L’amen

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L’AMEN

S’ergono alte le cattedrali
al tintinnio di una fede vaga
che barcolla ad ogni passo;
restano solide le mura nei secoli,
fuse con i grattacieli che s’innalzano
verso un’alterata convinzione.

Il vocio dei giusti si scaglia
contro le pareti dell’indifferenza,
il suono del credo diviene
il rimbombo del dubbio,
la verità s’incatena alle croci
e si scioglie come cera in una “bugia”
che oscura l’Eterna Presenza.

La coscienza si versa
in un deserto di fuoco,
quando s’eleva al verbo essere
e s’immerge nell’avere,
il “Così sia” non acclama più i Beati,
la parola dei giusti va a fondo
in questo tempo che declina
nelle retoriche erette all’egoismo.

Non ci sono più mani aperte al gesto profondo,
i peccatori non s’aggrappano più al perdono,
non risalgono più gli specchi dei Santi,
l’innocenza si rovescia nel peccato,
il giudizio non supera più il fosso
e indugia, impigliato, nelle sabbie mobili.

E’ certo, che l’uomo inneggia l’effimero,
come le scritture sostano nei testi antichi
e il vivere dello spirito è devoto alla morte.

In verità, la vita, galleggia instabile
nell’equilibrio tra sacro e profano,
e il suo senso non corre dietro al verso Eterno,
ma si spegne con l’Amen delle parole.

@ Anna Cappella @