L’epigrafi Fenicie di Felline

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Ma passiamo alle scoperte dell’avvocato Severino Loreto, egli passa spesso le vacanze nel Salento ed un bel giorno in attesa di pranzare in piazza Caduti a Felline, scopre le due epigrafi fenicie, poi diveranno tre, avendone scoperta un’altra all’interno di una abitazione della stessa piazza Caduti.

Le scoperte sono come le ciliegie una tira l’altra, così presto l’avvocato bergamasco scopre che a Felline ci sono diversi blocchi di riuso con iscrizioni di tipo fenicio, ora questo non può essere più un caso. Ma sentiamo cosa dice riguardo alle scoperte: ” di sicuro le scritte che ho ritrovato in piazza Caduti a Felline sono riconducibili al “fenicio” o, meglio, ad una scrittura riconducibile al tipo “lineare A”.

Non sono false, la loro datazione le porterebbe molto indietro nel tempo, di sicuro sono in situ da poco. Esse provengono da altro luogo, nei pressi, non lontano, essendo di arenaria locale e sono state a lungo al coperto, in un posto riparato, come emerge dal loro poco dilavamento. Stando al mio fiuto, l’originario insediamento del paese dovrebbe trovarsi nella piana della masseria del Canneto nei pressi della sorgente di acqua dolce, al punto di incrocio delle tre linee di congiunzione delle attuali chiese sopra-elevate. Direi precisamente, di fronte al Ninfeo, che è in perfetta posizione equinoziale.

Lo spostamento del paese nella odierna posizione deve risalire ad un periodo di molto successivo, in cui le coste divennero poco sicure (pirati, saraceni ed altro). Nella costruzione del nuovo insediamento furono probabilmente utilizzati materiali provenienti dal vecchio sito, circa l’origine del nome, dissento dalla teoria che vorrebbe derivarlo dal termine greco “canna”, almeno nel greco di Tucidide, fellos vuol dire sughero, ed era infatti il legno delle foreste di querce ciò che attirava i naviganti nel nostro caso.

La questione storica che pongono le incisioni non è di poco conto, il problema di base è che nessuno sa con esattezza chi erano i fenici e chi erano invece i greci. Le fonti storiche imbrogliano e spesso li confondono e l’archeologia non fa di meno per chiarire la questione. Un esempio probante il famoso disco di Festo. Secondo Erodoto, i coloni messapi erano greci di Creta. ma secondo i cananei, erano i fenici ad essere greci di creta, e per questo gli ebrei li chiamavano filistei, cioè stranieri, i greci chiamavano se stessi elleni, e non grecoi mentre i grecoi erano i greci italici, insomma, non se ne capisce niente.

Di sicuro la storiografia non annovera insediamenti fenici nel Salento, neanche nella temporanea forma dell’emporio, la puglia ne sarebbe esclusa, eppure non dev’essere andata così. L’unica cosa su cui tutti convengono è che la scrittura fenicia è all’origine di tutte le scritture storicamente conosciute, anche dell’etrusco, prima ancora che del greco, del latino e dell’ebraico, non è decifrata, a differenza della “lineare B”,e l’unica cosa che se ne sa è che consonantica, cioè senza vocali.

Chi erano quindi quelli che tanti secoli fa si aggiravano nella piana di Felline ? Se ne sono andati, o per caso sono ancora lì, come il colore verde chiaro degli occhi di alcuni fellinesi mi fa pensare?

Nelle campagne di Felline sono accidentalmente reperibili iscrizioni in punico o neo-punico, e cioè datate al II secolo a.c. quelle di piazza dei caduti sono invece iscrizioni funerarie dell’ IX-VIII a.c. dunque una presenza “fenicia”, né breve, né occasionale. Cosa è successo allora per davvero? Chi erano i “fenici ? chi erano i “greci” ? da dove arrivano i “romani”? ” Ma torniamo alle iscrizioni ritrovate a Felline ” tutte e tre le epigrafe sono incise su blocchi parallelepipedi in arenaria locale, riutilizzati alla bisogna come materiale di recupero. Da un pur superficiale controllo, sembrano autentiche.

La prima epigrafe si trova su un architrave situata su una porta finestra prospiciente la piazza. Reca iscritte quattro lettere in alfabeto proto–fenicio, del periodo asdrubalico, racchiuse dal disegno di una “nave”. A prima vista sono immediatamente riconoscibili le lettere gimel e zayin. Anche la seconda epigrafe appare su un architrave di una porta che dà sul vicolo che si apre dopo l’arco che delimita il fondo della piazza. Anche essa reca iscritte quattro lettere, sono riconoscibili le lettere nun e zayin. La terza iscrizione è invece visibile sul soffitto di un ambiente interno che si affaccia sulla piazza tramite una porta finestra in vetro, situata quasi in prossimità del passo carraio.

Qui le lettere appiano malamente evidenziate con un colore nero probabilmente fatto da qualcuno di recente. Il blocco risulta però murato in senso capovolto, e quindi per la lettura occorre rovesciare l’immagine. L’incisione reca dieci lettere in alfabeto fenicio classico del periodo medio. Sono riconoscibili le lettere ayin, pè, lamedh, heth, qoph, e forse una jodh. Ovviamente mi rendo conto dell’enormità della cosa, se la scoperta dovesse essere confermata dagli esperti del settore. Per chiudere con il botto, perchè non indagare anche sul probabile nome Fenicio di Parabita? Con ” Par ” traduzione di Gloria, ” bit ” traduzione di casa.

Raimondo Rodia