Le coppie miste: un fenomeno sempre in crescita anche in Italia. la testimonianza di Laura.

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Ben ritrovati amici! Oggi parleremo del fenomeno sempre più in crescita delle coppie miste e accoglieremo una testimonianza molto positiva, dando voce alla nostra amica Laura.
Voi ricorderete senz’altro, essendo stato riproposto più volte e avendo fatto la storia del cinema, il film del 1967 “Indovina chi viene a cena”, con Kathrine Hepburn, in cui una ragazza bianca porta a cena dai suoi il suo fidanzato di colore, per ufficializzare il loro rapporto.
La pellicola aveva fatto un po’ da precorritrice del fenomeno sociale dei matrimoni cosiddetti interrazziali, visto che allora era ancora visto come uno scandalo. Fatto sta che man mano, col benestare delle trame di sceneggiature di teatro, cinema e televisione, anche nella società si andò verificando e intensificando il numero delle persone che contraevano fidanzamento e matrimonio con persone di cultura diversa.
Negli Stati Uniti oggigiorno le stime riportano percentuali molto più alte rispetto ad altri continenti e Paesi, convivendo da secoli etnie diversissime tra loro, per cui il fenomeno è presente con naturalezza e normalità.

Secondo i dati Istat, nel 2015 in Italia i matrimoni in cui uno dei due coniugi era straniero (senza specificazioni di etnia o razza) sono stati il 12,4% delle nozze celebrate in quell’anno, anche se il nostro Paese ha visto il vero boom dei matrimoni misti nel 2008, quando il 14,9% dei matrimoni celebrati quell’anno era stato tra un cittadino italiano e uno straniero.
Ormai questi pregiudizi e stereotipi sono caduti quasi del tutto anche nelle case reali, basti pensare al matrimonio tra Harry e Megan, lui l’erede al trono britannico, lei donna di cittadinanza americana e di origini afro.
Anche tra i vip sono sempre più comuni le coppie miste, così come nelle fiction, mandando a quel paese l’ormai sorpassato detto “Mogli e buoi dei paesi tuoi” perché, se da una parte è vero che gli opposti si attraggono ma si sta coi propri simili, dall’altra si può trovare più sintonia con una persona che viene da lontano, grazie alle esperienze di vita e ai valori che ci possono accomunare, che con gente che frequentiamo tutti i giorni…

Quindi ci possono essere più problemi in una coppia di due conterranei che in una mista: dipende molto dal carattere delle persone e dal sentimento più o meno forte che li lega, oltre la voglia di venirsi incontro e di mettere in discussione il proprio modo di pensare e vedere le cose.

Come in tutte le cose ci sono i pro e i contro: un aspetto positivo è sicuramente l’arricchimento culturale reciproco,
in quanto ci permette di conoscere da vicino un altro pezzo di mondo, come la cucina, la religione, le usanze, i luoghi, la lingua ecc.
Tutto questo è stimolante e divertente soprattutto all’inizio, quando non ci si annoia mai, poiché è uno scoprirsi continuo e reciproco. I contro possono essere rappresentati dalle aspettative e desideri diversi, che se sono di poco conto, si risolvono col buonsenso, trovando un compromesso, mentre in casi più problematici, nasce quasi spontanea l’idea di decidere se proseguire la relazione o meno.
Bisogna sicuramente adattarsi e avere spirito di sacrificio, senza però annullarsi o mettere da parte i propri desideri e sogni, in qualsiasi tipo di coppia, infatti, bisogna mantenere sempre la propria identità.

Per quanto riguarda i figli, il discorso è più controverso, pensiamo al caso in cui tra un cristiano e un musulmano ci sia il problema di decidere se battezzare o meno il nuovo nato…se si è entrambi molto credenti questo può costituire un grande dilemma.
I pro invece sono rappresentati dall’opportunità che i bambini avrebbero di imparare una nuova lingua, avere una doppia cittadinanza al compimento dei 18 anni e acquisire tratti fisici e culturali di due mondi diversi!

Con l’aiuto dell’esperto, lo psicanalista Walter La Gatta, diamo qualche consiglio per far funzionare al meglio la vostra coppia mista.
Prima cosa imprescindibile è il non cercare assolutamente di convertire il partner alla propria religione. Inoltre essendo un rapporto che va curato con più attenzione rispetto agli altri, sarebbe utile discutere e decidere insieme al fine di arrivare a conclusioni soddisfacenti per entrambi, che non rendano infelice nessuno dei due.
Valorizzate le differenze di credo, di abitudini di vita, confrontatevi, guardate le cose con altri occhi, aprite i vostri orizzonti.
Se provenite da famiglie invadenti, fareste bene ad allontanarvene, per evitare incomprensioni e ingerenze che, soprattutto nella coppia mista, potrebbero essere più marcate e fastidiose, poiché l’equilibrio da trovare è di per sé precario.
Per quanto riguarda la religione, secondo La Gatta, dovrebbe essere per i figli, quella del luogo in cui si vive, quella predominante, per consentire loro di avere credenze e abitudini più simili ai propri coetanei ed evitare l’isolamento della famiglia.

La testimonianza di Laura:
“ Ho 35 anni, vivo a Roma e da 10 sono sposata con un egiziano. Abbiamo 2 bambine, a cui abbiamo dato due nomi per ciascuna, uno arabo e l’altro italiano e che da grandi decideranno quale religione professare.
Conobbi Mohammed a Il Cairo, dove ero stata inviata dal mio redattore per scrivere un pezzo sui luoghi più nascosti e caratteristici da visitare, occupandomi di una rubrica di viaggi e turismo.
Me ne innamorai subito: sorriso smagliante, capelli folti, neri e ricci, fisico mozzafiato, naso greco, insomma, da togliere il fiato. Uscivo sempre scortata da due colleghi, perché lì non è consuetudine che una donna giri tutta da sola in città, non è visto di buon occhio.
Mohammed era il proprietario di un piccolo ristorante che avrei voluto recensire, perché davvero particolare e accogliente, come lui, come la sua dolcezza. Parlavamo in inglese, visto che lui per affari girava spesso il mondo e quindi gli era facile interloquire ed esprimersi diversamente dall’arabo. Così visitai il suo localino, e tra una cosa e l’altra finimmo per raccontarci di noi, il tutto mentre i miei due poveri compagni di viaggio erano fuori ad arrostirsi ai 40 gradi tipici del clima africano.
Già sapevo cosa scrivere, il pezzo sarebbe stato pronto sicuramente di lì a poche ore, ma come avrei più rivisto ancora quel pezzo di Marcantonio?
Ci scambiammo i nostri biglietti da visita, per qualsiasi evenienza e intanto mi arrovellavo il cervello, appena tornata in albergo, su quale scusa inventare per rincontrarlo, se sarebbe stata una buona idea, se era meglio non pensarci più ecc..
Anche perché non ero libera di uscire quando volevo: mettiamo il caso in cui ci fossimo accordati per prendere un caffè, avrei dovuto portare con me anche i famosi due colleghi e non mi andava a genio l’idea.
Così cercai di reprimermi, cosa che fu molto difficile, e in capo a pochi giorni rientrammo tutti e tre in Italia.
Fui presa da mille incombenze e ero abbastanza distratta durante il giorno, quando lavoravo, ma la notte sognavo sempre quel sorriso splendido, se guardavo un film mi appariva lui avanti agli occhi al posto del protagonista, se sentivo una canzone d’amore immaginavo lui ed io assieme… al centro di una storia d’amore intensa ed impossibile allo stesso tempo. Nelle ore libere cercavo su internet storie di coppie miste, frasi carine in arabo e non sapevo spiegarmi perché continuassi a farlo tutti i giorni visto che oramai esisteva tutto solo nella mia mente, non mi sarebbe servito nulla di quello che continuavo a cercare sul web.
Era una continua lotta se chiamarlo o meno, fin quando un giorno in ufficio non mi bussarono alla porta e chi mi ritrovai davanti? Lui in carne ed ossa con un enorme mazzo di rose rosa e ancora più bello di come lo ricordassi! Rimasi talmente sorpresa che non sapevo cosa fare e cosa dire. Trascorremmo la pausa pranzo assieme e presi il pomeriggio libero per stare con lui: soggiornava in un albergo non molto distante da casa mia, dove andai per rinfrescarmi e prepararmi per la serata che avremmo trascorso assieme.
Che dire? Un colpo di fulmine e tanta ma tanta passione.
Dopo un paio di giorni ripartì, questa volta per Londra, dove era proprietario di un B&B, e lo raggiunsi in capo a due settimane, per il week end.


I nostri problemi legati alle diversità culturali non erano grandi perché vivendo in Europa aveva abbracciato anche il nostro modo di vivere occidentale, quindi mentalmente era molto aperto! Non dovevo convertirmi all’Islam o mettere il velo, ero libera di essere me stessa. Quando pregavamo lo facevamo assieme, Dio è uno, lui lo chiama Allah, io lo chiamo Cristo… quando lui ancora oggi fa il Ramadan io lo rispetto, ci mancherebbe, la sera ceniamo assieme e il pranzo lo faccio con le nostre bambine, mentre lui digiuna. Da piccolo ha avuto un’educazione secondo cui le donne valgono meno di un uomo, ma è un ragazzo pieno di buon senso e con le esperienze e la crescita ha capito che questa affermazione non può essere che falsa! È credente ma non è integralista, lo sa che i testi sacri, come il Corano e la Bibbia, vanno contestualizzati perché scritti millenni fa e che le perone tutte vanno rispettate e amate, perché questo è quello che Dio ci insegna, qualunque sia il modo in cui lo si chiami.
Dopo qualche mese decisi di presentarlo ai miei, che all’inizio erano molto scettici e preoccupati, per poi esserne felici: quando vedi una figlia libera e felice lo sei anche tu e il mio uomo mi lasciava libera, era un uomo di pace, un uomo che aveva studiato, un uomo che provava ribrezzo per i comportamenti intolleranti e intransigenti di altri musulmani.
Dopo aver conosciuto anche i suoi, che ugualmente, a primo impatto, avrebbero preferito una donna musulmana, ci sposammo a Roma con rito civile e una grande festa.
Ha venduto la sua attività londinese, aprendone una a Roma, dove viviamo con le nostre figlie. Spesso andiamo a trovare i suoi in Egitto, dove facciamo anche le vacanze e molte volte al mese invece riceviamo a casa i miei familiari, che ormai lo adorano.
Siamo sempre venuti a patti l’uno con l’altra: ci vuole buonsenso spesso, l’importante è capirsi e rispettare l’altro e i propri desideri.
Si è ambientato molto bene qui in Italia, io continuo a lavorare per la rivista grazie a cui l’ho conosciuto, che mi permette di viaggiare spesso e di portare anche loro nei posti più belli del mondo!
Le nostre figlie vivono in maniera serena, in barba a tutto ciò che si dice, che cioè i musulmani siano violenti, rigidi, aggressivi e prepotenti. Tutto questo è generalizzare e la generalizzazione è sempre dovuta all’ignoranza: il comportamento delle persone dipende sì dai valori che ci vengono inculcati, ma anche dalle nostre esperienze, dal nostro sentire, dalla nostra sensibilità, dalla volontà di migliorarsi e di mettersi in discussione…tutto il resto sono solo pregiudizi e stereotipi”
Abbracciamo la nostra amica Laura e vi diamo appuntamento a giovedì 12 luglio.