L’addio di Luis il puro

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Se ne è andato il 16 aprile uno di quegli scrittori che si possono definire tranquillamente fuori dal coro. Luis Sepulveda o meglio Luis il puro.

I suoi libri potevano piacere o meno, si poteva essere d’accordo con lui, con la sua visione del mondo o meno; ma sul fatto che fosse un ottimo scrittore, con la dote della sincerità d’animo, ci sono pochi dubbi.

Uno spirito libero, quello di “vola solo chi osa farlo”, un sognatore, un puro, appunto.

Ad Oviedo si è arreso al Covid-19 dopo alcune settimane di lotta, lui in fondo ancora relativamente giovane, aveva 71 anni.

Cileno, nato a Ovalle il 4 ottobre 1949, per poi trasferirsi in Spagna, a Gijòn, nelle Asturie, più di vent’anni fà. In mezzo tra il Cile e la Spagna, ha girovagato tra Mosca, Amburgo, Parigi, vivendo sempre molto intensamente. Il Cile lo aveva lasciato a causa di Pinochet, ai suoi antipodi politicamente e ideologicamente.

Luis era senza dubbio un’anarchico e un grande amante, estremo, della natura, tanto da essere attivo anche su alcune navi di Greenpeace.

Luis si è dimostrato anche instancabile, idealista e in un certo senso romantico. Dalla sua passione per i grandi romanzi d’autore nacque il suo primo grande libro:”Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”, pubblicato in Spagna, nel 1989 e poi anni dopo qui in Italia.

Precedentemente fu un continuo fuggire e rientrare nel suo paese per questioni politiche, come quando, rientrato in Cile, aderì al Partito Socialista, entrando nella guardia personale del presidente Allende. Poi, col colpo di stato di Pinochet finì in carcere per sette mesi in una cella talmente piccola e insana da richiedere l’intervento di Amnesty International, che riuscì a ridurre la pena e a commutarla in otto anni di esilio.

La sua vena di instancabile combattente per i suoi ideali venne fuori a fine anni ’70, quando la Svezia gli offrì ospitalità, ma lui allo scalo di Buenos Aires fuggì e andò in Uruguay a vivere alcuni mesi coi nativi locali, si unì anni dopo anche alle brigate combattenti in Nicaragua ed ebbe una lunga serie di avventure e tante sconfitte da cui però capì sempre come trarre giovamento, usandole come lezioni di vita.

La sua iperattività intellettuale e grande creatività lo spinsero prima come autore teatrale, poi come radiofonico, poi giornalista e infine scrittore. L’ultimo testo degli oltre 30 pubblicati, risale al 2018: “Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa”.

Si può senza dubbio considerare uno dei maggiori esponenti della cultura Sudamericana, dalla sua penna sono nati una ventina tra romanzi, raccolte di racconti, saggi, sceneggiature, libri di viaggi

È stato vincitore di diversi premi, tra cui il Tigre Juan con “Un vecchio che leggeva romanzi d’amore” e il premio Primavera con “L’ombra di quel che eravamo”.

Il successo come sappiamo arrivò coi racconti per bimbi e non come “storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, pubblicato nel 1996 e da cui Enzo D’Alò estrasse il film di animazione.

Nei suoi racconti compare anche il suo alter ego, tal Juan Belmonte, anche lui instancabile combattente nei primi anni, molto più pragmatico negli ultimi anni, quando indaga in un noir in merito alla tortura, dalla Russia trotskista al Cile di Pinochet. Qui cerca le conseguenze di questi orrendi capitoli di un secolo ricco di rivoluzioni, poi dimostratesi fallite.

Dietro la corazza da duro, però, raccontano fosse molto legato agli affetti e al suo paese, il Cile.

Luis non lo ha mai dimenticato, pur essendo stato arrestato due volte e cacciato in esilio durante la dittatura. Tanto legato da riuscire a riottenere la cittadinanza cilena nel 2017.

“Non si scrive per trionfare” ripeteva sempre, fin da quando da giovane si appassionò a Julio Verne e a Salgari che a suo dire “anticipavano e denunciavano l’oscurantismo e l’idiozia”.

Lucho o Luis ha sempre pensato coerentemente che l’unico dovere di uno scrittore sia quello di scrivere buone storie.

E lui ne ha scritte diverse:

“Il mondo alla fine del mondo”, “Un nome da Torero”, “La frontiera scomparsa”, “Diario di un killer sentimentale”, “Jacaré”, “Patagonia Express”, “Le rose di Atacama”, “Raccontare, resistere” (con Bruno Arpaia), “Il generale e il giudice”, “Una sporca storia”, “I peggiori racconti dei fratelli Grimm” (con Mario Delgado Aparaín), “Il potere dei sogni”, “Cronache dal cono sud”, “La lampada di Aladino”, “L’ombra di quel che eravamo”, “Ultime notizie dal Sud” (con Daniel Mordzinski), “Ritratto di gruppo con assenza”, “Ingredienti per una vita di formidabili passioni”, “L’avventurosa storia dell’uzbeko muto” fino a “La fine della storia”.

In parallelo, dal 1997 è iniziata la produzione favolistica:

“Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”;
“Le favole Storia di un topo e del gatto che diventò suo amico”;
“Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza”;
“Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà” e infine nel 2018;
“Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa”

Ci mancherà.

L.D.

Un paio di sue citazioni:

“Preparami un eufemismo, fratello! Un che?, chiese il barista. Un Cuba libre”.

Il mondo è stato e sarà una porcheria. Perciò impariamo a muoverci con il portafoglio fra i denti e il culo bene attaccato al muro”