L’anfiteatro romano di Rimini

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Rimini è nota per la sua tradizione balneare, ma chi appena la conosce sa che nel suo centro storico sono tanti i simboli storici e i monumenti di grande interesse. 

Pensando a Rimini storicamente vengono subito in mente il Ponte di Tiberio e l’Arco di Augusto o il Tempio Malatestiano e Castel Sigismondo. Ma ci sono altri luoghi storici interessanti in città. Penso alla Domus del Chirurgo di cui abbiamo scritto qui in passato ad esempio.

Ma il terzo fra i grandi monumenti di origine romana presente a Rimini è l’anfiteatro romano, del II sec. d.C., di cui oggi rimangono solo pochi resti. In realtà fu uno dei maggiori del centro-nord.

Il complesso aveva forma ellittica, simile ad un’arena che misurava 76,40 x 47,40 metri ed era composto da 60 fornici. Facendo un calcolo approssimativo poteva contenere da dieci a dodicimila persone al netto di chi prendeva posto sulle balconate.

Gli spettacoli erano quelli tipici del periodo, giochi gladiatori, combattimenti fra uomini, uomini e animali, dove la parte interattiva da parte del pubblico era il coinvolgimento nella fase finale dove avveniva il verdetto sulla sorte del gladiatore sconfitto. Se veniva graziato si urlava “missum” (libero), in caso di condanna c’era il famoso pollice rivolto verso il basso!.

Nel III secolo iniziò il declino di questo complesso che, dopo esser stato incluso nel perimetro delle nuove mura della città, fu saccheggiato e smantellato durante le invasioni barbariche. Poi il colpo di grazia durante l’ultimo conflitto mondiale dove subì gravi danni coi bombardamenti.

Ai nostri giorni restano riconoscibili solo alcune parti dell’edificio come i muri dell’arena, uno degli ingressi principali oltre a qualche accesso alle balconate. Resta il fatto che questo rimane l’unico teatro superstite in Emilia Romagna.

Ariminvm era nel periodo romano uno snodo importante, una colonia di diritto latino posta alla confluenza di 3 importanti vie: la consolare Flaminia che la collegava con la capitale Roma (220 a.C.), la via Emilia con Piacenza (187 a.C.), e la via Popilia con Adria o Aquileia (132 a.C.)- di primissimo rilievo, così come l’importanza del porto per i collegamenti con la Dalmazia.

Insomma un luogo di incontri anche in tempi antichi, quasi una vocazione della città, poi divenuta nel dopoguerra una delle capitali del turismo europeo.

Il motivo al tempo fu la posizione, essendo posta nell’ultimo lembo di pianura Padana, qui sembrò giusto creare un centro fortificato, che fosse un sicuro sbocco portuale. Presto divenne un primario caput viarum e, tra il II e il I secolo a. C., una città attiva e fiorente che aveva nell’artigianato e nel commercio i suoi punti di forza.

Nel 90 a.C. avvenne l’ascesa politica ed economica definitiva quando dopo quasi due secoli, Rimini cessò di essere una colonia di diritto latino e divenne un municipio romano, con i suoi abitanti parificati ai cittadini di Roma.

È in questo momento che l’imperatore Adriano fece costruire un anfiteatro in una zona allora isolata, vicino al torrente Aprusa (oggi Ausa) e in prossimità del litorale, un complesso paragonabile al Colosseo di Roma.

Una medaglia ritrovata nella muratura testimonia la data di costruzione avvenuta fra il 119 il 138 d.C. 

La costruzione era in laterizio, di forma ellittica, e misurava m. 118 per 88, formato da quattro anelli concentrici.

Considerando che il Colosseo aveva dimensione 77 x 46,50 si capisce quanto questa costruzione fosse imponenente, considerata l’altezza di 16-17m. Il portico di 60 arcate; ne ha ancora due inglobate nelle mura.

Dopo le distruzioni in fase barbarica, nel Medioevo la zona dove si trovava venne lasciata in stato di abbandono totale circondato da orti e nei pressi di un lazzaretto, poi 70 anni fa le bombe a compiere il triste destino di un monumento mai abbastanza valorizzato.

La vicinanza alla stazione centrale di Rimini non ha certo aiutato visto che prima ha attratto le bombe, poi ha finito per diventare un’area destinata a deposito di macerie e su gran parte della zona è stato edificato il CEIS (Centro Educativo Italo Svizzero).

Parte del merito della riesumazione dell’anfiteatro va allo storico riminese Luigi Tonini, vissuto tra il 1807 e il 1974 grazie a cui fu anche ritrovata la villa del chirurgo romano sotto Piazza Ferrari ci fosse la presenza di una villa romana poi tornata alla luce e nota come la Casa del Chirurgo.

Nel 1843 partirono i primi scavi e i resti della costruzione furono riportati alla luce. Poi dopo una pausa gli scavi ripresero nel periodo 1926-35, ma è solo negli anni ’60 del ‘900 che fu avviato un vero programma di restauro allo scopo di ridare certo valore alla struttura e all’area circostante.

Purtroppo ci sono dei limiti per cui non è realizzabile lo scavo completo in quanto su quell’area esistono delle costruzioni che oggi non si possono abbattere.

In sostanza parliamo di un monumento importantissimo di cui oggi sono riconoscibili solo alcune parti. Una parte modesta rispetto alle reali dimensioni dell’anfiteatro originario.

Una parte comunque da non dimenticare per la storia della città.

D.L.

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