Laura Pariani. Di ferro e d’acciaio

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Laura Pariani
Di ferro e d’acciaio.

A cura di Anna Cavestri

Questa storia è ambientata in un tempo simile a un futuro prossimo, all’interno di uno stato autoritario, che tutto controlla come un grande fratello. Il passato di cui ogni tanto si accenna è la nostra epoca. Un luogo anomalo, potrebbe assomigliare alla perifireia di una grande città (Milano?), i nomi sono stati eliminati, così come i nomi propri, diventano cifre.
L’operatrice h478 (Lusine) controlla, tramite l’utilizzo di droni e telecamere, il lento vagare del soggetto-23.017 (Maria N), una madre disperatamente alla ricerca del figlio scomparso Jesus.

L’operatrice sa che il ragazzo è in carcere per attività sovversive, e segue su un monitor questa madre aggirarsi instancabile nonostante divieti, barriere e continui dinieghi, alla ricerca di notizie del figlio. Jesus è stato prelevato dalla Polizia Politica e Morale ed è stato incarcerato per aver espresso liberi pensieri in quello stato totalitario e ipercontrollato, per aver letto libri messi all’indice.

La tortura e la morte lo attendono, perchè nel mondo in cui è nato non c’è spazio per chi coltiva il libero arbitrio. Un mondo dove ogni libertà è repressa, dove il piacere e il benessere provengono da pratici surrogati, le sigarette acriliche, il wisky acrilico, dove la spiritualità non esiste e dei sentimenti non rimangono che croste asettiche, mentre il silenzio imposto viene spacciato per salutare,

In tutti i luoghi campeggiano cartelli con scritto “SILENZIO SALUTARE”
Oltre alla madre di Jesus, donna in nero, tante donne in nero sono alla ricerca dei loro figli, tanto da essere ritenute pericolose e sempre sotto controllo.

Piano piano, la forza di quell’amore materno di Maria N. smuove qualcosa nell’animo dell’operatrice, mentre H478 ritrova il suo nome proprio, Luisine, e riscopre nella passione della madre sentimenti che lei stessa aveva dimenticato.
Oltre alla trama, che tiene incollati fino all’ultima pagina, è il linguaggio uno dei punti di forza di questo romanzo: espressioni erudite che si mescolano a parole inventate, con qualche frase dialettale milanese.
Si piò considerare un romanzo distopico, Laura Pariani denuncia la privazione della libertà di un popolo, che viene occultata dietro una fragile parvenza di benessere. Qualcosa che ci suona sempre familiare e c’inquieta, il pensiero che questo incubo sia solo un libro.
Se c’è un monito tra le pagine è certamente questo: apriamo gli occhi, non soltanto per leggere.

Anna