivi, Settecento e Ottocento. Non si conoscono tante vicende della villa durante questi due secoli.

Ai primi del Novecento appartenne al Cav. Ferdinando Bonora, che apportò numerosi miglioramenti. Alla sua morte nel 1917, la villa passò in eredità alla sig.ra Zaida Bonora in Francia.

In seguito fu venduta e passò in mano a vari speculatori che ne misero a repentaglio la sua conservazione. Questi infatti adibirono la loggia d’ingresso a rimessa di carri da trasporto, che venivano fatti entrate per una rampra raffazzonata.

Nel 1928 fu acquistata dalla sig.ra Clara Mazzetti ved. Barzaghi che arredò le sale del piano terreno. 

Il restauro era ormai necessario. Le preziose pitture e affreschi andavano salvate. Tante le opere artistiche di grande qualità.

Spettano senz’altro al Dentone le architetture dipinte nel soffitto ligneo della grande sala. Di notevole qualità sono i paesi dipinti nel fregio di detto vano, probabilmente di Menghin del Brizio, dato che il Malvasia ricorda l’abilità dal pittore nel batter di frasca.

La mano del Colonna, la cui presenza nella villa è certa, poiché ui si ammalò per l’eccessiva umidità è rintracciabile nelle figure a monocromo del fregio della grande sala, ma anche nelle comparse del soffitto ligneo. Più difficile individuare la presenza, seppur certa, delle opere del Valesio e di Antonio e Franceschino Carracci, pure ricordati dal Malvasia.

Le contraddizioni

Dicevamo delle leggende su Villa Clara. In realtà sono ricche di contraddizioni che ne minano alla base ogni fondatezza. 

Nel 1928, come scritto sopra, fu acquistata da una certa sig.ra Clara Mazzetti ved. Barzaghi, alla quale probabilmente si deve il nuovo nome attribuito alla Villa, diventata, appunto, “Villa Clara”.

Difficile che una vedova, in età e condizioni tali da acquisire una tal villa, potesse essere una ragazzina o una bambina come leggenda vorrebbe.

Inoltre l’ultima proprietà privata della villa sembra sia degli Alessandri che, a meno non sia subentrato lo stato o qualche ente pubblico, risulterebbero tuttora i proprietari.

Improbabile quindi che una bambina di nome Clara sia stata uccisa in tempi così recenti in quel luogo, peraltro in contraddizione con la leggenda che invece si riferisce ad eventi antichi e riferibili a nobili casati.

Pare quindi sia stata costruita un’affascinante ed inquietante leggenda in modo artefatto.

Una leggenda che ricalca le più note e diffuse storie di fantasmi, come ad esempio la storia di Azzurrina.

Negli ultimi decenni inoltre la casa sarebbe stata palcoscenico di messe nere e cerimonie occulte, nelle quali la leggenda è nata e si è sviluppata. Dunque nessun fantasma, nessuna villa stregata? Probabilmente si, niente di tutto ciò.

La cosa più importante è però che finalmente, negli ultimi tempi, i preziosi ed antichi dipinti ed affreschi contenuti nella villa, siano entrati in un serio progetto di restauro.

I suoi attuali proprietari sognano di farne un centro per ricevimenti e matrimoni e forse anche una scuola d’arte.

Pare inoltre ci sia un mistero anche sulla data precisa di costruzione della villa. In realtà è probabile che sia avvenuta tra il 1572 e il 1585. A rivelarlo sarebbe lo stemma di Papa Gregorio XIII, che campeggia sulla sommità del camino nella sala principale.

Era consuetudine, a quei tempi, riferire il periodo di costruzione di un edificio appartenente ad un nobile casato al Pontefice regnante in quegli anni.

Leggende o non leggende Villa Clara o Malvasia esercita tutt’ora fascino non indifferente.

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