L’equilibrio dei sassi

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In collaborazione con Albumacco.com presentiamo l‘Equilibrio dei Sassi di Gianluigi Mignacco.

Se nel primo romanzo di Gianluigi Mignacco, Il Commiato1, il paesaggio di valli e montagne (appenniniche e alpine) era un elemento poetico ma tutto sommato funzionale come sfondo di una vicenda condotta con maestria su vari livelli temporali e spaziali, in questo:

L’equilibrio dei sassi” lo sfondo naturale passa in primo piano: è l’improvviso amore per una terra, localizzata questa volta con precisione anche nei toponimi, che difatti muove il protagonista, Giovanni, a compiere la scelta decisiva di abbandonare la vita a Milano, una professione da cui sono nati gravi problemi finanziari e uno stile di vita che potremmo definire tout court consumistico ed edonistico, simboleggiato dal fallimento di una relazione amorosa rapidamente consumatasi, raffreddata e finita nel dimenticatoio senza rimpianti.

Immerso d’improvviso e quasi per caso in un nuovo contesto più basilare ed elementare, Giovanni pian piano riscoprirà un nuovo rapporto empatico con la natura, con il proprio corpo e con gli altri, imperniato su una vicenda amorosa ben diversamente stimolante e pura.

Ciò che avvince il lettore, in una vicenda che non ha il complesso intreccio del primo romanzo ma anzi procede rettilinea e con un ben scandito ritmo temporale, è proprio la vividezza con cui Mignacco delinea l’emergere in Giovanni di una nuova sensibilità verso la natura, verso la manualità del ricostruire la propria casa in modo essenziale,  con materiali economici o di recupero, e una piccola patria di affetti circoscritti ma autentici e profondi. 

La fabula e l’intreccio si sovrappongono e la focalizzazione zero, condotta con lucidità e precisione, ci permette di seguire i pensieri di Giovanni e la sua evoluzione umana. Mignacco infatti intesse e arricchisce la linearità della storia con riflessioni mai banalmente autoriali, aprendo al lettore con sottile psicologia la mente dei protagonista, che nel finale dirà, guardando al se stesso di prima: «Quell’uomo viveva a Milano ma non sapeva cosa significasse davvero vivere. Lavorava, guadagnava tanti soldi, ne spendeva in quantità.

Era un uomo laborioso ma non inseguiva più il suo lavoro per passione. La sua smania era un modo per dimostrare a sé stesso che esisteva e valeva qualcosa. [. . . ] Quell’uomo è morto in fondo al pozzo. Qui è arrivato un uomo nuovo che ha scoperto cosa significa vivere davvero.»

Una palingenesi totale, insomma.

L’equilibrio dei sassi, che rimanda a Rigoni Stern (citato anche all’interno del testo) ma che ricorda certi tratti della narrativa vittoriana (George Eliot, il primo Thomas Hardy), può essere definito il poetico romanzo corale di una piccola e isolata comunità, su cui spiccano la giovane vedova Elsa, suo figlio Giacomo e l’anziano valligiano Vittorio, per nulla una figura di contorno ma anzi personaggio quasi mitico depositario della saggezza della campagna.

Sono figure che, pur muovendosi di vita propria, perfettamente individualizzate nei tratti e nelle storie personali,  agiscono da catalizzatori per il processo di crescita che man mano si sviluppa in Giovanni. Specialmente il rapporto con il bambino, Giacomo, affetto da un raro disturbo e in cui Giovanni si rispecchia, agirà da ulteriore fulcro narrativo in parallelo con la storia d’amore che si dipana con la madre.

La storia (come il precedente Il Commiato) è ulteriormente ravvivata da tre drammatici momenti di crisi che l’autore sapientemente dissemina nel racconto, e che ogni volta portano il protagonista a un nuovo livello di consapevolezza di sé e del mondo che lo attornia: un mondo che appare isolato, chiuso e persino refrattario, ma che si rivela umano, empatico e sincero.

Il lavoro di Mignacco è assolutamente contemporaneo nel toccare con coraggio e leggerezza, al di là di scelte banalmente ideologiche, temi di stretta attualità come lo spopolamento della campagna, il consumismo metropolitano e la perdita di rapporto con il corpo, un dato di fatto incontrovertibile, che cozza però con una tendenza, minoritaria ma concreta, alla riscoperta della campagna in un approccio critico alla modernità e alla vita.

Sono elementi che troviamo, se in chiusura è lecito un accenno all’interessante biografia dell’Autore, nelle stesse scelte di Gianluigi Mignacco.

Gianluigi Mignacco, Il Commiato, puntoacapo 2018; finalista al Premio Mastercard.

In collaborazione con Albumacco.com