L’enigma della sfinge

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“Il desiderio di pregare è da solo una preghiera”.
G. Bernanos

L’enigma della sfinge

Poeta di illusioni, di speranze, di vana allegria. Di gioia infinita e triste. Un vuoto pesante e leggero di dolcezza. Poeta di cose stupide, e quindi poeta intelligente. Anima rossa e amara, furiosa e insaziabile, irruenta e violenta, cattiva e collerica.
Di gioia furiosa e nefanda: di breve momento di felicità.
Io sono e non sono il Dio di me stesso: lurido ed eroe al tempo stesso. Che ama l’amore, che odia l’amore, che vive d’amore.
Momenti insostenibili di felicità mi trucidano il ventre e mi dicono di continuare a rifuggire l’insostenibile e inutile felicità.
Io sono il fuoco immobile, l’acqua che non muta mai, un bel sogno avvenuto ma solo un sogno appunto. Una truce giornata gioiosa passata ad amare e odiare tutto ciò che mi circonda.
Io sono l’estro che non avrà mai fine.
Io sono quella passione tremenda che mi ordina di continuare a scrivere, benché la notte cominci a essere tarda. Sono quel sacrilegio che continuerà fino all’eternità. Io sono la vita che scrivo di nascosto tra queste righe. O lettore ingannevole e capace: risolvi
l’enigma senza senso di queste incomprensibili righe. In realtà vi troverai un uomo distrutto che si annienta giorno dopo giorno: un gabbiano senza ali. Le sue ali se le è recise.
Avanti astuto lettore risolvi questo enigma! Ascoltami, ascoltami attentamente.
Io sono il mistero risolto per gli altri e irrisolto per me. Sono il poeta imperfetto, storpio, incapace. Io sono il poeta che non sa scrivere!
O dolce e amara vita, dal busto fragile, amica mai avuta, ristora me e il mio cammino non illuminato. Io sono un vagabondo, rapinatore di terre, un bandito in cerca di identità. La grazia della poesia è l’unica mia fedele ispiratrice, donatrice di speranza per chi non ce l’ha.
Sono un cavallo zoppo, un asino intelligente, una megera predicatrice del giusto, un insostenibile lezzo profumato che uccide e ristora i compagni di vita che a me si avvicinano.
Sono un padrone pesante e assente, un giudice giudicabile, un giusto cattivo e violento, un pensiero mai nato.
Una sorte fortunata, felice e triste al tempo stesso. Sono un predicatore di bontà che non crede a quel che dice, un bugiardo onesto, un sole portatore di ombra. Un cattivo amatore di se stesso, un burbero buono, un viaggio mai fatto, un dolore sempre provato.
Io uccido ogni giorno, senza uccidere mai.
Vita, passata ad amare chi non mi ama, a odiare chi mi ama, a odiare chi odia. Perché io conosco molto il male ma anche il bene: ed è questo il mio obiettivo: vincere me e vincere con gli altri.
Sono una stella senza cometa, il re nudo ma vestito. Sono quello che scrivo: poche righe portatrici di verità. Sfortunato con una bella sorte: ma il marcio, e il putrido, talvolta sta nelle cose belle, nella bella sorte. Io uomo mortale sogno l’immortalità. Io scrivo per i posteri, che vedano e comprendano un uomo tra tanti.
Sarei volentieri un vostro amico, o lettori del futuro, se soltanto il tempo non ci separasse.
Vi prego, o graziosi lettori risolvete il mio enigma: perché se mi salvo io, si possono salvare tutti.