L’importanza del riciclo: Quarta parte

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Quarta parte: La plastica

Siamo alla quarta puntata sul riciclo, punto cardine per il rispetto dell’ambiente e per il nostro futuro. Nel frattempo abbiamo avuto il problema coronavirus che ha un po’ distolto l’opinione pubblica da quello che a mio modesto parere resta il problema numero uno: ambiente.

Con ambiente si intende anche la carenza di risorse che in futuro potrebbe travolgerci, a partire da quelle base come l’acqua.

In questa quarta parte ci occupiamo di plastica. Si tratta di uno dei problemi maggiormente sentiti e di cui si è parlato moltissimo negli ultimi anni anche per le immense isole di plastica e microplastica grandi come nazioni che si sono sviluppate con le correnti oceaniche.

Anche qui è importante il riciclo che si può attuare soprattutto con la raccolta differenziata che riguarda soprattutto gli imballaggi che rappresentano la metà della plastica dei rifiuti urbani. La differenziata della plastica si è andata ampliando nel tempo e ha coinvolto anche imballaggi in plastica utilizzati per gli alimenti, come sacchetti, vaschette e pellicole per imballaggi.

La plastica ha dei motivi aggiuntivi che spingono in direzione del riciclo rispetto ad altri materiali. Innanzitutto degrada molto lentamente. Ad esempio i contenitori in polietilene o in cloruro di polivinile abbandonati nell’ambiente possono metterci dai 100 ai 1000 anni per essere degradati, i sacchetti impiegano anche più di 1000 anni. Poi c’è anche un motivo legato alle possibilità di utilizzare la plastica usata come risorsa.

Come avviene lo smaltimento della plastica?

Si può effettuare attraverso il recupero o il riciclo della stessa, da cui è possibile ottenere non solo nuovi prodotti, ma anche energia, calore ed elettricità. Il riciclo può essere meccanico o chimico.

Il riciclo meccanico implica la trasformazione da materia a materia attraverso cui la plastica non più utilizzata diventa il punto di partenza per nuovi prodotti attraverso la rilavorazione termica o meccanica dei rifiuti plastici.

Il riciclo chimico prevede invece un processo inverso con il ritorno alla materia prima di base. Il tutto avviene con la trasformazione delle plastiche usate in monomeri paragonabili a quelli vergini e che possono essere nuovamente utilizzabili nella produzione. I polimeri delle diverse plastiche vengono scomposti nei monomeri corrispondenti. Una produzione in senso inverso.

La plastica che non viene raccolta e non viene riciclata può essere utilizzata per il recupero energetico mediante la termovalorizzazione. Questa avviene dopo una selezione e triturazione della plastica ed è un processo da cui ricavare combustibili alternativi che vengono sfruttati per la produzione di energia termoelettrica e nei processi industriali di molte aziende.

Il recupero energetico riutilizza l’energia contenuta nei rifiuti plastici derivante dal petrolio e pienamente sfruttabile. Questo per utilizzare al massimo il potere calorifico della plastica che è in tutto e per tutto confrontabile con quello del carbone.

Credo sia comprensibile dunque quanto sia importante che ognuno faccia la propria parte nel non gettare la plastica nell’indifferenziato e nel non abbandonarla in giro. Alla prossima parte dove tratteremo la carta.

L.D.

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