L’eredità

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“L’ eredità”

di Maria Rosa Oneto 

Torneremo al Cielo nudi come siamo nati,
avvolti da panni nuovi o fasciati da un lenzuolo con la Coroncina tra le mani.
Le bare di legno infilate in cuniculi di marmo o ridotte in cenere nell’apposite urne da disperdere al vento.
Torneremo al Cielo, senza ricchezze terrene e baci d’amore da trattenere.
Non sarà servito, piangere, sfiancarsi, lottare per un misero stipendo, una casa, un tozzo di pane.
Ciò che rimarrà dei ricordi, della gioventu’, delle canzoni “molleggiate” da portare per strada, dei sogni colorati con il rossetto, delle sigarette fumate di nascosto, delle ribellioni giovanili, saranno un disco dei Beatles, una maglia del ‘Che e un libro di filosofia con le pagine sporche di sugo fatto in casa.
Ritorneremo al Cielo come anime dannate, strappate dalle braccia dei nostri figli, lasciati soli a marcire in un ospizio di poco conto.
Derisi, sdendati, trattati male come cani rognosi. Non più degni della condizione umana, privati dell’identità e di una lunga.storia personale. Alla fine, nell’ultimo viaggio senza ritorno, chissà perché ci piangeranno e loderanno in molti. Intessendo memoriali e virtù, pregi e caratteri dolci e imparziali. Anche Noi Morti trasuderemo mestizia nel vederli così tormentati, affranti, sconvolti. E facendo le corna, grideremo: “Asciugatevi gli occhi, smettetela di mentire, la recita è finita, l’Impiccio, il decrepito non ce più” come la Sua eredità.