Le piccole cose

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Le piccole cose

Soltanto le piccole cose, trattengono i ricordi.
Una credenza, mezza mangiata dalle tarme.
Una poltrona dei primi dell”800 con l’imbottitura sfondata e rivestita da un tessuto sbiadito.
Un anello d’oro rosso che aveva perso la gemma incastonata. Un bicchiere di Murano alquanto scheggiato. Un quadro, senza vetro, con un ritratto al femminile appeso in corridoio; reso funereo dalle tracce di fumo che vi si erano depositate sopra. Una coppia di scarpe dal velluto spelacchiato. Uno scialle da sera mai usato che dall’involucro di cellophane che lo avvolgeva, pareva dicesse: “Almeno una volta: indossami.Ti prego!” Dentro una cassapanca di noce massello, istoriata con scene agresti, si aveva l’impressione di sentire ancora i vagiti e quello strano borbottio dei bambini di pochi mesi. Infatti, custodiva ancora il loro corredino e quegli strani porta fortuna o scaccia Diavoli, che dir si voglia, che appartenevano alla tradizione popolana, fatta di religiosità e superstizione.

Le emozioni, nate dal passato e rimaste intatte nella memoria di chi ancora resta; formano una “barriera protettiva” contro il male di vivere, la depressione creata dalla solitudine, dal caos senza ritorno dell’epoca attuale. Le “piccole cose” che un domani, non si sa quando, verranno gettate come merce avariata, di scarto, di nessun valore per chi le avrà ereditate e trovate. Senza mai pensare, a chi sono appartenute, come sono state protette e curate nel corso degli anni e come, soltanto a toccarle, raccontassero: d’amore, di fatica, di sudore, di lacrime e trepidazione.
Nell’era frastornata dell’usa e getta, del consumo incalzante e mai pago, ogni tanto, vale la pena di soffermarsi a pensare; quando i calzoni erano rattoppati per davvero (e non comprati a brandelli e pagati cari, perché di moda!) Le canottiere da uomo, che a furia di usarle si allungavano e slabbravano senza essere griffate. I cappotti da donna, adoperati così tante volte che di vintage non avevano proprio più niente. E le borse, le calze di nylon rammendate e non forate a bell’apposta come ora.

Gli abiti degli adulti, scuciti e ritagliati per scaldare i più grandicelli, in vista della Prima Comunione o del matrimonio della sorella. “Piccole cose” di una serenità perduta, quando la strada era un “palcoscenico” di canzoni, di birichinate, di scherzi con la fionda e di vetri spaccati. Quando nessun pericolo ci camminava accanto e restare a giocare con gli altri era un miracolo quotidiano!

Maria Rosa Oneto