Le origini del Carnevale

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Oggi cade giovedì grasso e si entra nel fulcro del Carnevale.Il carnevale è una festa di antiche origini e a quanto pare di tradizioni greco-romane. Gli storici, infatti, collegano il Carnevale ai Saturnali degli antichi Romani.

In effetti i Saturnali coincidono col periodo del nostro Carnevale, anche se on realtà celebravano il passaggio tra l’anno vecchio e quello nuovo. In precedenza le dionisiache greche erano feste similari. Durante le dionisiache le regole sociali venivano eliminate e ci si poteva lasciare andare. Si creava quindi una situazione caotica prima che venisse stabilito un nuovo ordine che restava per tutto il nuovo anno. Il vecchio anno era invece rappresentato e raffigurato da un uomo coperto di pelli di capra che veniva percosso con dei bastoni.

Questa l’origine pagana, che precede il vero e proprio Carnevale, che nasce con il Cristianesimo. Anche qui il concetto è quello di divertirsi e lasciarsi andare prima di rientrare nei ranghi.

Il Carnevale, infatti, viene immediatamente prima della Quaresima, il periodo di penitenza e digiuno prima della Pasqua. Carnevale e Quaresima sono così due rituali opposti e strettamente collegati.

Alle feste e agli eccessi del primo si contrappongono i pentimenti e la sobrietà della seconda, tanto che in alcune tradizioni locali si fa addirittura il processo al Carnevale, rappresentato spesso da una maschera.

La tradizione è italiana e da li è stata esportata in molte nazioni a maggioranza cristiana. Spinto dalla sua contraddizione con la Quaresima, il Carnevale è follia, bizzarria e spreco come si vede ad esempio nel lancio di coriandoli e dolciumi alle sfilate o addirittura ad Ivrea con il lancio delle arance.

La parola Carnevale nasce dal latino carnem levare ovvero togliere la carne per il digiuno, cosa che poi avviene in quaresima. Durante il Carnevale la tradizione vuole che i ruoli si ribaltino nella società e cadano un pò tutte le regole.

Simbolo del Carnevale sono anche le maschere e i coriandoli, pezzetti di carta inventati nell’Ottocento da Enrico Manzilli da Crescenzago, un ingegnere che commercializzò i cerchietti della carta per l’allevamento di bachi da seta.

Secondo altri invece fu Ettore Fenderl a inventarlo, nello stesso periodo, anche lui ingegnere, e lo fece creando triangoli di carta al posto dei più costosi confetti di gesso.

All’estero i coriandoli si chiamano confetti, nome anch’esso italiano e rimascimentale, quando si lanciavano dolcetti o piccoli semi ai matrimoni e durante il carnevale. La somiglianza al seme della pianta del coriandolo creò il nome alternativo a confetto, appunto, coriandolo.

Il Carnevale quindi andrebbe vissuto come una giornata, o una settimana, in cui poter essere una persona totalmente diversa da quello che si è durante il resto dell’anno.

«Chi vuol esser lieto sia, di doman non c’è certezza»

Questa frase di Lorenzo De Medici rappresenta lo spirito rinascimentale del Carnevale.

La parola “grasso” associata al giovedì e sl martedi significa, come è facile intuire, abbondanza. In questi giorni ci si dedicava a mangiare le migliori leccornie prima di fare penitenza dalle Ceneri in poi. Anche altrove ad esempio il martedì è noto anche se con nome diverso, Marsi Gras in Francia, Shrove Tuesday nei paesi anglosassoni, Pankake day negli Usa.

Le date dipendono sempre da quando cade la Pasqua, cioè la domenica successiva al primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera. Il periodo carnevalesco solitamente inizia dopo l’Epifania e ha il suo fulcro tra i due giorni più importanti il giovedì grasso e il martedì grasso, giorno che precede il mercoledì delle ceneri e quindi mobile.

 In questo fa eccezione l’area milanese. Qui Sant’Ambrogio fece un regalo alla città arrivando in ritardo, di ritorno da un pellegrinaggio, e lasciando i milanesi ad aspettare altri giorni oltre il martedì grasso. 

L.D.

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