Lettera a un amico

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Se non fosse per altro tu fallo per te.
Tanto a sparare non siamo capaci.
Ci tremano le mani perché sappiamo che uno spirito non muore sotto i colpi dei proiettili, ma muore se se lo si lascia addormentare.
Tu allora punta la sveglia per prendere appunti che parlano degli angoli bui e non usar punti, tanto la verità esce allo scoperto più volentieri facendosi strada tra mozziconi biro e bicchieri.
Abbiamo la penna ed una mano tanto ferma quanto dolce , che non trema mentre scrive,
perché sa che nessun muro di pelle e carne
può fermare le parole.
Quindi fallo per te e scrivi col rasoio, tu sai cosa vuol dire avere un taglio aperto sul petto dal quale sanguinano parole, sai cosa vuol dire non volerlo far guarire perché hai visto che in quel caso sarebbe lo spirito ad ammalarsi.
Se non esistessero le tre di notte le persone con un taglio nel petto si sentirebbero più sole, ma questo il mondo ancora non lo sa.
Per questo noi scriviamo.

                           G.Sonnessa

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Gianluca Sonnessa
Stupefatto vi ho osservato mentre uscivate da tele intrise d'astrazione. Ho mangiato dalle vostre anime, che colando giù dai fogli poggiavano su terre aride ed assetate di parole le loro poesie. Ho seguito con lo sguardo il vostro graffiar la creta, impegnati com' eravate nel donare la libertà a quell'animo intrappolato in una scultura, che ancora non esisteva. Ho prestato a quel sogno i miei timpani, soffocati dai clacson e dalle sirene, per riaverli leggeri e soffiati da note di corde pizzicate e chitarre distorte. Ho velato questi occhi col più gioioso dei pianti, perché sono stato testimone di come avete saputo porgere ad un mondo addormentato il cuore pulsante della creatività, che anco batte protetto da cento, mille, un milione di sterni. Son vostre le costole fatte di penne e pennelli, di legna e pannelli ,di lettere, segni e strumenti. Ed oggi Vi chiedo di unirvi. Non più sotto bandiere o striscioni e restando lontani da fari o gelatine. Vestite soltanto la caleindoscopica luce che guida una mano libera. Rompete il silenzio , fatelo Ora, coscienti d' essere i fortunati cantori dell'arte e mai suoi padroni. Io protetto da questo mantello che fa da sipario e che mi copre le spalle e l'età, sarò al vostro fianco. Guardate la mia maschera e rivedrete i vostri quadri, leggete le righe che ne descrivono i tratti e riscoprirete emozioni nascoste fra le pagine dei vostri racconti. Cercate i miei occhi, protetti dalla nera quiete della curiosità e ritroverete i vostri, assetati di note su pentagrammi. Questa nostra guerra con le penne in pugno, l'unica che non lascia alle spalle morti, portatela all'attenzione dell'umanità. Con ogni mezzo. Per ricordarle che dell'arte, dopo la natura, rimarrà l'unica depositaria.