L’Antonia

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Paolo Cognetti
L’Antonia

Ponte delle grazie edizioni.
È la tenerezza il filo con il quale Cognetti conduce alla scoperta e conoscenza della poetessa Antonia Pozzi.

L’accomuna alla poetessa l’amore per la montagna, soprattutto la Val d’Aosta, dove l’Antonia fin da ragazzina si arrampicava e dove Cognetti ha aperto un rifugio e l’amore per la scrittura.

La foto di copertina la ritrae davanti ad un rifugio che esiste tutt’ora e che Cognetti conosce bene. La racconta attraverso gli scritti di cui è andato alla ricerca, alcune poesie e le fotografie, andando a visitare i luoghi in cui ha vissuto.

Nata a Milano nel 1921, di famiglia borghese laica, fino da ragazza ha avuto una grande passione per la montagna, era grande arrampicatrice ( in quegli anni non c’era la tecnologia odierna) amante della natura, ma anche della musica classica e della letteratura.

La sua è stata una vita agiata, viaggi, in Italia ed Europa, vacanze, teatro e studio.
Si è laureata con Antonio Banfi alla facoltà di lettere in Estetica.

Comincia a scrivere poesie nel 1929, dedicando la prima poesia alla casa di Pasturo, quella della villeggiatura, la casa che ha amato di più.

Oggi, ci dice Cognetti che è andato a cercarla, appartiene a un ordine di suore, solo una stanza è rimasta intatta, lo studio , sotto la finestra che si affaccia sulle montagne c’è un tavolo “ il mio vecchio tavolo “( lo chiamava lei ) e da lì guardava la sua amata Grigna, meta delle sue passeggiate e scalate.

Luogo di ispirazione e di scrittura, scrive tante lettere Antonia, soprattutto al ritorno dalla montagna in quel luogo per lei vitale.
Scrive al suo ex insegnante di latino e greco, : “ è terribile essere una donna, ed avere diciassette anni. Dentro non si ha che un pazzo desiderio di donarsi.

Ha ragione a dire che le donne non valgono niente……………scorgiamo le vette, ma, se qualcuna vi arriva, è perché ha in sé molto di virile “. ( sic!)
Cervi è stato un insegnante di quelli che conquistano i ragazzi ed anche il primo amore di Antonia. Amore contrastato dal padre, che i due vivono in clandestinità e durante il quale le poesie sono intense.

È un amore altalenante, soprattutto da parte di lui e di distanza, Antonia scrive lettere e poesie struggenti e piene di pensieri negativi, con qualche traccia anche di momenti belli.
Comincia la passione anche per la fotografia che associa alla poesia e alla montagna.

Al compimento dei 21 anni ( maggior età) Antonia sa che è libera di sposare chi vuole, ma c’è totale silenzio da parte del suo amato e le sue poesie diventano sfogo di tristezza, in cui compaiono bambini morti, cimiteri e luoghi in cui morire.

L’autostima di Antonia svanisce, ma le lettere per il suo professore aumentano fino a diventare una vera raccolta.
Arriverà a dire che di tutta questa storia l’unica cosa buona sono state le poesie.
Riprende a vivere tra le montagne, le Dolomiti ora, dove si arrampica d’estate e scia d’inverno.

La conoscenza di un montanaro della sua età , è l’occasione di un confronto letterario tra pari, diventa un’amicizia epistolare, nella quale si nota il cambiamento della scrittura e della poesia di Antonia.

La poesia è un avvicinarsi a Dio e la montagna il luogo prediletto per la ricerca.
Il ritorno nella casa di Pasturo dopo un estate tra le montagne con la sua cara amica , è malinconico come l’arrivo dell’autunno. Alcune poesie scelte da Cognetti lo dimostrano molto bene.

Passa l’inverno del 1934 a Madonna di Campiglio, in una lettera all’amica del cuore Cia , Tugnin, così si firmava , parla delle montagne come vero miracolo e scrive una delle sue poesie più belle.

Scrive di fiori di neve, della natura, Cognetti la definisce per certi versi la “Emily Dickinson della Valsassina “
E ancora dice lo scrittore:” come si fa a non amarla?” Ed io sono completamente d’accordo.

Negli anni ‘30 in Europa stanno avvenendo tanti cambiamenti. Hitler è salito al potere, nel 1935 suo padre diventa podestà di Pasturo, il professor Banfi con cui doveva laurearsi prende la tessera fascista pur di insegnare in pace, tra i suoi allievi e amici di Antonia tanti futuri intellettuali dell’Italia del dopoguerra.

Tra questi il poeta Vittorio Sereni, il futuro editore Alberto Mondadori, Treves, Paci e Remo Cantoni futuri filosofi, tanti antifascisti, alcuni ebrei. Di Remo Antonia si innamora, bello biondo e due anni meno di lei. Un amore finalmente fatto di leggerezza, sensualità. Antonia è un fiume di poesie tutte dedicate al “suo secondo amore “, ne sono riportate alcune.

Remo appartiene ad un ambiente completamente diverso dal suo, lei è innamoratissima lo riempie di attenzioni, emergono presto i problemi, da lui si sente rifiutata, così come si sente rifiutata da alcuni amici a cui fa leggere le sue poesie che non vengono apprezzate.

Dalle lettere che Cognetti ha ritrovato ( molte sono state distrutte) emerge un’ Antonia spietata e severa contro se stessa .
Si immerge nella preparazione della tesi, nella casa di Pasturo, da lì scrive a Remo, che va anche a trovarla, ed è durante questa visita che si chiarisce definitivamente la distanza tra loro.

Saranno poesie d’addio quelle che gli scriverà.
In autunno torna a Milano e si laurea col massimo dei voti. A Milano comincia il silenzio, scrive pochissimo ma fa molte fotografie, nella periferia soprattutto.

È il 1937, il compleanno lo passa a Berlino, torna a Milano in aprile e comincia a scrivere molte poesie, si è innamorata un’altra volta.

Dino Formaggio, pure lui allievo di Banfi, arriva dal proletariato, da quella periferia che aveva cominciato a conoscere e fotografare, Dino è antifascista, odia l’ingiustizia sociale di cui lei ha goduto i privilegi tutta la vita.

Dino compare nelle sue lettere mentre lei è in vacanza in Istria, lui deve preparare la tesi.
Complice la tinia che si è presa e un grande malessere , scrive a Dino lettere molto fredde, sembrano un testamento:”… che tu almeno possa foggiare la tua vita come io sognavo che divenisse la mia …”

Si riprende e lui in qualche modo si fa perdonare, in estate è a Misurina a fotografare le Tre cime di Lavaredo, e lì scrive, quella che sarà la sua ultima poesia, il 7 agosto 1938.
Suo padre ha acconsentito a ricevere Dino, Antonia è felice più che mai, Dino non ha nessuna intenzione di andare a casa Pozzi per chiederla in sposa.

Antonia è a pezzi, la mattina dopo prende la bicicletta e vicino all’ Abbazia di Chiaravalle butta giù tutti i barbiturici che ha. Aveva 26 anni.Lascia biglietti di addio, quelli per la famiglia vengono distrutti dal padre.( Poi ricostruiti con la memoria)

È stata sepolta nel piccolo cimitero di Pasturo.
A Pasturo ci sono altri segni di Antonia, un affresco che la ritrae e la Scuola Materna Antonia Pozzi, finanziata dal padre per ricordare la figlia.

Anima sensibile, inquieta, con amore sfortunati, Antonia avrà il suo giusto riconoscimento come poetessa, con la pubblicazione postuma della sua opera.
Il padre nel ‘39 riuscì a far pubblicare da Mondadori in forma privata ( non disponibile al pubblico) un libro intitolato Parole di A.P., con poesie rivedute e corrette da lui.
Ci vorranno diversi anni per recuperare gli originali.

Nel 1945 capitó per le mani di Eugenio Montale, che ne riconobbe il valore. Fu ripubblicato con prefazione di Montale nella principale collana di poesia di Mondadori. Da lì in poi Antonia Pozzi entra nella storia della poesia italiana.

È una bella ricostruzione quella di Cognetti ne L’Antonia, una ricerca nella quale è visibile la sua passione e attenzione per L’Antonia.
Ricco di fotografie e poesie che ancora di più svelano il suo l’animo, tenace ma molto fragile, che arricchiscono la narrazione.

Anna