Libera

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LIBERA

Avrebbe voluto essere diversa, una persona felice che non si lascia intimidire da nessuno, ma in realtà era solo una ragazzina con la paura di vivere la sua vita.
Ma… C’era dell’altro.
No. Non erano dei capricci.
Lei voleva solo scappare da tutto quello che la circondava e che inevitabilmente ogni volta la lasciava priva di vita, esanime su quel letto che aveva iniziato a odiare.
Aveva una bellissima vita, era felice e poi, un po’ all’improvviso, tutto iniziò a sgretolarsi lasciando una scia buia e cupa.
Doveva lottare di più, avrebbe dovuto ribellarsi ma la sua testa le diceva che si meritava tutto quello che stava ricevendo.
E, ancora una volta si risvegliò nuda, piena di lividi su quel letto che le aveva preso tutto: la sua innocenza, la sua libertà e la sua linfa vitale.
Basta. Doveva lottare.

Sì, aveva ancora un motivo per farlo, anche se la vocina nella sua testa le diceva tutt’altro.
Adesso, mentre era distesa supina su quelle lenzuola che comunque non riuscivano a coprire la vergogna che provava, le balenò nella mente un pensiero.
Lo stacciò con forza, forse più di quanto non avrebbe mai creduto di poter fare.
E poi, quasi in un breve istante mentre lo scrosciare dell’acqua accompagnava i suoi pensieri e l’acqua calda bagnava le sue ferite lo accolse.
Fu proprio un momento, ma era bastato per far abbassare le sue difese e far si che quel pensiero si insediasse di nuovo in lei.
Prese la lametta che aveva dentro la doccia e quasi senza pensarci la passò sui polsi, delicatamente.
Sperava che quello bastasse a scacciare quel dolore dentro di sé, il disgusto che provava per se stessa e ancora una volta sperava che avrebbe portato via quelle voci che l’accompagnavano ogni giorno.
Rimase inerme mentre le sue ferite venivano lavate via, anche se solo esteriormente.
In piedi, sotto l’acqua calda, il sangue correva lungo il suo corpo e lei rimase incurante lì per alcuni minuti fin quando l’acqua non venne chiusa e lei portata via.

«No. No. Ti prego, resta con me. Non lasciarmi. No, non puoi lasciarmi» una voce melodiosa la supplicava piangendo, schiaffeggiandola per non farle perdere i sensi, ma lei si abbandonò tra quelle braccia che le davano sicurezza come se, solo allora, ogni cosa avesse prese il suo significato.

Lui la strattonò, certo di riportarla indietro, ma lei aveva smesso di lottare e non c’era più nulla che potesse fare.
Da lontano si udivano le sirene dell’ambulanza, i paramedici gridare di fare presto, ma ormai era troppo tardi.
Lei se ne era andata.
E così, pur in un gesto troppo crudo trovò quella pace che da qualche tempo cercava.
Lei era morta tra quelle braccia che le erano state sempre accanto, che non avevano mai smesso di lottare per lei e che la accoglievano ogni volta che ne aveva bisogno.
Doveva vivere per lui, ma a volte neanche l’amore basta per cancellare la crudeltà da cui si cerca di fuggire.

 

Spazio d’autrice:
Salve a tutti =D
Eccomi qui con una storia che non è proprio per nulla allegra e che tocca un tema delicato molto difficile parlarne figuramoci scriverci.
Spero di aver scritto questo piccolo e breve brano con il dovuto rispetto e in modo davvero molto corretto dato il tema che tocco. Non è stato facile perchè avevo paura di non farlo nel modo giusto, ma spero almeno di essermi avvicinata un pò.
Non vi dico come è venuta fuori questa idea perchè si potrebbe pensare che non sto davvero bene e passare per una pazza.
So che nel testo ci sono alcune parole ripetute ma è stato fatto per sottolineare alcuni momenti che possono risultare significative e il fatto di non aver inserito il nome della ragazza è una mia scelta così come quello del ragazzo. Ho pensato che non erano importanti, anzi il fatto che non abbia un nome forse sta proprio a sottolineare ancora di più ciò che sta attraversando e il suo sentirsi in gabbia.
Ok, ora la smetto di parlare perchè non voglio annoiarvi con altri dettagli.
Mi auguro solo di aver trattato il tema con il dovuto rispetto e se così non fosse chiedo scusa a chi si è potuto trovare in una situazione del genere, non era mia intenzione farlo nel modo sbagliato.

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Katya Ferrante
Katya è una ragazza semplice, siciliana e di 24 anni che ha tanti sogni e che spera un giorno di riuscire a realizzarne almeno qualcuno. Sogna l’amore -quello vero- come nei film dove tutto è possibile e forse anche un po’ ingenuamente crede ancora nel principe azzurro. Vive di libri, musica, film e serie tv. I libri perché l’hanno cresciuta e sono il suo posto sicuro dove cerca conforto ogni qualvolta ne ha bisogno. Non ama i generi gialli e thriller, legge pochi classici, ma in compenso ama tantissimo i romanzi rosa, le storie d’amore e il fantasy e la stessa cosa vale per i film. Per quanto riguarda la musica non ha un genere preferito, ma a due sue rocce: Laura Pausini e Lea Michele, ascolta le sue canzone fino allo svenimento, cosa che l’hanno aiutata a superare vari momenti della sua vita. Il suo sogno più grande sarebbe quello di diventare una scrittrice e di viaggiare, in particolar modo andare in Australia, Canada e New York. Si considera una cioccolattinomane pur se va in contrasto con ciò che pensa del suo corpo, infatti ne mangia meno di quanto vorrebbe. E, infine non perché meno importante è una telefilm addicted, avete capito bene! Segue tantissime serie tv, forse più di quante ne ha viste concluse e ama passare il suo tempo libero nei misteri, nelle storie d’amore – d’amicizia, nel sovrannaturale e in quei mondi che sono molto lontani dal suo. Ha iniziato il suo periodo da telefilm addice con Streghe, The OC, Gossip Girl, Glee e poi sono arrivati The vampire diaries, The Royasl, Arrow, la saga di Chicago ( Fire- Med- PD), Grey’s Anatomy per giungere a serie italiane come Braccialetti Rossi, Un medico in famiglia, L’onore e il rispetto o straniere spagnole come Velvet, Il principe e altre mille serie che la tengono incollata allo schermo del pc più di quanto dedicata alla sua vita sociale.