L’albero del miracolo

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L’albero del miracolo

Di Maria Rosa Oneto

… non c’era che un albero spoglio e rinsecchito a cui appoggiare la schiena. Il caldo, ne aveva bevuto tutti gli umori e in quella landa desolata, restava lì come una scultura mal riuscita. Il vento, che arrivava di soppiatto, crudele e indispettito, si divertiva a strappargli le ultime foglie; scrollandolo dalla cima alle radici. Quando, provai ad appoggiarvi la schiena indolenzita, ebbi l’impressione di vederlo cadere, senza un fremito, senza alcun rumore. Paladino senza domani a cui l’esistenza aveva inflitto risorse e terribili sconfitte. Lo guardai con grande pena, come si osserva un’alba morente, una goccia di pioggia che si perde in mare, un fresco virgulto di colpo incanutito.
Mi sedetti, prendendolo tra le braccia, il tronco esiguo, smilzo, persino trasparente. D’improvviso, ne sentii battere il cuore. Un pulsare lieve da neonato ancora nella pancia della madre. Alzando gli occhi, ebbi l’impressione di vederlo sorridere come accade sovente in un cartone animato. Allungandomi, raggiunsi le rade foglie e iniziai ad accarezzarle, con lo stesso tocco che si usa per una donna che si ama; dolcemente, teneramente. Quando mi alzai per continuare a piedi il mio pellegrinaggio, vidi quel misero albero rinverdire, ritrovare vita, spingere le sue fronde sino al cielo.
Lo salutai con un gesto della mano, volgendo la faccia dall’altra parte, perche’ non mi vedesse piangere!